La guerra in Iran, cosa è successo oggi. Aperta la partita del dopo Khamenei, allarme terrorismo e un conflitto che rischia di durare «4 settimane»
Media di Teheran riportano attacchi sulla tv di Stato e sull’ospedale Gandhi, nel nord della capitale, con un video che mostra detriti all’interno della struttura. Vengono citati anche un commissariato distrutto e vittime e dispersi sotto le macerie. In Iran il bilancio parla di “centinaia di morti” (con il riferimento alla scuola femminile di Mibab) e oltre settecento feriti.
Sul mare, Trump rivendica un colpo duro: «abbiamo distrutto e affondato 9 imbarcazioni iraniane», e in un “altro attacco” sarebbe stato distrutto il quartier generale della Marina. Teheran risponde sostenendo di aver lanciato «quattro missili balistici» contro la portaerei Abraham Lincoln, che affianca la Ford nella regione: secondo i comandi Usa, però, la Lincoln «non è stata neanche sfiorata» e continua a operare. In Israele prosegue l’allarme: le sirene risuonano in continuazione e nel centro del Paese, a Beit Shemesh, un condominio viene raso al suolo con almeno 9 morti e 11 dispersi.
Nel Golfo le esplosioni e gli allarmi si moltiplicano: boati vengono avvertiti a Riad, Dubai, Abu Dhabi, Doha e Manama. L’Arabia Saudita intercetta missili diretti verso l’aeroporto internazionale della capitale e la base aerea Prince Sultan. Ad Abu Dhabi, un attacco di droni contro una base navale che ospita soldati francesi provoca un incendio, senza vittime secondo quanto riportato; negli Emirati si contano almeno 3 morti e decine di feriti.
Trump tra vittoria e prudenza: «Valuterò la situazione»
Trump sostiene che l’operazione è più «avanti rispetto ai piani» e descrive una campagna in corso con esiti “positivi”, pur avvertendo che se Teheran non smette di contrattaccare gli Stati Uniti colpiranno «con una forza mai vista prima». Sul piano politico, però, evita di impegnarsi su un prolungamento della campagna per sostenere un’eventuale rivolta popolare: «Valuterò la situazione, non posso rispondere ora», dice dopo aver esortato gli iraniani a riprendersi Paese, libertà e governo.
Il presidente afferma anche di essere “compiaciuto” della reazione di parte della popolazione: «Pur sapendo che è molto pericoloso, la gente è scesa in strada e ha urlato dalla gioia», affermazione che nel testo si intreccia al tema della governance futura, definita ancora tutta da decidere.
Restano intanto le prime perdite americane: nel bilancio riportato, tre militari morti e feriti (in un passaggio si parla di cinque feriti, in un altro di 20 feriti alla base “Camp Patriot” in Kuwait). Trump non entra nel dettaglio di queste vittime, e questo alimenta polemiche sulla “guerra di scelta” denunciata dai democratici e lo scetticismo di una parte del mondo Maga.
Intelligence e piano di guerra: talpe interne, Cia-Mossad e l’uso di Claude per i target
L’uccisione di Khamenei è il frutto di una “stretta e collaudata collaborazione” fra servizi segreti americani e israeliani. In questo caso sarebbe stata la Cia a fornire la posizione del bersaglio principale, mentre jet dell’Idf avrebbero colpito il centro di comando con “almeno 30 bombe”, puntando sull’effetto sorpresa mentre “il negoziato diplomatico era ancora aperto”. Uno scambio inverso rispetto al gennaio 2020, quando fu il Mossad a segnalare gli spostamenti di Qasem Soleimani, ucciso dagli Usa con un drone a Baghdad.
Due gli elementi chiave dell’attacco: la presenza di “talpe interne” al regime e l’uso di “Claude”, il modello di IA di Anthropic, per valutazioni di intelligence, identificazione dei target e simulazioni di scenari di battaglia “nonostante il divieto della start-up”. Secondo i “retroscena”, la Cia seguiva Khamenei da mesi e avrebbe avuto conferme crescenti sui suoi spostamenti.
L’agenzia di Langley viene a sapere che un incontro tra i principali funzionari iraniani si sarebbe tenuto sabato mattina in un complesso della leadership nel cuore di Teheran, con la presenza del leader supremo. Usa e Israele, che avrebbero previsto inizialmente un attacco notturno, cambiano il momento dell’operazione per sfruttare una “finestra di opportunità” e ottenere una duplice vittoria: eliminare i dirigenti e uccidere Khamenei.
Il blitz parte intorno alle 6 del mattino in Israele con un numero relativamente basso di jet, armati con munizioni a lungo raggio e di alta precisione. Due ore e cinque minuti dopo il decollo, verso le 9.40 a Teheran, i missili colpiscono il complesso del Beit-e Rahbari, descritto come vero centro del potere iraniano. Tra i presenti il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il capo di stato maggiore Abdolrahim Mousavi, l’ammiraglio Ali Shamkhani (capo del Consiglio Militare), Seyyed Majid Mousavi (comandante della Forza Aerospaziale dei Guardiani), Mohammad Shirazi (vice ministro dell’Intelligence). Gli ufficiali sarebbero stati in un edificio mentre la Guida suprema in un’ala sotterranea, “ma non nel bunker più profondo”; il crollo dell’edificio non avrebbe lasciato scampo. In raid successivi, si parla anche di attacchi ai vertici dell’intelligence iraniana dopo aver raccolto informazioni su di loro.
La successione in Iran: Consiglio provvisorio e rosa di candidati
Con la morte di Khamenei prende avvio il processo costituzionale: il segretario del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, conferma un ruolo chiave nella transizione e annuncia la formazione di un Consiglio provvisorio di tre membri che deve guidare la fase di passaggio fino all’elezione della nuova Guida da parte degli 88 membri dell’Assemblea degli Esperti.
Il Consiglio provvisorio include – come previsto dalla Costituzione – il presidente Massud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholamhossein Mohsen-Ejei e un membro del Consiglio dei Guardiani scelto nell’ayatollah Alireza Arafi.
I principali scenari: Mohsen-Ejei, ultraconservatore di 69 anni, ex ministro dell’Intelligence (2005–2009), indicato da alcuni come possibile erede; Alireza Arafi, 67 anni, ben inserito nel circolo di Khamenei ma con relazioni meno solide con gli apparati di sicurezza; Mojtaba Khamenei, 55 anni, figlio della Guida, con “ottime relazioni” con le forze di sicurezza e i Pasdaran; figura “chiacchierata” per presunti arricchimenti e proprietà immobiliari anche in Occidente e in una recente inchiesta Bloomberg; la soluzione “dinastica” potrebbe irritare ambienti religiosi tradizionalisti.
Hassan Rouhani, 77 anni, presidente dal 2013 al 2021, presentato come candidato “ideale” per cercare buone relazioni con l’Occidente; Hassan Khomeini, 53 anni, nipote del fondatore della Repubblica islamica, indicato come riformista; la sua nomina sarebbe un segnale di allentamento della repressione interna, ma i suoi legami con i circoli del potere sarebbero insufficienti.
Sadeq Larijani, 63 anni, ayatollah, già capo della magistratura (2009–2019), conservatore e noto per gli attacchi all’ala riformista; Ali Larijani stesso viene descritto come figura centrale per la transizione ma non eleggibile a Guida perché non membro del clero.
Italia: «fase di osservazione», contatti internazionali e scontro politico interno
Sul piano italiano, Matteo Salvini dice esplicitamente: «chi è intervenuto in Iran ha fatto bene», sostenendo che la diplomazia è preferibile ma “con certa gente deve essere accompagnata da altro”. Antonio Tajani osserva che l’“irrigidimento” di Teheran ha provocato la reazione, perché Israele e Stati Uniti intravedevano un pericolo per la loro sicurezza.
Fonti di governo parlano di una “fase di osservazione”: servirebbero “almeno altre 24 ore” per intuire sviluppi. Giorgia Meloni ha una serie di confronti con leader internazionali e aggiorna il presidente della Repubblica Sergio Mattarella “sugli sviluppi della situazione e sui contatti intercorsi”.
Palazzo Chigi condanna la reazione iraniana ed esprime solidarietà ai Paesi del Golfo colpiti. Tajani partecipa alla call G7 Esteri con il segretario di Stato Marco Rubio: la sintesi è che, «non essendoci elementi chiari della volontà iraniana di fare marcia indietro» sull’atomica, «è ovvio che poi la situazione è degenerata»; la durata degli attacchi «dipenderà dalle scelte dell’Iran». Tajani riferisce anche di colloqui con i leader delle opposizioni, “che volevano chiarimenti e informazioni”.
Le opposizioni attaccano: Elly Schlein avverte che l’Italia rischia di restare schiacciata sull’amministrazione Usa; Giuseppe Conte denuncia “non ci sentiamo tutelati”; Matteo Renzi affonda citando una ricostruzione di Politico.eu secondo cui la Casa Bianca avrebbe avvisato diversi Paesi europei “ma non noi”, ricostruzione che il governo considera poco attendibile.
Stretto di Hormuz e shock energetico: petroliere ferme, rotte deviate, Brent a 80 e rischio 100
L’asse economico della crisi ruota attorno allo Stretto di Hormuz. Si parla di centinaia di petroliere e navi di gas liquefatto ferme ai lati dello stretto e di portacontainer costretti a deviare, con il prezzo del petrolio che “schizza” del 10% nel mercato over the counter non regolamentato.
Il Brent, benchmark internazionale, sale da 72,8 dollari (chiusura di venerdì) a 80. Ajay Parmar, direttore energia e raffinazione di Icis, prevede prezzi “vicini ai 100 dollari” e possibili superamenti in caso di interruzione prolungata dello stretto. Una stima condivisa anche da esperti di Barclays e altre grandi banche, con possibili effetti anche sul gas.
L’aumento della produzione Opec+ di oltre 200mila barili al giorno per aprile è giudicato “poca cosa” rispetto ai rischi, anche perché Hormuz è indicato come via attraverso cui transita “un quinto” della produzione mondiale di petrolio e gas, e gli oleodotti alternativi non possono assorbire gli stessi volumi.
Europa: “costernazione” e misure difensive
Francia, Gran Bretagna e Germania diffondono un comunicato congiunto di “costernazione” per gli attacchi iraniani definiti indiscriminati e sproporzionati, anche contro Paesi non coinvolti nelle operazioni iniziali. I tre governi annunciano che prenderanno misure per difendere interessi propri e degli alleati, “potenzialmente” consentendo azioni difensive “necessarie e proporzionate” per colpire “alla fonte” la capacità iraniana di lanciare missili e droni. Rivolgono inoltre un appello all’Iran perché interrompa immediatamente gli attacchi.
Austin, Texas: sparatoria, due morti e 14 feriti, FBI in campo e allerta terrorismo
Nel pieno della crisi, scatta l’allarme terrorismo negli Stati Uniti. Un uomo con una felpa “Property of Allah” e sotto una maglietta con riferimenti alla bandiera iraniana apre il fuoco alla chiusura di un bar popolare di Austin, causando due morti e 14 feriti. L’aggressore viene ucciso dalla polizia intervenuta sul posto. È identificato come cittadino americano naturalizzato dal Senegal.
Le indagini, condotte anche dall’Fbi, trovano nell’auto un Corano e “abiti islamici”; secondo indiscrezioni, l’uomo avrebbe espresso online idee “pro-regime” di Teheran. L’Fbi, dopo l’attacco all’Iran, alza l’allerta terrorismo in tutti gli Stati Uniti e monitora attività di gruppi pro-Iran sui social, coordinandosi con il Dipartimento della Sicurezza Nazionale. Il timore è che l’Iran possa ricorrere ad “agenti dormienti” negli Usa o ai suoi proxy per colpire obiettivi americani nel mondo.
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