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Aree interne, il 75% dei giovani vuole restare: la sfida parte dal Molise | isNews

Contrattazione territoriale, cooperative di comunità, neoabitanti al centro del seminario del sindacato SPI CGIL a Castel del Giudice con esperti, ricercatori, amministratori


CASTEL DEL GIUDICE. A Castel del Giudice il futuro delle aree interne diventa una proposta politica concreta. Il seminario “Il futuro è ancora qui”, promosso dallo SPI-CGIL Abruzzo Molise insieme al Comune molisano, ha messo al centro una domanda decisiva: se il 75% dei giovani che vivono nelle aree interne dichiara di voler restare, come ha ricordato Sabrina Lucatelli, oggi alla guida di Riabitare l’Italia, cosa manca perché questa volontà si traduca in realtà? La risposta emersa nel confronto tra sindacalisti, amministratori e studiosi è netta: non manca il futuro, mancano strumenti, visione e coerenza nelle politiche pubbliche.

Per Carla Mastrantonio, segretaria nazionale SPI-CGIL, le aree interne sono state espulse dall’agenda strategica del Paese attraverso scelte precise che hanno prodotto diseguaglianze territoriali e smantellamento dei servizi essenziali. Per questo il sindacato rivendica oggi un salto di qualità che tenga insieme welfare e sviluppo.

L’esperienza di Castel del Giudice, raccontata dal sindaco Lino Gentile, dimostra che la marginalità può diventare opportunità se si costruisce un modello economico nuovo fondato su cooperazione di comunità, servizi ecosistemici, innovazione sociale e politiche per l’abitare: dalla gestione condivisa di servizi e attività produttive alla sperimentazione di strumenti fiscali legati alla tutela del bosco, fino alla creazione di una fondazione capace di trasferire competenze e attrarre nuovi residenti. Lucatelli ha ripercorso la nascita della Strategia Nazionale Aree Interne, ispirata al principio costituzionale di uguaglianza e al policentrismo italiano, sottolineando però il paradosso di politiche di sviluppo accompagnate dal progressivo arretramento di sanità e scuola. Oggi, attraverso la rete Riabitare l’Italia, prova a tenere insieme ricerca e pratiche territoriali, dimostrando che quando si costruiscono opportunità reali, come nel caso delle scuole di pastorizia, le persone rispondono.

Lo storico Rossano Pazzagli ha ricondotto lo spopolamento alle trasformazioni del secondo dopoguerra che hanno polarizzato lo sviluppo attorno ai poli urbani, trasformando campagne e montagne in una vasta periferia, ma ha invitato a rileggere ciò che resta — paesaggi, patrimoni edilizi, saperi — come base per una nuova visione, perché senza visione non esiste strategia e senza strategia i progetti finanziati rischiano di restare episodi isolati.

Sul patrimonio costruito è intervenuto Alessandro Camiz, professore dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara, mostrando come il rilievo digitale integrale dei centri storici possa trasformare case vuote in residenza sociale e indicando nella defiscalizzazione per abitanti e imprese una leva indispensabile per rendere credibile ogni progetto di ripopolamento. Dal laboratorio di Gagliano Aterno il sindaco Luca Santilli ha portato la prova che il neopopolamento può funzionare se sostenuto da partecipazione e scambio di competenze: dal 2020 decine di assemblee pubbliche hanno accompagnato l’arrivo di nuovi residenti, il 40% dei quali è rimasto, generando attività culturali, servizi e nuove energie civiche, pur tra tensioni legate soprattutto alla disponibilità delle abitazioni.

A chiudere, il segretario regionale Antonio Iovito e la segretaria nazionale Tania Scacchetti hanno richiamato il ruolo decisivo della contrattazione territoriale per evitare che le risorse disponibili si disperdano senza una strategia condivisa. Da Castel del Giudice non è arrivata una narrazione consolatoria, ma la dimostrazione che lo spopolamento non è un destino inevitabile: servono alleanze tra istituzioni, parti sociali e comunità locali, strumenti normativi adeguati e una regia capace di trasformare buone pratiche in politiche strutturali. Il futuro, nelle aree interne, è ancora qui, ma richiede responsabilità e progetto per essere costruito.


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