Calabria

Tra fuga dei giovani e culle vuote: 340mila calabresi in meno nel 2050

La Calabria è una terra che ha sempre ispirato la filosofia meridionale di gente abituata a lottare. Ma negli ultimi trent’anni la magia sembra essersi interrotta. La regione, sempre più vuota, appare rassegnata a un destino di desolata anzianità. I piccoli borghi delle aree più interne stanno appassendo rapidamente a causa di un mancato ricambio della popolazione. Le previsioni demografiche di lungo periodo indicano, in generale, un rafforzamento della tendenza allo spopolamento nelle aree economicamente meno attrattive e al loro progressivo invecchiamento.

L’“inverno demografico” non è più una formula evocativa ma un dato. Il calo delle nascite, con un indice di natalità in costante discesa, pesa sulle prospettive di crescita e mette sotto pressione i conti pubblici, il mercato del lavoro, i trasporti, la moda e il turismo. Meno giovani significa meno contribuenti, meno domanda interna. La denatalità amplia i divari territoriali e colpisce soprattutto le zone interne, dove lo Stato fatica a garantire servizi essenziali. Una crisi di sistema che sta rovesciando gli equilibri mettendo a rischio il futuro della civiltà umana nei paesi più remoti, aree che lo Stato ha già condannato alla desertificazione ritenendo la struttura demografica dei piccoli borghi definitivamente compromessa.

Lo scenario

Da qui al 2050 l’Italia perderà 4,6 milioni di abitanti. Il saldo naturale, già negativo per 280 mila unità nel 2024, scenderà a -462 mila. Anche il saldo migratorio, oggi positivo per 244 mila persone, si ridurrà a 166 mila. Quasi il 77% della contrazione si concentrerà nel Mezzogiorno, dove verranno meno 3,5 milioni di residenti. È qui che la sottrazione assume i tratti di una trasformazione strutturale. Nel Sud le nascite passeranno dalle 131 mila del 2024 a meno di 100 mila nel 2050. Si restringe la base, si riduce la platea delle donne in età feconda. In Calabria il carico di figli per donna feconda è sceso a 18,5, in calo rispetto al 18,7 dell’anno precedente. Senza flussi migratori capaci di invertire la tendenza, la popolazione meridionale diminuirebbe del 18%, con punte ancora più marcate in Basilicata (-22,5%), Sardegna (-22%), Calabria (-19,6%) e Molise (-19,4%). Per la regione si profila un ridimensionamento netto: dagli attuali 1.834.646 abitanti si scenderà a 1.493.683 nel 2050, con oltre 340mila persone in meno. Una sottrazione che si traduce in scuole accorpate, classi vuote, servizi più difficili da sostenere, mutati bisogni di assistenza sanitaria. E tanta solitudine.
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