Trentino Alto Adige/Suedtirol

TSO, a Bolzano 164 in un biennio: due su tre sono uomini

Il consigliere comunale e capogruppo della Civica per Bolzano Gabriele Repetto ha richiesto e ottenuto dalla polizia municipale di Bolzano i dati relativi ai trattamenti sanitari obbligatori (TSO) effettuati in città negli anni 2024 e 2025. Numeri che consentono per la prima volta una lettura organica del fenomeno su base biennale. I dati parlano di 82 TSO nel 2024 e 82 nel 2025, per un totale di 164 interventi in due anni: una cifra davvero importante. “Ringrazio il comandante Fabrizio Piras e la polizia locale per aver messo l’accento su questo fenomeno in occasione del bilancio della loro attivitàÈ qualcosa su cui dobbiamo ragionare in profondità e stiamo iniziando a farlo leggendo in modo approfondito i numeri assieme al sindaco Claudio Corrarati”. Da tenere presente che il bilancio annuale della polizia locale riporta i trattamenti per cui si è reso necessario emanare specifiche ordinanze sia per TSO che per ASO (che é un accertamento che obbliga solo a una visita e non a un trattamento) quindi riporta gli atti formali del sindaco in toto mentre i dati estrapolati da Repetto con il comando fanno poi riferimento alle persone destinatarie degli stessi (che negli atti possono ovviamente ripetersi). 

L’età media dei pazienti si attesta attorno ai 42 anni nel 2024 e ai 43 nel 2025. Il profilo medio è dunque quello di un adulto in piena età lavorativa. “Questo dato – sottolinea il consigliere – deve aprire riflessioni su lavoro, precarietà, isolamento sociale, fragilità familiari e dipendenze. Parliamo di persone che dovrebbero trovarsi nel cuore della vita attiva. È fondamentale continuare a investire nella prevenzione e nell’intercettazione precoce attraverso i servizi territoriali prima che la situazione degeneri in un ricovero coatto”. Nel 2025 la forbice anagrafica è ampia: si va da un paziente nato nel 1939, oggi 87 anni, a un giovane nato nel 2005, oggi 21 anni. Il dato evidenzia come il TSO non sia confinato a una sola fascia generazionale. “Il disagio psichico grave attraversa età diverse – riprende Repetto – e questo ci impone di lavorare su più livelli: rafforzamento dei servizi domiciliari per anziani soli e, parallelamente, percorsi di prevenzione nelle scuole e nei centri giovanili. Sempre nell’ottica di intercettare prima questo disagio perché il TSO é sempre una misura a valle e non a monte del processo”.

Il dato forse più evidente riguarda la distribuzione per genere. In entrambi gli anni si registrano 55 uomini e 27 donne, pari a circa il 67% maschi e 33% femmine. “Il forte squilibrio di genere è un campanello d’allarme. Il disagio maschile tende a emergere in forma più esplosiva o meno intercettata precocemente. Sto lavorando per proporre campagne di sensibilizzazione mirate agli uomini adulti, sportelli di ascolto e progetti nei quartieri con maggiore incidenza di marginalità”. Rapportati a una città di poco più di 100.000 abitanti, 82 TSO annui rappresentano un fenomeno numericamente contenuto ma non marginale. La stabilità tra 2024 e 2025 suggerisce una sostanziale continuità nel bisogno e nella presa in carico. “Dal punto di vista sanitario è importante capire quanti TSO rappresentano una prima manifestazione acuta e quanti una ricaduta. Questo sposterebbe il dibattito dal numero in sé alla qualità della presa in carico. Sono indicatori più qualitativi che quantitativi, ma fondamentali per valutare anche l’efficacia dei trattamenti. Mi incontrerò con chi se ne occupa in ospedale per approfondire questo aspetto”.

Particolare attenzione viene posta ai più giovani. “Un TSO a 21, 22 o 23 anni non è solo un evento clinico. È spesso il punto di rottura di un percorso iniziato molto prima. In quella fascia d’età si concentrano transizioni delicate: fine della scuola, ingresso nel mondo del lavoro, prime autonomie abitative. Se si arriva a un trattamento obbligatorio, significa che qualcosa non è stato intercettato per tempo o che la rete di protezione non è riuscita a contenere la crisi”. Il consigliere annuncia un confronto politico sul tema: “Rifletteremo insieme alla maggioranza su come rafforzare i servizi di prevenzione e ascolto prima che si arrivi al TSO. Questo significa investire ancora di più nei consultori, negli sportelli psicologici scolastici, nei centri giovani di quartiere e nella collaborazione tra scuola, servizi sociali e salute mentale”. E aggiunge: “Ogni TSO sotto i 25 anni è un campanello d’allarme non solo sanitario ma sociale. Non basta gestire l’emergenza in reparto; serve costruire un ecosistema di prevenzione capace di intercettare il disagio quando è ancora trattabile in forma volontaria”.

É bene ribadire che il TSO non è una misura di ordine pubblico né un provvedimento penale, ma uno strumento sanitario previsto dalla legge 833 del 1978. Può essere disposto solo in presenza di tre condizioni contemporanee: alterazione psichica che richiede interventi urgenti, rifiuto delle cure e impossibilità di adottare alternative extraospedaliere. La procedura prevede una proposta motivata di un medico, la convalida di un secondo medico del servizio pubblico, l’ordinanza del sindaco (autorità sanitaria locale) e la successiva verifica del giudice tutelare entro 48 ore. Il ricovero avviene nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Bolzano e ha una durata iniziale massima di sette giorni, prorogabile solo con nuova procedura. “Il TSO è una misura estrema, con forti garanzie giuridiche – conclude Repetto –3 proprio per questo i numeri non vanno usati per fare allarmismo, ma per programmare meglio. La salute mentale deve diventare una priorità strutturale delle politiche cittadine, non solo quando emergono i casi più gravi”.







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