Forze speciali e agenti del Mossad: cosa sappiamo delle operazioni israeliane in Iran
Un rapporto dell’agenzia di stampa saudita al-Arabiya afferma che commando delle forze speciali israeliane, inclusi agenti del Mossad, sono stati “attivi” in Iran e hanno effettuato un’operazione di terra durante la notte. Israele non ha commentato né risposto al rapporto.
Il rapporto non fornisce fonti o dettagli precisi sulla presunta operazione, ma la presenza di agenti dei servizi segreti israeliani sul territorio iraniano è nota da tempo. Dopo essersi infiltrati per condurre da terra la prima fase dell’operazione Rising Lion, a cui è seguita la cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, azione che di fatto precede e resta direttamente collegata all’operazione attualmente in corso, denominata Roaring Lion.
Già nel giugno del 2025, unità speciali di commando, ritenute provenienti da Sayeret come la Matkal o da altri raggruppamenti d’élite, selezionarono obiettivi strategici e target di alto valore da eliminare nelle prime ore dell’operazione che mirava a indebolire e destabilizzare la Repubblica Islamica dell’Iran.
Le stesse cellule del Mossad potrebbero essere state riattivate per illuminare e sabotare nuovi obiettivi e nuove Sayeret potrebbero essere intervenute in loro appoggio, sebbene il rischio di una missione in territorio iraniano che non avvenisse sotto copertura rappresenti un pericolo enorme. La scelta del nome di queste operazioni, che si rifà ai versi della Torah, alludendo al “leoncello” che “non si accovaccerà finché non avrà mangiato la preda e bevuto il sangue degli uccisi”, continua a essere ricorrente e suggerisce un diretto collegamento con le azioni precedenti. Non si può escludere neanche l’ipotesi di un’esfiltrazione.
Le Israel Defense Forces hanno dichiarato di aver già eliminato 40 alti funzionari militari dell’Iran durante la fase iniziale dell’ondata di attacchi, oltre alla guida suprema Ali Khamenei, localizzato dalla CIA ed eliminato dagli israeliani, Abdolrahim Mousavi, capo delle Forze armate, Mohammed Pakpour, comandante delle Guardie rivoluzionarie islamiche, e Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa dell’Iran; mentre nel quarto giorno di guerra, iniziato con le immagini dell’ambasciata statunitense in Arabia Saudita avvolta dalle fiamme dopo essere stata centrata da un attacco di droni, Israele è tornato a invadere via terra il Libano dopo un’intensa notte di bombardamenti su Teheran e Beirut. L’operazione terrestre nel sud del Libano è stata lanciata per “per impedire il fuoco diretto sullo Stato ebraico”, ha dichiarato il ministro della Difesa israeliana Katz. Ragione per cui le IDF continuano a operare contro gli obiettivi di Hezbollah. Il proxy dell’Iran, nonostante i duri colpi ricevuti nell’ultimo conflitto aperto, possiede ancora la capacità di colpire obiettivi con missili e droni.
I vertici della Difesa israeliana riferiscono che “centinaia di aerei” continuano a colpire obiettivi militari iraniani, nel quadro di una campagna che mira a “ottenere superiorità aerea e limitare la capacità di risposta di Teheran” attraverso l’annullamento della sua capacità di deterrenza missilistica.
L’Aeronautica militare israeliana continua a colpire i lanciatori di missili balistici iraniani, batterie e sistemi di difesa aerea e depositi che custodiscono missili e droni. Il Comando Centrale degli Stati Uniti, Centcom, afferma che 1.250 obiettivi iraniani sono stati colpiti dall’inizio dell’operazione Epic Fury.
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