Marche

Il pappagallo Franky morto nell’incendio in azienda a Filottrano, scortava Michele Scarponi durante gli allenamenti

FILOTTRANO – La livrea variopinta di Franky, il pappagallo amico di Michele Scarponi, sta solcando il cielo per raggiungere il suo compagno di scorribande sulle strade tra Filottrano e Osimo. Michele sulla bici, Franky a fargli da scorta alata, volando salla scia del ciclista di Filottrano morto in un incidente il 22 aprile del 2017, quando un furgone lo investì tagliandogli la strada mentre Michele si preparava al Giro d’Italia allenandosi sulle strade di casa. “Ciao bellissima Frankie. Continuerai a volare con noi all’infinito”, è il commiato che gli ha tributato su Facebook, alla notizia della sua scomparsa, Marco Scarponi, fratello di Michele, che con la Fondazione tiene viva la memoria del campione di ciclismo e combatte per la sicurezza di chi va in bici sulla strada.

Franky e Michele Scarponi, il legame più tenero

Franky, esemplare femmina di Ara Araruna, è il pappagallo di Giacomo Luchetta, titolare dell’azienda di recupero rottami metallici di via Filottrano a Osimo devastata la sera di mercoledì 25 febbraio da un incendio. Il pappagallo era all’interno dello stabile e non è sopravvissuto al rogo.

All’indomani della morte di Michele, Franky s’era posato su un segnale stradale proprio sopra i fiori e le borracce lasciate da amici e tifosi di “Scarpa” sul luogo dell’incidente. «Quanto avrei voluto coprire quel raggio di sole o aver attirato l’attenzione del conducente, per far sì che ti vedesse», scriveva su Facebook Giacomo Luchetta, dando voce al pappagallo che dal 2014 allevava nella sua abitazione di Montoro di Filottrano.

Proprio un raggio di sole infatti dovrebbe aver ingannato il conducente del furgone che aveva  tagliato la strada a Michele all’incrocio tra via dell’Industria e via Schiavoni. Ai funerali, un bagno di folla andato in scena il 25 aprile di nove anni fa molti s’aspettavano di veder volare Franky sul prato dello stadio San Giobbe di Filottrano, ma probabilmente c’era troppa gente per le virate di un pennuto di quelle dimensioni e il proprietario aveva preferito non correre rischi, anche se sui social network lo stesso Luchetta si rivolgeva a Michele immaginando che «Franky non è apparsa al tuo ultimo saluto perché forse era troppo arrabbiata con il fato».

Il giorno in cui scortò i figli di Michele all’asilo

Il pappagallo dalle piume gialle e indaco s’era ripresentata invece, qualche giorno più tardi, scortando i figlioletti di Michele, cinque anni appena, al loro primo giorno d’asilo dopo la tragedia.

La mamma Anna era scesa dall’auto, per accompagnarli, e in cielo era comparsa Franky, l’amica mascotte di Michele, a volteggiare nella luce del mattino.


Amatissima da molti, tanto che ora sui social campeggiano ricordi assortiti, ma non sempre ben voluta da tutti, perché a volte la femmina di pappagallo amica di Scarponi non sapeva resistere alla tentazione di beccare le guarnizioni delle auto in sosta, strappandole dai finestrini e dai tergicristalli. Poche settimane prima della morte di Michele Scarponi, il proprietario Giacomo Luchetta l’aveva dovuta rinchiudere in gabbia per paura che qualcuno gli sparasse, dopo messaggi minatori comparsi sui social.  Quando l’insofferenza monta sui social network, aveva  pensato Giacomo Luchetta, il “papà” di Franky, meglio non sottovalutare le minacce.

Rinchiusa in gabbia per danni alle auto

Così per diversi giorni il pappagallo se ne era rimasto  immalinconito nella sua gabbia a Montoro di Filottrano, dove Luchetta gestiva allora l’attività di raccolta e smaltimento di rottami.  «Non è solo per quel post – spiegava in quei giorni Giacomo, ora 38 anni  – da un po’ di tempo c’è un clima incattivito, sia nei bar del paese che nelle bacheche di Facebook. Il mio pappagallo non ha fatto mai del male a nessuno, se ha fatto danni alle auto io ho sempre risarcito tutto. Tutti sanno di chi è Franky e dove trovarmi. In tre anni avrò risarcito 7-8.000 euro.  Non posso rischiare che qualcuno gli faccia del male. O di vedermi notificare una maxi richiesta di danni se per disgrazia un ciclista, guardandolo volare, si distraesse cadendo a terra».

Anche Franky investita  

La stessa Franky, l’anno dopo la morte di Michele, era stata coinvolta in un incidente stradale: investita da un’auto, l’avevano trovata sull’asfalto con un’ala spezzata. Ma dopo le cure veterinarie era tornata a volare sui cieli tra Filottrano e Osimo. Adesso Franky non c’è più, anzi starà volando sulla spalla dell’Aquila di Cantalupo. Uno accanto all’altro, come nel murale che a Filottrano, sul luogo dell’incidente, ricorda Michele Scarponi.




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