i prossimi appuntamenti di lotta
Prosegue la lotta dei cittadini riuniti nell’Unione dei comitati contro l’inceneritore di Santa Palomba.
Nei giorni scorsi ci sono stati due appuntamenti della campagna “fuori gli inceneritoristi dai Castelli“: dopo il sit-in di protesta di lunedì ad una iniziativa promossa del PD, il Comitato si è presentato al convegno di FDI “Albano porta dei Castelli” che, secondo i cittadini dell’Unione, può restare tale solo senza l’inceneritore in costruzione a Santa Palomba.
L’Unione dei comitati contro l’inceneritore lamenta che, nonostante le 13 mila firme raccolte per chiedere che le prerogative regionali fossero fatte valere contro l’inceneritore, la risposta della Giunta Rocca è stata un atto di indirizzo che invece fa proprio il piano rifiuti di Gualtieri all’interno del piano dei rifiuti della Regione Lazio. E ciò nonostante che – secondo i comitati – proprio la normativa regionale escluderebbe che l’area comprata da Ama possa ospitare impianti di trattamento rifiuti.
Neppure le 25 mila firme delle due petizioni presentate alla Camera dei deputati sono state sufficienti per ottenere un’audizione in Commissione ambiente dove i comitati avrebbero volutoesporre quelle che considerano storture procedimentali in violazione delle norme del diritto eurounitario. Quindi annunciano che presto torneranno al Senato per consegnare le 12 mila firme della seconda petizione perché ritengono che mantenere ancora i poteri assoluti a Gualtieri a Giubileo finito rappresenta “il certificato di morte del diritto.”
Il prossimo 27 febbraio alle 18, presso la Sala nobile di Palazzo Savelli di Albano Laziale è stata convocata un’assemblea pubblica promossa tra gli altri anche dal Comitato No inceneritore a Santa Palomba che, partendo da una comune riflessione su quello che viene ritenuto un vero e proprio fallimento della Città metropolitana, cercherà di fare il punto sulle questioni che hanno suscitato le proteste dei cittadini, come l’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino e, appunto, la costruzione del mega inceneritore di Santa Palomba.
Si tratta di due esempi di quello che viene considerato dagli abitanti delle zone interessate come un “saccheggio della provincia” e non vi è dubbio che le proteste nascano, oltre che dal temuto impatto delle opere sul territorio, sull’ambiente, sulla salute delle persone, anche da un modello di governo dell’area metropolitana poco disposto a mettersi in gioco nei processi partecipati e dalla diffusa percezione che le decisioni importanti per la qualità della vita di noi tutti vengano prese senza ascoltare le ragioni di chi abita nei territori interessati dalle opere.
Le occasioni di riflessione, approfondimento e confronto allora le creano i cittadini stessi, che si sentono traditi dalle istituzioni. E infatti l’Associazione Salute Ambiente Albano – Cancelliera, l’Associazione Latium Vetus APS, Pavona per la tutela della salute e il Comitato di quartiere Santa Palomba hanno convocato due assemblee pubbliche, la prima a Nemi sabato 28 febbraio 2026, ore 17:00, presso la Sala Consiliare e la seconda ad Ardea sabato 14 marzo, ore 17:00, presso la Sala Consiliare.
L’argomento che sarà affrontato nelle due assemblee è molto importante e delicato dal punto di vista del rispetto degli equilibri ambientali che dipendono dal bene comune acqua. Le associazioni organizzatrici denunciano infatti che l’acqua pubblica non si possa usare per raffreddare il mega inceneritore di Santa Palomba in un’area che si trova in emergenza siccità di 17 anni e informano di aver presentato una querela alla al Comando della Guardia di Finanza di Roma per falso, frode in pubblica fornitura, truffa contro i dirigenti della Regione Lazio e il Commissario Gualtieri.
Secondo i querelanti, quattro dirigenti della Regione Lazio avrebbero accettato supinamente la tesi“falsa e infondata” di ACEA e Gualtieri secondo la quale l’inceneritore di Santa Palomba sarà raffreddato prioritariamente con acqua privata, ossia con la pioggia raccolta in una micro-vasca da soli 4200 metri cubi annui a fronte di esigenze di raffreddamento decisamente maggiori.
Invece, secondo le associazioni, i numeri che ACEA avrebbe fornito ai dirigenti della Regione il 12 agosto scorso, confermati nel Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR),dimostrerebbero che l’inceneritore sarebbe raffreddato quasi esclusivamente con acqua pubblica per i prossimi 33 anni, acqua prelevata da quattro pozzi oltre che da quella, sempre pubblica, in uscita da un depuratore, che però dovrebbe essere utilizzata per l’agricoltura. Per rendersi conto della insufficienza dell’acqua contenuta nella vasca proposta da Acea, le associazioni sostengono che la Regione avrebbe dovuto mettere a raffronto il progetto dell’inceneritore con quello di Acea del 2009 previsto a un solo km dal sito attuale, dentro la discarica di Albano, che prevedeva una vasca molto più grande.
L’acqua – ricordano le associazioni – è un bene sempre più raro e prezioso, come dimostra la falda idrica dei Colli Albani e i laghi Albano e Nemi al collasso.
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