da Pesaro ad Ascoli reparti ospedalieri di nuovo in tilt. In rivolta medici e infermieri

ANCONA Dedalus, mai appellativo fu più azzeccato per il nuovo software ospedaliero e diagnostico introdotto nelle Marche in via sperimentale nell’estate del 2025 e ribattezzato dagli operatori sanitari col nome della società che lo fornisce. Il sistema finalizzato alla digitalizzazione dei Dea (Dipartimenti di emergenza e accettazione) di I e II livello, che dovrebbe portare al miglioramento del livello di assistenza sanitaria, sembra proprio come il labirinto di Creta progettato dall’inventore ateniese.
Una serie di tilt
Quella di ieri, infatti, è stata un’altra giornata di passione per medici e infermieri.
L’ennesima a dire il vero dopo l’avvio della sperimentazione dall’agosto del 2025 a Camerino, con gli ospedali che sono andate in tilt per ore. Il caso più eclatante ad Ascoli, dove i medici in massa sono andati esasperati prima dal direttore sanitario e poi dal direttore generale per lamentare i disservizi: instabilità delle piattaforme, difficoltà di accesso alle cartelle cliniche (con i dati pazienti che spariscono all’improvviso o compaiono nei terminali di strutture diverse da quelle in cui sono ricoverati), impossibilità di visualizzare correttamente le terapie e di consultare la documentazione sanitaria pregressa. Un inferno denunciato dagli operatori sanitari da cui sembrava veramente impossibile uscire, proprio come un labirinto. Ma guai e momentanei tilt del sistema ieri sono stati segnalati al sindacato Cimo anche da Pesaro, Fano, Senigallia e Fermo. E a San Benedetto è stata rinviata l’avvio della sperimentazione. «Occorre intervenire con urgenza per risolvere in modo strutturale i malfunzionamenti negli ospedali dove il software è già operativo», tuona il segretario regionale del Cimo Andrea Piccinini. Tra l’altro alcuni medici sembrano non volersi fermare all’appello-denuncia, qualcuno ha anche paventato un eventuale esposto in procura. E sempre da Ascoli c’è chi avrebbe già chiamato il procuratore per avvertirlo. Una sorta di cautela nel caso poi si dovessero verificare dei problemi seri su qualche paziente. Perché, come fanno notare i professionisti, quando il sistema si blocca si perde ogni tipo di riferimento sul paziente stesso. Un vero e proprio pericolo.
«La digitalizzazione è uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza e la qualità del sistema sanitario – aggiunge Piccinini – ma deve essere accompagnata da test adeguati, formazione efficace e infrastrutture tecnologiche all’altezza. In assenza di queste condizioni, l’innovazione rischia di trasformarsi in un pericolo». Così nei presidi dove il sistema è già attivo, chi vorrà potrà tornare ad usare carta e penna per redigere la cartella clinica. Perlomeno, questo il consiglio del sindacato. Proprio come è successo ieri ad Ascoli. Ma tanto è il disagio e il senso di pericolo che i medici stanno vivendo che Piccinini arriva a chiedere alla politica «di valutare se ci possano essere gli estremi per la rescissione contratto». Il che rappresenterebbe una vera e propria bomba, perché questa digitalizzazione è finanziata dal Pnrr (Missione 6, Componente 2). Quindi si rischierebbe, innanzitutto, di perdere una montagna di soldi. Venti milioni di euro, secondo le opposizioni, che sul tema hanno presentato due interrogazioni per chiedere alla giunta regionale come intende muoversi per risolvere il problema. E poi di fare una vera e propria figuraccia.




