Ambiente

De Rita e i 70 anni del Censis per capire la nostra società

Si dispiega con una fenomenologia minuta il racconto di 70 anni di società italiana accompagnati da De Rita e il suo Censis. “Canone deritiano (1955-2025)”: mai storia dell’attore dominante che stava in alto, più che programmare accompagnare, perché lui ci ricorda che «si governa accompagnando più che comandando». Sempre in empatia con le persone che stanno in mezzo e con fedeltà al soggetto nella società come ente storico. Dandosi una identità dentro il mercato, spazio e sfida delle relazioni. “Le intimità dei nessi” scriveva allora Becattini teorico dei distretti con De Rita e il suo racconto con “devozione” alla persona e “fedeltà” al soggetto. Si intravede un terzo racconto scadenzato dagli annuali rapporti sociali Censis segnati dai trattini: all’attore fordista – il capitalismo molecolare, allo stato soggetto – lo stato funzione, alle classi -l’invaso dei ceti medi, all’autonomia del politico -l’autonomia del sociale, alla potenza dei mezzi -la potenza dei processi, al palazzo d’inverno -Bevagna non va alla guerra…. Ne emergono 70 anni di lunga deriva da scomporre e ricomporre. Quello ascendente dal boom economico allo sboom proliferante dal sommerso ai distretti, dei ceti medi della famiglia Spa e il mondialiggiare dei distretti nella globalizzazione suadente. Quello discendente del quando l’invaso dei ceti medi si fa palude e chi può sale sulle palafitte della rendita e tanti fanno galleggiamento d’adattamento nel declinare verso la rottura del trattino tra élite e popolo sino al rancore ed ai populismi. Si arriva così a lambire il “non ancora” che guarda a geopolitica, geoeconomia, dazi che volano, autocrazie, imperi, guerre e globalizzazione a pezzi. Un lungo attraversare dalla economia delle nazioni, alla globalizzazione suadente e dirompente sino al ciclo del capitalismo politico che viene avanti. Che ci vede nell’ultimo rapporto sull’orlo “dell’hotel dell’abisso” (Valerii). Tracce per un grande romanzo di formazione. Nei miei microcosmi mi ci sono spesso inciampato. Avendo nel territorio il sincretismo dell’incontro. Seguendo la fabbrica diffusa passando per il sommerso arrivando a distretti, filiere e piattaforme, non come sacerdoti dei distretti, ma con il raccontare autocoscienza ed autodominio del territorio. Facendo conoscenza e animazione della coscienza dei luoghi da cui nascono i Patti Territoriali promossi dal Cnel di De Rita. Era venuto meno il grande attore dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno. Da qui l’intuizione di applicare il metodo della animazione e ricerca tiepida sui territori per accompagnare un vitalismo economico dal basso promosso dalla società di mezzo e dalle rappresentanze. Pensando più che a distretti economici a distretti sociali di progettazione e domanda da canalizzare verso i fondi europei per lo sviluppo locale. Rimase irrisolta la questione del trattino tra domanda sociale e ruolo programmatorio della politica, poi affidata alle Regioni. Di quella stagione rimane traccia nel mobilitarsi di un capitale sociale necessario e propedeutico per lo sviluppo dei territori. Tempi di fibrillazione territoriale anche a Nord con l’insorgere della “questione settentrionale”, il territorio volava nel cielo della politica e con sindacalismo di territorio produceva crisi della politica e crisi delle rappresentanze. Lì erano leggibili le metamorfosi sociali dal fordismo al posfordismo, dal locale al globale, dal territorio da spazio da percorrere a spazio di perimetrazione e rinserramento. Ci si chiedeva con Cacciari «Che fine ha fatto la borghesia?». Borghesia e classe inflazionate nell’uso, quanto inadeguate nel loro essere la prima, la borghesia, volata nei flussi ben oltre il monito weberiano “la proprietà obbliga” ed immersa nell’invaso borghesizzante senza borghesia. La seconda, la classe, da scomporre e ricomporre nel «Trionfo della moltitudine». Salto d’epoca nei flussi del sistema mondo e in basso persone e soggetti della diaspora delle migrazioni. Colta nel suo divenire da De Rita animando la prima ed ultima conferenza nazionale sulla immigrazione. Ultimo ma non l’ultimo capitolo del libro di storia. Guardando a Minneapolis in alto ed al divenire sociale in basso non troviamo persone o soggetti. Solo stracci che volano per alimentare le nostre paure del quotidiano. Forse, sarebbe necessario un canone De Rita di ricerca tiepida mettendo in mezzo trattini e giunture in quel sociale sommerso dove riconoscere e riconoscersi nella società che viene. De Rita ha ormai ben passato i 90 anni. Grazie. Credo tocchi a Valerii che ama citare miti e riti, caricarsi Anchise sulle spalle per andare come Enea verso l’altrove.

Bonomi@aaster.it


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