«Sbatteva come un pazzo sulle porte poi ha rotto le vetrate con un sasso»

PESARO Un rumore sordo di colpi alle vetrate, nel cuore della notte. Una, due, tre, quattro volte, nel silenzio delle 2.30 del mattino. È così che uno studente di medicina si è accorto di trovarsi a pochi metri di distanza dal ladro che quella sera ha scatenato il panico in giro per la città alla ricerca dei contanti lasciati nei fondi cassa delle attività di tre quartieri diversi.
Le vetrate
Lo studente era rimasto fino a tarda notte a studiare nella biblioteca Umberto Spadoni del quartiere 5 Torri, circondata da un bar, una pizzeria, una parrucchieria e tutta una serie di attività commerciali che il ladro non ha risparmiato dai danni. A separare lo studente dal predone di fondi cassa c’era soltanto una porta e una vetrata. «Ero sui libri, quando all’improvviso ho sentito dei forti colpi provenire dall’ingresso – racconta il 30enne – c’è un punto della sala studio con delle vetrate, da cui ho cercato di guardare fuori senza farmi vedere. E lì l’ho visto: era un ragazzo alto e magro, con addosso una felpa nera e il cappuccio sulla testa. In mano aveva un grande sasso, con cui ha tentato di rompere le vetrate della parrucchieria. Quando ha capito che non ci sarebbe riuscito è andato verso il bar Magnolia, dove l’ho visto spaccare il vetro ed entrare». Davanti a questa scena, lo studente ha abbandonato i libri ed è corso al primo piano, dove ha chiamato subito i carabinieri. «Mi batteva il cuore a mille, ero completamente solo e, vedendo come si muoveva, quel ragazzo sembrava alterato, come se fosse sotto stupefacenti». Quell’attesa, da solo e senza difese, era terrorizzante, ma la lucidità ha prevalso. «Non sapevo se fosse armato di coltello, per cui sono rimasto al telefono raccontando cosa succedeva. E intanto lo sentivo continuare a sbattere alle porte di sotto». In poco tempo i carabinieri sono arrivati in Largo Volontari del Sangue «con la sirena accesa, ma il ladro se n’era già andato».
Lo choc
I militari non erano sorpresi del racconto del ragazzo. «Dicono che si tratta di un soggetto noto, che aveva già aggredito anche un loro collega» spiega lo studente. «Una volta arrivato a casa ho avvertito di quanto accaduto i componenti del gruppo in cui organizziamo l’autogestione in biblioteca. Il mio messaggio però è stato cancellato da uno dei membri, un atteggiamento che mi ha lasciato l’amaro in bocca».




