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Paralimpiadi, l’Ipc boccia le divise ucraine: «Troppo politiche»

TOPSHOT – L’ucraino Vladyslav Heraskevych partecipa alla sessione di allenamento maschile di skeleton al Cortina Sliding Centre durante i Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 a Cortina d’Ampezzo il 9 febbraio 2026. (Foto di FRANCK FIFE / AFP)

«Questo è il prezzo della nostra dignità», aveva scritto Heraskevych su X dopo l’annuncio della sua squalifica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky gli ha poi conferito l’Ordine della Libertà, per premiare la sua scelta. Un gesto approvato anche dall’imprenditore ucraino Rinat Akhmetov — proprietario della squadra di calcio Shakhtar Donetsk e dell’acciaieria Azovstal a Mariupol — che ha donato a Heraskevych oltre 200mila euro, importo è pari a quello che riceve chi torna in Ucraina con una medaglia d’oro olimpica, per continuare ad allenarsi. Heraskevych «torna in Ucraina come un vero vincitore», aveva dichiarato Akhmetov.

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Sul fronte paralimpico, invece, il Comitato nazionale ucraino aveva già dichiarato giorni fa l’intenzione di boicottare la cerimonia d’apertura all’Arena di Verona, in protesta contro la decisione dell’Ipc di ammettere alle competizioni invernali sei atleti russi e quattro bielorussi con relative divise, bandiere e i rispettivi inni nazionali. Una decisione sottoscritta poi anche dai comitati paralimpici nazionali di Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Polonia, Finlandia e, più di recente, Canada.

«Più del boicottaggio mi preoccupa chi usa questo momento come pretesto per politicizzare le Paralimpiadi», ha risposto in merito il presidente dell’Ipc, Andrew Parsons.

Secondo una ricerca recente realizzata da Swg e commissionata da Coca-Cola — partner del movimento olimpico e paralimpico — un italiano su due segue con interesse sia i Giochi olimpici sia quelli paralimpici e più di 7 italiani su 10 riconoscono nei due eventi la stessa matrice sportiva e valoriale. Una percezione particolarmente marcata tra i più giovani, dove oltre l’80 per cento della Generazione Z in Italia identifica in entrambi la capacità di unire le persone attraverso lo sport. Lo stesso studio mostrerebbe che, per quasi 9 italiani su 10, i Giochi Paralimpici vanno oltre l’aspetto puramente competitivo e diventano un momento capace di parlare al Paese, attraverso una riflessione collettiva su inclusione, accessibilità e responsabilità condivisa.

Resta da capire quanta attenzione rimarrà — al netto delle polemiche — sulle imprese sportive degli atleti, di qualsiasi nazionalità essi siano.


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