Sicilia

Referendum, Meloni: non ci sarà un’altra possibilità di riformare la giustizia

«Io penso che ci sia bisogno di un cambiamento perchè la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali che servono a far camminare l’Italia, ma anche quello che negli ’80 noi non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale. Siccome la giustizia ha un ruolo determinante su moltissime questioni che impattano sulla vita quotidiana dei cittadini, dalla sicurezza alla salute, dalla immigrazione alla libertà personale, dal lavoro all’ordine pubblico, se non funziona adeguatamente il meccanismo che serve a far camminare questa nazione, si inceppa. Quindi riformare la giustizia è fondamentale per rendere questa nazione moderna». Lo ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a ‘Rtl 102.5’.

«E il paradosso è che non ci si è mai riusciti e penso che se non ci riusciamo stavolta non avremo un’altra occasione – ha sottolineato la premier -. Dopodichè, la riforma fa secondo me tre cose importanti. Una è certamente la separazione delle carriere, cioè noi separiamo la carriera dei magistrati che giudicano da quella dei magistrati che accusano. Per un fatto banale, perchè se chi ti accusa e chi ti giudica sono praticamente due colleghi di lavoro, cioè persone che hanno fatto percorsi di vita e percorsi di lavoro che si sono continuamente incrociati, è possibile che chi ti giudica abbia, diciamo, un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa, oppure no? Solo che la nostra Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale. Quindi separando le carriere noi rafforziamo quella imparzialità, perché evitiamo commistioni – ha aggiunto -. Quindi il processo diventa più giusto, il cittadino diventa più garantito. Così scivoliamo verso un sistema illiberale, perché qui si grida sempre no. Alla paura quando si cerca di cambiare qualcosa. Ma io continuerò a rispondere che la separazione delle carriere è già in vigore in almeno 21 Stati membri dell’Unione Europea su 27. Quindi sono tutti stati liberali o siamo noi che siamo, diciamo, rimasti indietro perchè qui ogni volta che si cerca di modernizzare il sistema si grida al rischio per la democrazia? Dopodichè ci sono altre due modifiche importanti che fa questa riforma: una sull’elezione del Csm, Consiglio Superiore della Magistratura. Come si sa, è l’organo di autogoverno dei magistrati, cioè quello che decide le carriere, quello che decide le promozioni e quello che attualmente giudica i magistrati quando sbagliano. Oggi i suoi membri sono scelti secondo logiche che sono tutte politiche. Una parte scelta dal Parlamento, quindi direttamente dai partiti, una parte scelta dalle correnti ideologizzate della magistratura. Che cosa facciamo noi? Sostituiamo questo meccanismo con un sorteggio chiaramente tra chi ha i requisiti per ricoprire quell’incarico. Che significa? Liberare i componenti del Csm, anzi dei due Csm che avremo, perchè con la riforma ce ne saranno due, da ogni possibile condizionamento politico, che sia di destra, che sia di sinistra, che sia di centro, ma anche dal condizionamento di dover avere anche qui un occhio di riguardo verso chi li ha eletti, perchè è ovvio che un membro del Csm che è stato eletto dalle correnti interne poi chiaramente a quelle correnti dovrà rispondere. Invece io vorrei un sistema nel quale queste persone non debbano dire grazie a nessuno e possano ricoprire il loro incarico in totale libertà di coscienza. Terza, ultima, modifica che io considero importantissima viene istituita una corte per giudicare i magistrati che sbagliano, che chiaramente è composta sempre da magistrati e membri laici, anche loro estratti a sorte da persone chiaramente altamente qualificate, quindi da chi ha i criteri, senza logiche di correnti, senza logiche di partito. Significa che finalmente, dopo 80 anni, anche i magistrati verranno giudicati da un meccanismo terzo Cosa che accade attualmente per tutti gli altri che hanno delle responsabilità».


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