Lo storico: «La destra estrema vuole emergere» – Cronaca
BOLZANO. Professore, la Svp è contro la remigrazione… «E ci mancherebbe». La ragione? «Mettere in piedi una manifestazione che parla di ricollocamenti, ritorni “a casa loro” in una terra come l’Alto Adige apre una questione non di lana caprina». Cioè? «Da quando, qual è la data di scadenza per gli immigrati?». Domanda che dischiude squarci anche nel nostro recente passato e che a Bolzano aprirebbe delle falle nella definizione dei confini entro cui far restare i migranti o invece allontanarli. Francesco Filippi, in vista della manifestazione e contromanifestazione di sabato, estremizza volutamente ma, in effetti, a proposito di migrazioni, qui ne sono accadute varie ondate, partendo dai baiuvari che si sono incuneati tra i ladini-latini per arrivare a noi, soprattutto, con l’esodo programmato dalle “vecchie province” di italiani per provare a scardinare la proporzione etnica delle popolazioni. Insomma, brutta storia, soprattutto per la Svp. Che spiega come sia accaduto che una battaglia della destra, in questo caso estrema, sia stata subito circumnavigata da Arno Kompatscher fino a chiudere dietro di sé tutti gli approdi. Senza tentennamenti. «Sarebbe una deportazione», ha tagliato corto il presidente provinciale fin dal Giorno della Memoria davanti al muro del Lager. Nonostante che un suo alleato sul territorio – leggi Salvini anche sul piano nazionale – abbia adottato una posizione sostanzialmente favorevole, con FdI che ieri ha attaccato Kompatscher attraverso il vicepresidente Marco Galateo. Bolzano, in ogni caso, si ritrova in grembo una patata bollente. A Brescia, a Piacenza, città di sinistra la questura ha consentito la manifestazione sulla Remigrazione. Qui? Francesco Filippi, storico e studioso del Novecento, consulente presso la Fondazione Museo storico trentino, autore di libri come «Mussolini ha fatto anche cose buone», oppure «Noi però abbiamo fatto le strade» – deciso a sconnettere luoghi comuni e vulgate intorno al ventennio – prova a guardare ora alla manifestazione in arrivo a Bolzano sulla remigrazione. E a quello che comporta anche sul terreno del dibattito.
Professore, guardando qui che le viene in mente?
Sentire italiani dell’Alto Adige che parlano di remigrazione, di “sostituzione etnica” portando anche a Bolzano temi cari alla Afd in Germania è quantomeno curioso.
Nel senso?
Fino a quando andare indietro per decidere chi si sta sostituendo a noi? Dieci anni, venti? Se poi si va a settanta, allora si tratterebbe di pensare a quanti italiani sono arrivati qui in mezzo ai sudtirolesi…
Certo, chi spinge per portare qui la manifestazione intende gli extraeuropei…
Allora servirebbe chiarirsi sulla provenienza più che sulla data. In ogni caso terreno scivoloso.Resta che in molti Paesi europei di antica democrazia, si pensa e si attua, detto meno brutalmente, a ricollocamenti di migranti. In Inghilterra in Africa, la Germania li rimanda in Afghanistan.
Differenze?
Farei un paio di distinguo. Il primo è che il nostro Paese, a differenza degli altri che immaginano queste politiche, ha tassi migratori molto meno elevati. Che lì sono presenti da decenni. Ma non è solo questo.
E che cosa altro?
Visto che la questione è in campo da tempo, sono stati messi in piedi accordi con i luoghi di provenienza e attuate delle convenzioni. In Italia anche le espulsioni si scontrano spesso con un contesto privo di intese di questo tipo.
Poi c’è Afd, Alternative für Deutschland, che della remigrazione ha fatto un cavallo di battaglia.
E che spiega come, per converso, sia stata invece CasaPound a prendere in mano il testimone di questo slogan politico.
La ragione? Solo cuginanza da destra estrema?
Non solo. Qui sta accadendo, dico in questi ambienti, qualcosa di molto più preciso e con contenuti e strategie pienamente politiche.
Che cosa intende?
L’importazione di un fenomeno mediatico come la migrazione-remigrazione in Italia, ma anche in una terra come l’Alto Adige che ha vissuto il disegno della sostituzione, sotto il fascismo, o almeno di un suo tentativo, è da un lato singolare. E fa comprendere la freddezza Svp, che pure ha un elettorato sensibile ai temi della destra. Ma, ecco il punto, soprattutto svela il momento che sta vivendo CasaPound, qui e in Italia.
E di che momento si tratta?
Questa destra estrema si è trovata oscurata nella sua riconoscibilità dal fatto che molti temi per loro identitari, come la lotta all’immigrazione clandestina e no, o il blocco navale, le sono stati sottratti. E non solo dalla destra classica e storica come Fdi. Ma anche dalla Lega e da molti altri partiti con varie sfumature. Ma c’è di più.
Cioè sul piano del pericolo che sente di correre CasaPound?
La destra di governo è moderata. Anche europeista, abbraccia la von der Leyen e fa accordi con i democristiani tedeschi. Per CasaPound questo rischia di mostrare come le questioni in campo non siano in fondo da affrontare con le unghie e con i denti. Possano essere fatte scivolar via nel moderatismo. Ecco che queste manifestazioni emergono come una strategia tutta funzionale a CasaPound.
Cioè più che i risultati che possono giungere dalle manifestazioni, a loro serve solo esserne i promotori?
È così. Per CasaPound è un tentativo disperato di dire: noi siamo la vera destra, noi siamo quelli che combattono sul serio l’immigrazione. Gli altri non vanno alle estreme conseguenze, noi sì. È una battaglia tutta interna alla destra. Ma pericolosa. Perché tocca nervi scoperti, prova a scardinare alcuni assi nelle coalizioni e fa passare per plausibili parole d’ordine che invece sono drammatiche.




