Comala, i vincitori del bando tendono la mano ai gestori storici: “Basta scontri, lavoriamo insieme”
La vicenda degli spazi di corso Ferrucci 65, dopo quindici anni di gestione da parte dell’associazione Comala e la successiva assegnazione tramite bando pubblico a un raggruppamento diverso, sembrava destinata a concludersi davanti al Tar. Dopo settimane di polemiche e scambi di accuse, invece, stasera è arrivato il colpo di scena.
Le componenti del gruppo Ferrucci Hub che si è aggiudicato il bando – Social Innovation Teams Italia, Area G, Associazione Nessuno Aps, Eufemia, Il Tiglio, Misteria, Si Può Fare e Zero Waste Italy – hanno lanciato una proposta: avviare un percorso di coprogettazione che coinvolga anche i precedenti gestori di Comala.
Il sindaco Stefano Lo Russo, pochi giorni fa, si era detto «ottimista» sulla possibilità di trovare una soluzione alla vicenda, pur restando vago. Parole che molti avevano interpretato come un auspicio, forse un tentativo di raffreddare gli animi. E invece, con ogni probabilità, le diplomazie erano già al lavoro per costruire ponti.


Ora resta da capire se il presidente di Comala, Andrea Pino, accetterà di condividere lo spazio con le altre associazioni, tra cui Eufemia. I rapporti tra le due realtà, in passato, erano stati burrascosi: Eufemia aveva addirittura sporto querele. «Per noi il dialogo viene prima di tutto», scrivono le associazioni del Ferrucci Hub in una nota inviata ai giornali.
Un passaggio che potrebbe cambiare il quadro della vicenda. Non un passo indietro rispetto all’esito del bando, ma un passo di lato rispetto alla logica dello scontro. Comala, che aveva perso la gara pubblica per la gestione degli spazi, si trova ora di fronte a una proposta di collaborazione diretta nella definizione del futuro di quei locali. Un’apertura che fino a pochi giorni fa sembrava improbabile.


L’assegnazione degli spazi dove per quindici anni ha operato il Comala aveva sollevato un’ondata di reazioni, dentro e fuori le istituzioni: erano state raccolte 24mila firme a sostegno della precedente gestione.La cordata Ferrucci Hub, dal canto suo, rivendica radicamento e competenze. Molte delle realtà coinvolte operano da anni nel campo del benessere, della salute mentale e della coesione sociale sul territorio torinese.«Non siamo qui per cancellare una storia ma per costruire», spiegano.


Resta un punto fermo: il bando vinto. Ecco dunque la proposta per uscire dall’impasse: aprire un tavolo con l’amministrazione comunale e la Circoscrizione 3 proprietaria degli spazi, in un clima che le associazioni chiedono sia «costruttivo e orientato al futuro». Dopo settimane di tensioni e accuse incrociate, la vicenda di corso Ferrucci potrebbe trasformarsi in un laboratorio politico.
«Se questa disponibilità verrà accolta – affermano i proponenti – lavoreremo con entusiasmo a una soluzione che la città possa riconoscere come propria. Se invece prevarrà la contrapposizione, troveremo insieme con la città di Torino una soluzione diversa: la logica dello scontro e dell’odio animano già troppo il mondo e non vogliamo farne parte».
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