Piemonte

A casa l’ultima ferita di Crans: “Ha passato due mesi terribili ma la mia Elsa è un’eroina”

«Sono felice di essere qui». Un grande sorriso sul viso — lì, a differenza del resto del corpo, non ci sono segni di ustioni — e tra le mani il filo sottile di un palloncino rosso a forma di cuore. Elsa Rubino, studentessa di 15 anni di Biella, non lo ha mai lasciato, neanche nel trasferimento in elicottero che ieri mattina l’ha portata dall’ospedale di Zurigo al Centro Grandi Ustionati del Cto di Torino, dopo essere rimasta gravemente ferita nel rogo di Crans-Montana, la notte di Capodanno. Ora quel cuore rosso svolazza nella stanza di terapia sub-intensiva dove è ricoverata. Accanto c’è la mamma, Isabella Donatelli, che resterà con lei in camera dove proseguirà il percorso di guarigione che, con ustioni di secondo e terzo grado sul 55% del corpo, si preannuncia lungo.

Ma dopo 56 giorni di ricovero in Svizzera, ieri è arrivato il momento della felicità. «È stato un orrore e l’abbiamo superato. E lo sarà davvero solo quando anche tutti i ragazzi riusciranno a uscire da questo inferno. Pensiamo molto agli altri genitori, quest’esperienza ci ha unito tanto», dice la madre con la voce rotta e gli occhi lucidi, appena arrivata a Torino, «qui mi sento finalmente a casa».

Al Cto c’è anche il papà Lorenzo Rubino, partito da Zurigo con la cugina di Elsa, Emma e la cagnolina Lalla. Scende dall’auto con un grande sorriso, lo stesso di sua figlia.

Lorenzo, come sta Elsa?

«Siamo davvero felici. Ora sale l’ansia per questa nuova fase. Noi finora abbiamo vissuto per lei, giorno dopo giorno, sperando che potesse arrivare questo momento. Dal primo sorriso bellissimo che ha fatto quando ha saputo del trasferimento in Italia, ho capito che mia figlia Elsa era tornata».

Intervista a Lorenzo Rubino con il cane Lallai padre di  Elsa Rubino ferita nella strage di Crans Montana davanti all'ospedale CTO, Torino, 26 Febbraio 2026 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Intervista a Lorenzo Rubino con il cane Lallai padre di Elsa Rubino ferita nella strage di Crans Montana davanti all’ospedale CTO, Torino, 26 Febbraio 2026 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO (ansa)

Per celebrare questa gioia l’ha chiamata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Cosa le ha detto?

«Abbiamo chiacchierato pochi minuti, ma molto intensi. Mi ha trasmesso la sua emozione e la voglia di fare gli auguri a mia figlia. Ci ha dato un senso di gratitudine e tranquillità di cui non eravamo riusciti a godere a pieno quando è venuto a Zurigo. Eravamo troppo stremati e stressati. Ma abbiamo sempre avuto l’appoggio di tutti».

Questa seconda telefonata, ora che Elsa è stata dichiarata fuori pericolo e trasferita, ha tutto un altro suono. È così?

«Sì, siamo davvero felici. In questi giorni Elsa ha iniziato a ritrovare la gioia di vivere e, di conseguenza, stiamo meglio anche noi. Ha pianto e riso quando ha saputo del trasferimento. È una ragazza solare e il ritorno le ha dato una sferzata di buonumore: ha ripreso a parlare, abbiamo ritrovato la Elsa che avevamo perso. Si è quasi tirata in piedi da sola, nonostante sia molto dimagrita e abbia poca forza nelle gambe. Oggi riesce anche a scherzare».

Quando avete capito che la situazione stava migliorando?

«Quando le hanno tolto le varie cannule per nutrirla: muoversi in sedia a rotelle l’ha fatta sentire libera. Un mese e 26 giorni fa non avremmo mai immaginato di arrivare a questo punto. Quando l’ha salutata ha pianto anche la dottoressa Neuhaus, che le ha salvato la vita. Ma Elsa non si rendeva conto dei suoi progressi».

Sono stati due mesi molto duri.

«Quando ti trovi in una situazione così devi essere forte. A Zurigo ci hanno aiutato moltissimo, l’hanno coccolata. Ma è stato un periodo disperante. La prima notte le si è fermato il cuore, poi l’infezione. Peggiorava, ma ogni giorno che passava aggiungeva speranza. Eravamo contenti quando una notte trascorreva senza ricevere telefonate».

Era il 22 gennaio quando si è risvegliata per la prima volta…

«Ma da allora è stato più difficile perché ha preso consapevolezza della sua situazione ed è stato duro. È stato fondamentale l’aiuto di psicologi e psichiatri. Elsa è stata bravissima, un’eroina».

Ora a Torino potrà riprendere il percorso scolastico, è così?

«Sì, lo ha chiesto lei stessa: l’angoscia l’idea di perdere l’anno. È un miracolo ciò che è successo ma attiveremo anche questo aspetto. È importante che non si stacchi dalle sue compagne. Il suo sogno è rivedere la sua migliore amica. Sarà un percorso delicato e lungo ma è giovane e ha avuto la grande fortuna, nella tragedia, di non aver riportato ustioni sul viso».

Pensa a quella notte?

«Non abbiamo avuto il tempo finché nostra figlia non ha ritrovato la parola. Lei vuole giustizia, non vendetta. Ha bisogno di capire cosa è successo, perché la sua vita è cambiata. Ci sono cose che non hanno funzionato e a pagare sono stati lei e i suoi amici, alcuni dei quali non ci sono più. Io stesso ho portato Achille (Barosi, ndr) in macchina il giorno dell’incidente. Un ragazzo formidabile, è stato uno choc. Anche i suoi amici che hanno riportato meno ustioni vivono un senso di colpa altissimo».


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