Economia

Industrie energivore, emissioni giù del 42% ma la transizione rallenta

Le industrie energivore europee hanno tagliato negli ultimi due decenni le emissioni di gas serra del 42%, ma la transizione si è fermata a metà strada. È questo il messaggio del nuovo briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), diffuso nel quadro del Clean Industrial Deal, che fotografa un settore strategico per l’economia europea – acciaio, cemento, chimica, carta, alluminio, vetro – alle prese con un doppio vincolo: ridurre le emissioni e restare competitivo in un mercato globale segnato da costi energetici più alti rispetto a Stati Uniti e Asia.

Il dato più evidente riguarda i progressi già compiuti. Oltre ai gas serra, le industrie ad alta intensità energetica hanno ridotto gli ossidi di zolfo del 63%, gli ossidi di azoto del 55%, le diossine del 62% e il nichel del 64%. Un risultato significativo, ottenuto mentre il valore aggiunto del settore restava sostanzialmente stabile, segno di un primo disaccoppiamento tra crescita industriale ed emissioni. Ma negli ultimi dieci anni il ritmo di riduzione si è rallentato e i costi esterni dell’inquinamento – soprattutto sanitari – restano elevati, intorno ai 73 miliardi di euro l’anno.

Emissioni di CO2 e di altre sostante inquinanti per settore industriale

Emissioni di CO2 e di altre sostante inquinanti per settore industriale 

Il nodo è noto anche nel dibattito italiano, dove la competitività industriale si intreccia con il prezzo dell’energia e con i ritardi su reti, accumuli e autorizzazioni: le industrie energivore consumano oltre il 60% dell’energia della manifattura europea e rappresentano quasi il 20% del valore aggiunto del settore. In un contesto di domanda debole e sovracapacità globale, come nell’acciaio, l’Europa paga elettricità fino a quattro volte più cara dei principali partner commerciali. Il risultato è un settore essenziale per la transizione – perché produce materiali chiave per rinnovabili, reti e infrastrutture – ma allo stesso tempo vulnerabile.

Il Clean Industrial Deal nasce proprio per sciogliere questo nodo. Bruxelles punta su decarbonizzazione, elettrificazione dei processi, circolarità e innovazione tecnologica, con piani d’azione dedicati ai settori più esposti. Il messaggio dell’Eea è chiaro: per ottenere nuove riduzioni non basta la tecnologia esistente, serve una trasformazione profonda dei processi industriali e una piena applicazione della normativa ambientale, dalla nuova direttiva sulle emissioni industriali (Ied 2.0) all’Emissions Trading System (Ets), il principale strumento dell’Unione per ridurre le emissioni di gas serra nei settori industriali ed energetici più emissivi.

Impatto potenziale della nuova direttiva sulle emissioni industriali (Ied 2.0) sui trend delle emissioni per alcuni settori energivori

Impatto potenziale della nuova direttiva sulle emissioni industriali (Ied 2.0) sui trend delle emissioni per alcuni settori energivori 

Secondo l’Agenzia, l’Ets resta il motore della decarbonizzazione industriale, perché introduce un prezzo sulle emissioni e spinge investimenti in efficienza energetica, combustibili a basse emissioni ed elettrificazione. La transizione però richiede capitali ingenti e tempi lunghi: le quote gratuite concesse finora per evitare il carbon leakage – la delocalizzazione della produzione verso Paesi con regole climatiche meno stringenti – saranno progressivamente eliminate entro il 2034 nei settori coperti dal Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), che estende il prezzo della CO2 alle importazioni per allineare i costi tra prodotti Ue ed extra-Ue, rendendo ancora più urgente l’adozione di tecnologie low-carbon.

Il briefing mette in evidenza anche la dimensione territoriale del problema. Gli hotspot di costi esterni, cioè le aree geografiche in cui l’inquinamento industriale genera ricadute sociali particolarmente elevate, si concentrano in Fiandre, Ruhr, nord Francia, Polonia, ma anche in alcune aree del Sud Italia e della Spagna. Dal punto di vista tecnologico, le opzioni sono note ma non prive di trade-off. L’uscita dal carbone riduce GHG e inquinanti ma richiede nuove soluzioni nella siderurgia. L’uso di biomasse può aumentare particolato e NOx. Il carbon capture può abbattere CO2 ma con costi energetici aggiuntivi. Elettrificazione ed economia circolare restano le strade con maggiori co-benefici, soprattutto se accompagnate da un sistema energetico pulito e competitivo.

I trend delle emissioni di gas a effetto serra delle industrie energivore

I trend delle emissioni di gas a effetto serra delle industrie energivore 

Per l’Italia – che ha una forte base manifatturiera ma prezzi elettrici elevati – la sfida è ancora più urgente. Senza reti più robuste, accumuli, mercato della flessibilità e politiche industriali coerenti con il Pniec e con il Clean Industrial Deal, il rischio è perdere quote produttive proprio nei settori necessari alla transizione energetica.


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