“Viviamo tra esplosioni e silenzi irreali”

Dubai. “Stiamo bene, incredibilmente devo dire, perché dopo il caos è scesa una certa tranquillità, anche se apparente. E ovviamente viviamo in uno stato di tensione continua, sentiamo boati ed esplosioni, sappiamo cosa succede sulle nostre teste”.
Il manager ligure a Dubai con quattro colleghi
Emanuele Cardone è uno dei liguri bloccati a Dubai dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran, una mossa che ha portato a una rapidissima escalation che coinvolge ormai tutte le regioni del Golfo.
Cardone è arrivato a Dubai la scorsa settimana con quattro colleghi per conto delle due società di cui è amministratore e direttore finanziario, ed è stato tra i primi a scoprire che il suo volo di ritorno, sabato 28 febbraio, era stato cancellato per la chiusura dello spazio aereo.
Il drone sull’hotel simbolo della città
“Il nostro volo di ritorno in Italia era alle 15.15, ed è stato il primo verso il nostro Paese a essere cancellato – racconta a Genova24 da Dubai – grazie anche al nostro amministratore delegato abbiamo lasciato subito l’aeroporto, considerato un obiettivo sensibile, e siamo tornati in albergo, dove ci hanno dato disponibilità per un nuovo check-in”.
È stato proprio dalla terrazza dell’albergo, dove il gruppetto di colleghi si è riunito per far il punto della situazione, che hanno visto un drone colpire l’hotel Burj Al Arab, simbolo di Abu Dhabi. Una scena irreale: immersi nel lusso che caratterizza Dubai, tra piscine a sfioro e grattacieli, hanno osservato una densa colonna di fumo nero salire verso il cielo all’imbrunire.
“Personalmente ho vissuto terremoti e altre calamità naturali viaggiano molto, conosco le procedure di sicurezza per chi viaggia all’esterno – ammette Cardone – ma quella scena mi ha scioccato, mi sono spaventato tantissimo. Ho capito che la situazione stava degenerando”.
Lui e i colleghi hanno trascorso la notte al piano interrato dell’albergo dopo un alert arrivato sullo smartphone e inviato dalle autorità degli Emirati, ma “sicuramente è stato precauzionale, perché non è poi accaduto altro”.
Il sostegno delle autorità emiratine
Cardone sottolinea di “sentirsi al sicuro, almeno per il momento”, grazie anche al supporto arrivato dalle istituzioni locali: “Ci stanno per ora sostenendo in maniera encomiabile, sia dal punto di vista delle strutture che da quello dell’ospitalità. E garantiscono la nostra sicurezza: leggiamo le notizie sui canali di informazione e i report dei ministri della difesa degli Emirati che comunicano l’abbattimento continuo di missili e droni”.
Meno positivo è il giudizio sulle istituzioni italiane: Emanuele e i suoi colleghi a oggi non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali né dall’ambasciata né dalla Farnesina, e gli unici contatti sono passati attraverso di loro.
“Nessuna comunicazione dall’Italia, siamo soli”
“Non ci ha chiamato nessuno, non riceviamo mail, informazioni, devo chiamare io la Farnesina che mi rimanda all’ambasciata di Abu Dhabi, l’ambasciata di Abu Dhabu ci dice di chiamare l’ambasciata dell’Oman – racconta frustrato e amareggiato – Noi ci atteniamo alle disposizioni: non abbiamo intenzione di organizzare viaggi privati o prendere iniziative, per partire dall’Oman dovremmo fare un viaggio in pullman di cinque ore. Preferiamo una situazione pur complessa ma sicura, che spostarci di nostra iniziativa”.
La tensione e la paura insomma ci sono, ma al momento il gruppo è assistito dalle autorità locali e attende indicazioni da parte dell’Italia: “In mattinata ci è arrivato il contatto di una compagnia di charter che organizza voli privati, ma non c’è alcuna garanzia: noi seguiamo scrupolosamente le indicazioni ufficiali, ci informiamo su Viaggiare Sicuri, ma se non arrivano comunicazioni non sappiamo cosa fare”.
Aperta la frontiera con l’Oman
A oggi la frontiera via terra tra Emirati Arabi Uniti e Oman è aperta, e chi volesse attraversarla via terra riceve sul passaporto un timbro omanita valido come visto turistico per 14 giorni dall’arrivo nel Paese. Al momento è però difficile trovare collegamenti aerei dall’Oman con l’Italia a causa dell’elevata richiesta.
Il Ministero ha anche sconsigliato di avvicinarsi o di recarsi con imbarcazioni da diporto private nelle acque attigue alle isole dello Stretto di Hormuz.




