High yield non sempre fa rima con spread elevati
“In uno scenario caratterizzato da una crescita economica resiliente e bilanci aziendali generalmente sani, i bond high yield (quelli caratterizzati da rendimenti superiori alla media, a fronte di emittenti meno solidi, ndr) possono offrire un buon equilibrio tra rischio e rendimento. A patto di non dimenticare mai l’importanza della selezione”. È la convinzione di Uli Gerhard, senior portfolio manager di Insight Investment, centro di eccellenza nel fixed income all’interno di Bny Investments, intervistato in occasione del suo tour a Milano.
A Wall Street è entrata nel pieno la stagione delle trimestrali, mentre in Europa sono usciti i primi risultati. Quali lezioni si possono trarre in ottica di solidità dei bilanci aziendali?
“Le indicazioni sono tendenzialmente positive, ma – dalla nostra prospettiva – non sono i conti trimestrali a fare la differenza. Ci concentriamo sui bilanci consolidati, sul settore di attività e sulle prospettive di medio-lungo periodo per una valutazione più compiuta. Nemmeno il tema dei dazi colpisce in maniera incisiva queste realtà, che invece tendono a risentire delle fasi di recessione, eventualità che non vediamo all’orizzonte”.
Quali sono le vostre previsioni di crescita?
“Il Pil americano cresce al ritmo del 2,5%, potrebbe rallentare un po’, ma non decrescere. In Europa il ritmo è più lento, ma anche qui la crescita prosegue. Per altro, Paesi in passato in difficoltà come Italia, Spagna e Grecia stanno facendo bene. Inoltre gli ultimi dati Pmi (relativi alle previsioni dei responsabili acquisti aziendali, ndr) della Germania indicano che anche dalla principale economia dell’area arrivano segnali confortanti. Gli orientamenti della Bce sono per una conferma dei tassi ancora per diverso tempo, il che conferma la convinzione di una crescita sostenibile”.
A suo avviso, quali sono le aree geografiche più interessanti al momento?
“Dagli incontri che ho fatto nelle ultime settimane in giro per il mondo ho ricavato la sensazione che in Asia siano orientati a ridurre l’esposizione verso gli Stati Uniti e lo stesso, in misura minore, ho colto tra gli investitori europei. Mentre proprio il Vecchio Continente è destinatario di investimenti importanti”.
A fronte di spread compressi per i bond high yield, quanto conta ancora il premio al rischio rispetto al puro rendimento cedolare nella vostra selezione?
“Generalmente si dice che non si investe in high yield durante fase di recessione perché i default aumentano, ma non vediamo recessione all’orizzonte. Ricordiamoci che la classe d’investimento si chiama high yield e non high spread, quindi non diamo per scontati rendimenti sensibilmente superiori alle emissioni investment grade”.

Quali sono i settori che vi piacciono di più e quali meno al momento?
“Investiamo molto telecomunicazioni in quanto si tratta di un settore stabile, caratterizzato da consumi ricorrenti e cash flow con grande visibilità. Valutiamo positivamente anche le aziende di packaging, caratterizzate da fluttuazioni limitate della domanda. Inoltre ci piacciono le società di servizi e quelle che producono pneumatici. All’opposto, siamo guardinghi verso il tech per il rapporto rischio/rendimento . Non investiamo nemmeno nel real estate, dato che spesso le aziende del settore generano un cash flow insufficiente per pagare gli interessi e verrebbero penalizzate in caso di rialzo degli interessi. Cosa alla quale abbiamo già assistito nel passato”.
Nei vostri fondi vi è una preferenza per le duration limitate. Quali le ragioni?
“Si tratta di una scelta non legata a un momento, ma strutturale. Sul cash-flow la visibilità è alta sui prossimi 24-48 mesi; su periodi più lunghi, le previsioni rischiano di risultare un azzardo”.
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