Liguria

Dissesto a Genova, Bucci e Giampedrone: “Richieste del Comune inammissibili”. Terrile: “Andare oltre i percorsi ordinari”


Genova. “Disposti a collaborare ma le richieste, così come arrivate dal Comune, sono oggi inammissibili, in gran parte riguardano aree private”, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone, rispondono alla lettera inviata alcuni giorni fa dalla sindaca Silvia Salis e dall’assessore Massimo Ferrante con un elenco di priorità e interventi necessari per la difesa del suolo e per le criticità idrogeologiche e di dissesto legato alla vetustà delle strutture in cemento. Un tema tornato prepotentemente all’ordine del giorno dopo il crollo di via Napoli 72, al Lagaccio, e altri cedimenti in città.

Ma al governatore e alla sua giunta replica il vicesindaco di Genova, Alessandro Terrile, che a margine di una conferenza stampa, oggi a Tursi, afferma: “Non si può pensare di affrontare un problema generale legato al ciclo di vita di gran parte delle infrastrutture a Genova come se si parlasse di un banale muro di contenimento”.

Il tutto alla vigilia dell’incontro a Roma, domani, mercoledì 4 marzo, tra la sindaca Salis e il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, durante il quale la prima cittadina presenterà il “caso Genova”, anche nell’ottica di inquadrare la situazione del capoluogo ligure in un piano di interventi nazionale.

Regione: “Questione di competenze, ma disposti a fissare un incontro”

Il documento della Regione, firmato dal presidente Marco Bucci e dall’assessore Giampedrone, riporta le competenze in materia di difesa suolo, rimarcando che la normativa vigente “pone in capo ai Comuni le competenze relative alla progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle opere di difesa del suolo”.

“Da parte della Regione – scrivono Bucci e Giampedrone – c’è la massima disponibilità a collaborare con le strutture comunali per affrontare in maniera più efficace la problematica evidenziata, ma è indispensabile che le relative istanze siano inserite all’interno del programma mediante la procedura prevista: siamo fin d’ora disponibili a fissare un incontro per valutare le proposte e i progetti finanziabili da trasmettere nelle modalità evidenziate”.

“A oggi – proseguono – le richieste del Comune di Genova sono inammissibili per qualsiasi valutazione tecnica e sono in gran parte non finanziabili, in quanto coinvolgono aree e pertinenze in regime di esclusiva proprietà privata. Non risultano pervenute schede di segnalazione relative a danni da dissesto sugli appositi canali della Protezione civile regionale”.

“D’altra parte, gli ultimi eventi occorsi sul territorio comunale, nonostante abbiano causato danni puntuali anche rilevanti, non rientrano nelle casistiche previste per la dichiarazione dello Stato di emergenza regionale o nazionale di Protezione civile in termini di estensione, intensità e attivazione di interventi urgenti sul patrimonio pubblico”, aggiungono.

“Il dato emblematico – proseguono Bucci e Giampedrone – riguarda il Programma triennale degli interventi che rappresenta il quadro dei fabbisogni a livello regionale sulla base delle istanze dei Comuni liguri, corredate da opportuna documentazione progettuale di livello e approfondimento adeguati per consentire una corretta destinazione dei fondi pubblici: a fronte di richieste di finanziamento per circa 270 milioni di euro dal territorio regionale, nell’ultimo aggiornamento annuale del programma è presente una sola richiesta presentata dal Comune di Genova per un intervento da circa 420mila euro relativo alla sistemazione idraulica del rio Preli”.

“Regione Liguria è al fianco di tutti i Comuni sul territorio, compresa Genova: a dimostrazione dell’impegno di Regione Liguria sulla sicurezza idraulica e idrogeologica della città Bucci e Giampedrone – è doveroso ricordare che negli ultimi dieci anni a Genova sono stati finanziati con risorse sia regionali sia statali interventi di difesa del suolo per quasi 300 milioni di euro per 19 interventi. Penso ai lavori sui rii Fegino, Noce e Rovare, le opere di messa in sicurezza del Bisagno, dal rifacimento della copertura nel tratto focivo fino allo scolmatore, che vale da solo oltre 200 milioni di euro. Inoltre – concludono – a seguito degli ultimi Stati di emergenza di Protezione civile sono stati liquidati allo stesso Comune fondi di protezione civile pari a circa 20 milioni di euro per il riscontro dei danni occorsi”.

Terrile: “Tema storico di vetustà delle infrastrutture, necessario aprire un tavolo”

“Il Comune di Genova ritiene che il problema del dissesto idrogeologico nella nostra città non possa essere trattato con percorsi ordinari come, diciamo, il caso del crollo di un muro isolato”, afferma il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile, intervenendo a margine della presentazione della Genoa Business Unit.

“La storia di questa città, la storia dell’edificazione dell’urbanizzazione della nostra città, ha elementi molto particolari – aggiunge – il passare del tempo ci porta al fatto che le strutture in cemento armato ormai arrivano al loro punto di vetustà e il senso della lettera che abbiamo inviato alla Regione Liguria è aprire un percorso tra Comune, Regione e anche Governo”.

“Domani la nostra sindaca avrà un confronto con la protezione civile nazionale per capire come affrontare in modo generale il il tema del della lotta al dissesto. Ora, che servano i progetti lo sappiamo bene ma servono anche i denari per le progettazione, molti denari, e che ci venga risposto che la soluzione è lo scolmatore del Bisagno, come ha fatto il governatore Bucci, fa un po’ sorridere e ci conforta solo fino a un certo punto. Un po’ perché lo sappiamo già ma anche perché i denari per lo scolmatore del Bisagno sono del 2016, sono passati 10 anni, e poi perché la famosa talpa per adesso ha scavato solo 200 metri”.

“Ma al di là delle polemiche quotidiane – conclude Terrile – pensiamo sia necessario aprire proprio un tavolo su come si affronta complessivamente il tema del dissesto, legato anche al tema ormai della vetustà di infrastrutture costruite negli anni Sessanta”.




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