Rinnovabili, sui progetti che interessano l’Umbria ora la Regione vuole contare di più

di Daniele Bovi
Tutelare meglio ambiente, paesaggio e interessi dell’Umbria in progetti che altrimenti sarebbero decisi solo a livello nazionale. Potrebbe essere tradotto così il senso di un provvedimento adottato nei giorni scorsi dalla giunta regionale a proposito degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili; materia sulla quale non manca di certo, come sottolineato giorni fa anche dal presidente del Tar dell’Umbria durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, una certa confusione normativa su procedimenti e localizzazioni.
Cosa cambia Palazzo Donini, che recentemente si è vista impugnare dal governo la legge sulle aree idonee, ha deciso di attivare una possibilità, finora non sfruttata, prevista dalla normativa nazionale in materia di Valutazione di impatto ambientale. Norme secondo le quali quando un progetto nazionale (cioè di competenza statale) ha un «interesse concorrente» della Regione o di una Provincia autonoma, questa può designare un proprio esperto per partecipare alle riunioni della commissione tecnica che valuta l’impatto ambientale del progetto. Finora questo non era avvenuto: la Regione ha dato pareri solo consultivi che, spesso, non hanno influenzato le scelte finali. Da ora in avanti invece la Regione entra nel processo decisionale, partecipando attivamente – con diritto di voto – ai lavori della commissione quando un progetto nazionale ha effetti importanti sul territorio regionale.
Bulimia legislativa Il tutto si inserisce in un settore, quello delle energie rinnovabili, che «ha subìto drastiche e sistematiche modifiche normative, in una sorta di bulimia legislativa e ciò con l’intento – scrive Palazzo Donini – di semplificare le procedure amministrative, ma spesso, anche a causa della citata bulimia, comportando una sorta di stato di non chiarezza e rallentamento amministrativo». Da un paio d’anni poi si assiste «alla crescita esponenziale di istanze di Via», di competenza sia statale che regionale; dossier che spesso presentano una «qualità progettuale limitata e approssimativa».
Pale e finestre Un caso, abbastanza surreale, che viene citato è quello di una Via per un impianto eolico che dava la possibilità ai proponenti, «atteso il probabile inquinamento acustico non valutato correttamente, di superare il concetto di proprietà privata, entrare negli immobili prossimi alle pale non di proprietà e imporre la chiusura delle finestre per limitare l’impatto acustico subito dai residenti».
Più forza E così nella commissione l’Umbria punterà non solo a dare più forza alle valutazioni tecniche, ma anche a proteggere meglio l’identità territoriale e paesaggistica dell’Umbria, caratterizzata – è detto nell’atto – da borghi storici, crinali appenninici e aree agricole di pregio. In termini pratici, la misura interessa ogni tipo di impianto rinnovabile, come ad esempio parchi eolici e impianti fotovoltaici situati in contesti delicati. In ciascun caso, l’esperto che Palazzo Donini invierà potrà richiedere modifiche progettuali o misure di mitigazione.
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