Marche

l’esca su Instagram, 4 indagati

MACERATA Alla loro bambina volevano offrire un futuro migliore, nel loro Paese erano stati vittima di estorsione da parte di una banda criminale, così avevano deciso di lasciare il Perù e partire per l’Europa. Lei odontotecnica lui amministratore d’azienda, prima hanno preso contatti con un argentino per ottenere il permesso di soggiorno e poi si sono imbarcati verso una nuova vita. Sono invece incappati in una truffa: arrivati a Macerata, senza documenti validi non sono riusciti a trovare lavoro, hanno perso circa cinquemila euro e alla fine hanno denunciato i presunti truffatori. Per la Squadra Mobile non sarebbero le uniche vittime.

L’indagine

Nei giorni scorsi la polizia ha notificato quattro avvisi di garanzia a quattro persone: una coppia di argentini che all’epoca dei fatti viveva a Macerata e una coppia di italiani che vive nel capoluogo. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono truffa e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in concorso. In totale sarebbero cinque le vittime, soprattutto peruviani e argentini arrivati in Italia con la promessa di ottenere, dopo aver pagato circa 4.500 euro, un permesso di soggiorno valido sul territorio nazionale e un alloggio in affitto. Ma per la Squadra Mobile il fenomeno sarebbe più ampio.

La querela

Le indagini, condotte dalla Sezione criminalità straniera della Squadra Mobile, quest’ultima guidata dal commissario capo Anna Moffa, con il supporto dei colleghi dell’Ufficio Immigrazione e coordinate dal pubblico ministero Francesco Carusi, sono partite a settembre 2024 quando la coppia peruviana ha presentato una denuncia in questura. I coniugi raccontarono tutto dall’inizio: nell’estate del 2023 quando erano in Perù erano stati vittima di estorsione, volevano venire a vivere in Italia per offrire alla loro figlia una vita migliore e avevano cercato su Internet informazioni su come muoversi. Su Instagram avevano trovato una pagina che sembrava fare al caso loro, pagando 4.500 euro avrebbero usufruito di servizi per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e un alloggio abitativo in affitto. Così avevano preso contatti con un argentino residente all’epoca a Macerata e dopo aver pagato una caparra erano partiti. Da Lima con un aereo avevano raggiunto Madrid, da lì avevano proseguito per Venezia e poi in treno erano arrivati a Porto Recanati. Dopo due settimane trascorse in un residence e dopo aver versato la restante somma in più tranche si erano trasferiti a Macerata ottenendo un appartamento in affitto. Da lì avrebbero iniziato le pratiche per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Per gli investigatori alcuni degli indagati avrebbero accompagnato personalmente le vittime alle Poste e all’Ufficio Immigrazione facendo firmare i documenti necessari per il rilascio del permesso. In realtà, entrando in Italia senza un visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato, gli stranieri potevano restare solo per 90 giorni per motivi turistici. Così sfruttando questi 90 giorni l’argentino si sarebbe occupato di reperire la documentazione necessaria e di preparare, come di norma, il “kit delle poste” per il rilascio degli agognati permessi.

La coppia peruviana aveva quindi presentato la domanda per il rilascio del permesso di soggiorno che però era stata inviata senza la documentazione prevista dalla legge e per questo era stata respinta dall’Ufficio Immigrazione. A quel punto, presa coscienza della loro situazione di irregolarità e del raggiro subito, marito e moglie si erano presentati in questura per formalizzare la querela. Già da qualche settimana però l’Ufficio Immigrazione aveva prestato attenzione alle domande provenienti da argentini o peruviani che senza averne titolo avevano inoltrato le stesse istanze, e tutte apparentemente sarebbero state compilate dalla stessa mano. I poliziotti, insospettiti dal numero elevato di queste pratiche, avevano predisposto servizi mirati a cercare di capire se quello dei coniugi fosse un caso isolato o rientrante in un più grande fenomeno. Gli investigatori hanno così scoperto che ad essere truffate sarebbero state anche altre persone di origine peruviana ed argentina, almeno cinque, attraverso un rodato meccanismo molto simile a quello utilizzato per i coniugi che avevano raccontato la vicenda agli agenti della Squadra Mobile.

Gli esiti

Nel frattempo però alcune delle vittime, trovandosi in una situazione di irregolarità a seguito della truffa subita, erano state espulse, altre avevano deciso in autonomia di lasciare l’Italia e rientrare nel loro Paese di origine, senza ricevere mai indietro le somme corrisposte per la trattazione delle pratiche ad opera degli indagati. Secondo gli investigatori questa attività illecita avrebbe generato un volume d’affari stimato intorno ai 40mila euro.




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