Escalation in Iran, Zkb-Swisscanto: l’outlook nel medio periodo rimane costruttivo
L’escalation in Medio Oriente e la potenziale chiusura dello Stretto di Hormuz stanno portando a un aumento dei prezzi dell’energia (prezzo del petrolio +35% da inizio anno, +10% oggi), rendendo più difficili ulteriori tagli dei tassi d’interesse. I mercati azionari globali registrano perdite di circa il 2%. Oro e dollaro Usa sono ricercati come beni rifugio, la volatilità rimane elevata. L’aumento della produzione annunciato dall’OPEC+ contrasta la crescita dei prezzi dell’energia. Nel complesso, i legami economici globali con l’Iran sono limitati. Il rischio principale rimane un’escalation del conflitto e prezzi dell’energia elevati nel lungo periodo.
Come valutiamo la situazione?
Sebbene l’escalation in Iran abbia il potenziale di modificare gli equilibri di potere nella regione, riteniamo che i rischi per i mercati finanziari globali restino contenuti. Nel medio termine non si può escludere nemmeno un progressivo allentamento delle tensioni. L’attacco, peraltro, non è giunto del tutto inaspettato. La principale area di vulnerabilità riguarda la produzione e la distribuzione di petrolio greggio e gas naturale destinati al Far East (ad esempio Corea e India). Tuttavia, ci attendiamo che eventuali interruzioni dell’offerta possano essere almeno parzialmente compensate da altri produttori. In questo senso, ipotizziamo che si possa ripetere il consueto schema osservato nelle precedenti crisi geopolitiche: una reazione iniziale dei prezzi dell’energia seguita da una graduale normalizzazione. Riteniamo quindi probabile che l’attuale rialzo del petrolio abbia natura temporanea

A livello macroeconomico, la dipendenza dell’economia globale dal petrolio si è progressivamente ridotta, mentre è aumentata la diversificazione regionale delle fonti di approvvigionamento. In una prima fase, è probabile che ne beneficino i tradizionali beni rifugio, come oro, franco svizzero e dollaro Usa, così come i settori azionari difensivi, ad esempio beni di consumo di base e farmaceutico.
Nel complesso, i mercati finanziari globali continuano a essere sostenuti dal calo dei tassi di interesse e da utili societari solidi e in crescita, fattori che rendono l’economia più resiliente a uno shock esogeno di entità contenuta.
Quali ripercussioni sulla nostra strategia di investimento?
Nel complesso, non ci aspettiamo effetti significativi, poiché il portafoglio è stato compensato con esposizioni a materie prime, dollari Usa e titoli del settore dei materiali di base, oltre alle già esistenti posizioni di sovrappeso in oro e investimenti alternativi.
Nel breve termine, la nostra strategia di investimento, caratterizzata da un beta superiore a 1, risentirà dell’attuale fase di risk-off. In particolare, le small cap e i mercati emergenti potrebbero mostrare una maggiore vulnerabilità, avendo registrato performance solide di recente ed essendo quindi più esposti a prese di profitto. Inoltre, entrambi i segmenti risultano sensibili a un aumento dei prezzi del petrolio. Sul fronte obbligazionario, i titoli di Stato evidenziano al momento movimenti contenuti, per cui l’impatto sulla componente bond dovrebbe rimanere limitato.
Quali aggiustamenti apportiamo?
Riteniamo che i rischi geopolitici siano spesso sopravvalutati e raramente producano effetti duraturi sui mercati finanziari. L’economia globale si presenta solida e non ci attendiamo un impatto negativo significativo sugli utili societari. Manteniamo pertanto un orientamento costruttivo, con un posizionamento sovrappesato sull’azionario. Tuttavia, qualora il prezzo del petrolio dovesse superare i 100 dollari al barile, contrariamente alle nostre attese, rivaluteremmo l’opportunità di ridurre il rischio.
*Responsabile strategia d’investimento e gestione mandati bilanciati, Zkb-Swisscanto
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