Marche

mani al collo dal marito, il figlio la salva. A 10 anni ha fermato il papà poliziotto

JESI – Per nascondere i segni sul volto, sul collo e sulle braccia, indossava sciarpe e abiti lunghi anche d’estate. E al lavoro copriva i lividi con un pesante strato di fondotinta, nella speranza di non attirare sguardi indiscreti. Trovava mille scuse quando qualche collega, preoccupato, provava a chiederle spiegazioni. L’occhio nero? «È stato mio figlio piccolo, lo tenevo in braccio e mi ha colpito involontariamente con una testata». Gli ematomi? «Ho carenza di enzimi dopo la seconda gravidanza, compaiono ogni volta che urto qualcosa».

Le giustificazioni

Per mesi è andata avanti così, accampando giustificazioni sempre più fragili.

Alla fine, quando ha scoperto che il marito la tradiva con un’altra donna, ha ceduto e si è sfogata con la direttrice del negozio in cui lavora: «Quei segni me li ha fatti lui, da più di un anno mi picchia», le ha confidato. Era il marzo 2024. Ora l’uomo, un poliziotto jesino di 50 anni, si trova a processo con accuse pesantissime: maltrattamenti, lesioni, tentato accesso abusivo al sistema informatico (perché voleva controllarle il telefono) e una tentata violenza sessuale perché in un’occasione avrebbe cercato di costringerla ad un rapporto non consenziente. Per più di un anno la 42enne avrebbe taciuto, illudendosi di poter così salvare il matrimonio da cui sono nati due figli. Ma quando, il 29 marzo 2024, è dovuta andare all’ospedale dopo essere stata aggredita in casa, non ha potuto più nascondersi. Ai medici e poi ai carabinieri ha raccontato che il marito le avrebbe messo le mani al collo in bagno, rischiando di soffocarla, al culmine di una lite legata proprio alla separazione in corso. Provvidenziale l’intervento del loro figlio, di neanche 10 anni, che avrebbe preso le difese della madre, liberandola dalla morsa. E urlando, avrebbe attirato l’attenzione dei vicini. Ieri il collegio penale, presieduto dal giudice Roberto Evangelisti, oltre al maresciallo che ha condotto le indagini, ha ascoltato la responsabile del negozio in cui lavora la 42enne.

«La vedevo andare spesso in bagno, dove la trovavo a piangere – ha riferito -. A volte ha avuto dei malori e raccontava che era colpa dello stress. Capitava che venisse al lavoro con i lividi, che copriva con il trucco, ma diceva che erano frutto di piccoli incidenti e che gli ematomi le venivano perché aveva un problema di salute. Indossava abiti lunghi pure d’estate, diceva che aveva freddo per via dell’aria condizionata. Solo dopo mesi, quando mi ha confidato che il marito la tradiva, mi ha raccontato la verità». La 42enne si è costituita parte civile insieme ai due figli tramite l’avvocato Raffaele Sebastianelli, mentre l’imputato (a cui nel frattempo è stato revocato il braccialetto elettronico) è difeso dagli avvocati Monica Clementi e Giulia Percivalle dello studio Magistrelli. Il processo riprenderà il prossimo 6 maggio.




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