Calabria

Cirò Marina, tre famiglie in crociera a Dubai “prigioniere” a bordo

È un mondo che galleggia, un altro mondo. Una città che dal 28 febbraio è ancorata nella baia di Dubai con cinquemila abitanti (a cui bisogna aggiungere i 1.700 membri dell’equipaggio) costretti a viverci dentro. Sembrano fantasmi, s’affacciano dai balconcini, vagano in quelle loro camere che da cinque giorni sono diventate il loro domicilio coatto. Cercano d’impegnarsi, fanno ginnastica, parlano, ridono, piangono, comunicano in chat, s’informano dai social. Qualcuno si è avvalso anche del supporto psicologico messo a disposizione da Msc Crociere, qualche altro ci sta pensando. Sono, inglesi, francesi, svedesi, tedeschi, spagnoli, olandesi, russi e, naturalmente, anche italiani (sono 563 i nostri connazionali). Tutti prigionieri in quel paradiso che lo spettro della guerra ha trasformato in un inferno. La crociera tra grattacieli di vetro e mari tiepidi, il tempo sospeso delle fotografie scattate al tramonto e puntualmente postate, i bambini con gli occhi spalancati davanti alle città da cartolina.

Ma quel sogno si è incrinato nel giro di poche ore, quando le notizie dal Medio Oriente hanno cominciato a correre più veloci delle onde. E tutti si sono ritrovati imprigionati sulla Msc Euribia, tutti impossibilitati a raggiungere Doha, lo scalo da cui sarebbero dovuti ripartire per rientrare a casa. Ora, sono in attesa di un segnale che non arriva, mentre le diplomazie sono al lavoro.
Tra i “prigionieri” ci sono anche tre famiglie di Cirò Marina (i Mazzone con le due figlie, i generi e i nipotini). Anche loro, da sabato attendono indicazioni per rientrare in Italia mentre ogni rombo nel cielo ricorda che la vacanza è finita.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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