Un «Patto per lo sviluppo e il lavoro» contro il declino socio-economico dell’Umbria

Un Patto per lo sviluppo e il lavoro dell’Umbria, con un tavolo stabile che metta insieme Regione, parti sociali e sistema produttivo per affrontare in modo condiviso la crisi che da anni colpisce il territorio. È la proposta lanciata dalla Cgil Umbria durante la tavola rotonda «Un nuovo sviluppo economico per l’Umbria», organizzata venerdì a Perugia per aprire un confronto con istituzioni, imprese, università e mondo della ricerca.
Concertazione Il sindacato chiede un accordo strutturato e continuo, non un incontro occasionale. L’idea è quella di una sede tripartita che serva a monitorare l’andamento dell’occupazione, valutare l’impatto sociale degli investimenti, gestire in modo trasparente le risorse europee e quelle del Pnrr e fissare obiettivi chiari e verificabili. «La concertazione come strumento di democrazia economica», hanno spiegato la segretaria generale Maria Rita Paggio e il segretario Andrea Corpetti, indicando la necessità di un confronto costante tra le parti.

Crisi strutturale La proposta è arrivata al termine di un’analisi severa sullo stato di salute della regione. Dalla relazione introduttiva di Elisabetta Tondini, ricercatrice dell’Agenzia Umbria ricerche, è emerso un quadro di declino socio-economico che dura da anni. Non si tratta, secondo la Cgil, di una fase passeggera ma di una trasformazione profonda. «L’Umbria – hanno sottolineato Paggio e Corpetti – soffre di problemi strutturali che il sindacato non può ignorare: calo demografico e invecchiamento della popolazione, emigrazione di giovani qualificati, bassa produttività media delle Pmi, fragilità infrastrutturale e logistica, crisi dei settori industriali energivori e diffusione del lavoro precario e povero». Un insieme di fattori che, messi insieme, frenano lo sviluppo e riducono le opportunità soprattutto per le nuove generazioni.
Una nuova stagione Per il sindacato serve quindi una politica industriale regionale più attiva e una nuova stagione di contrattazione. «Non siamo di fronte a una crisi congiunturale, ma a una trasformazione profonda che richiede una politica industriale regionale attiva, una nuova stagione di contrattazione e un protagonismo delle parti sociali. L’Umbria può crescere solo se cresce il lavoro di qualità, non abbiamo bisogno di competizione al ribasso, ma di una nuova stagione di giustizia sociale». Accanto alla proposta del Patto, la Cgil ha presentato anche indicazioni concrete per i diversi settori economici e per l’ambito sociale. Tra queste, l’introduzione di clausole sociali vincolanti per concedere finanziamenti pubblici, in modo da legare gli aiuti a impegni precisi su occupazione e condizioni di lavoro. Il punto centrale resta uno: «Va messo al centro un progetto politico e sociale fondato sulla centralità del lavoro stabile, sicuro e ben retribuito».
Imprese e politica All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il direttore di Confindustria Umbria Simone Cascioli, il professore di Economia agraria dell’Università degli studi di Perugia Gaetano Martino, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti e il segretario nazionale della Cgil Luigi Giove. Proprio De Rebotti ha definito l’iniziativa «meritevole», sottolineando che questo è «il momento di serrare le fila» e che ci sono le condizioni per costruire insieme un patto per lo sviluppo. L’assessore ha ricordato che entro il 2027 la Regione sarà impegnata nella riprogrammazione e nell’utilizzo di risorse importanti, a partire dai fondi europei, e che sarà decisivo spenderle bene per sostenere la crescita. Ha citato anche le opportunità legate alla Zes, che potrebbero rappresentare un punto di svolta se inserite in un quadro condiviso di azioni. A breve, ha annunciato, sarà riconvocato il tavolo regionale dedicato a questi temi.
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