Casilino 23. Storia di una comunità – 5
Iniziamo la nostra storia del Casale di via Romolo Balzani chiarendo subito un equivoco narrativo: Garibaldi qui non c’è mai passato, nessuna documentazione o ipotesi lo confermano.
“Persino il pronipote del Generale, che si chiama anche lui Giuseppe Garibaldi, lo smentisce”, afferma, intervistato da Abitare A Roma, Pino Bendandi, storico rappresentante del Circolo Acli-Le Muse.
Perché dunque sia stato battezzato così è una questione che rimane nella vulgata popolare. A noi resta, però, l’immagine che, metaforicamente, assimila il casale di fine Ottocento o dei primi del Novecento ad eroi del Risorgimento.
Immagine, comunque, che è stata utile alla causa per la quale si è lottato: quella di acquisirlo all’interesse pubblico, prima della Provincia e poi del Comune, fino al suo felice epilogo.
È posizionato nella via dedicata al poeta romanesco Romolo Balzani il quale musicò uno dei motivi storici, tra i classici della canzone romana: il “Barcarolo romano”.
Scritto con Pio Pizzicaria nel 1926 (cento anni fa) e inciso dallo stesso Balzani, il brano musicale fu presentato, per la prima volta, nello stesso anno e spopolò durante il festival di San Giovanni a Roma. La canzone aumentò la propria notorietà con la vittoria della gara canora svoltasi a Marino, durante la Sagra dell’uva.



La conquista del Casale Garibaldi
Negli anni Ottanta iniziano le lotte dei residenti per ottenere l’acquisizione del Casale Garibaldi per farlo diventare un luogo di incontri sociali, culturali e ludici-conviviali del quartiere.
I residenti e la politica di cambiamento ci credono: il Casale può cambiare la loro vita.

Negli anni Ottanta iniziano le lotte dei residenti per acquisirlo a luogo di incontri sociali, culturali e ludici-conviviali del Casilino 23.
I residenti e la politica di cambiamento ci credono: il Casale può cambiare la loro vita.
Il Casale è occupato nel gennaio 1989.

Il Casale, dopo l’abbandono negli anni Ottanta, inizia a vivere, grazie al contributo finanziario della Provincia di Roma per ristrutturarlo. Diventa il cuore pulsante ed identitario del Quartiere.
Nel 1990, finalmente, il Casale fu consegnato al quartiere, ristrutturato, con la gestione assegnata alle Associazioni del DLF, Acli, Pier Paolo Pasolini, Comitato della Pace, Coop.va Capodarco.


Nel luglio 1992 fu inaugurato il Parco del Casale, alberato e ombroso, tanto da essere frequentato da bambini e ragazzi coi loro nonni nelle calde e assolate estati alla fine delle scuole.
Ospitava importanti sculture di Reza Olia, iraniano, che, purtroppo, furono in seguito trafugate.


La storia amministratrice del Casale lo vede passare dalla proprietà della Provincia a quella del Comune di Roma il 19 marzo 1993. Dopo l’assegnazione nei primi anni Ottanta dell’immobile alle Associazioni storiche che citeremo tra poco (riunitesi, poi, nella “Associazione Culturale Casale Garibaldi”, con il primo presidente, Carlo Santarelli), è il racconto di numerosissime iniziative di grande rilievo: Corsi di studi della Terza Età, incontri letterari con scrittori di fama (“Conoscere l’autore” (1994), corsi di lingua straniere, di fotografia, di archeologia, di ginnastica, mostre culturali ed artistiche, spettacoli, ecc… Si arrivò ad avere ben 600 iscritti.



Dopo l’uscita dal Casale di DLF, Acli Le Muse, Il Ponte e il Comitato di quartiere
Pino Bendandi (Acli-Le Muse), in una intervista ad Abitare A, di Alessandro Moriconi, con lucida onestà intellettuale ci narra in sintesi la storia successiva alla uscita nel 1978-79 (??) delle associazioni (eccetto una) che lo avevano finora diretto e gestito: DLF (Dopolavoro ferroviario), Circolo Acli-le Muse, il Ponte, il Comitato di Quartiere.
Dice Bendandi:
“Consegnammo le chiavi al Comune, perché erano scaduti i termini della convenzione e si doveva indire un nuovo bando. Non solo, anche per discordanze e di problemi di convivenza gestionali sopraggiunti con l’altra associazione (progettavano persino di manomettere alcuni pezzi, quelli colorati in rosso, della struttura protetti dalle Belle Arti): la “Pier Paolo Pasolini”, culturalmente e socialmente più radicale, che, così, rimase dentro, non riconoscendo i termini dell’assegnazione pubblica, impedendo pure la chiusura della Associazione Casale Garibaldi”.
La nuova situazione: di rifiuto da parte della “Pier Paolo Pasolini”, di consegnare le chiavi alla istituzione Municipio di Roma, che, di fatto, è proprietario del Casale e dell’area del parco (in parte, quella di colore rosso delle mura, protetto dalle Belle Arti per motivi storici), ha dato vita ad una storia, che, in pratica, è stata di sostanziale occupazione (gli occupanti la definiscono con un eufemismo: “autogestione”) dell’immobile pubblico. Seppur dettata da argomenti giustificativi ideologici, questi hanno mostrato, però, i segni della strumentalità e di una certa supponenza in nome di presunti diritti di prelazione, ma fuori dalle regole condivise di uso di un bene pubblico.
L’occupazione “autogestita”, in seguito, ha prodotto anche interessanti iniziative sociali e culturali (citiamo quella del Mercato contadino), ma nel contesto di una assenza (lunga di anni) di normativa di trasparente cittadinanza e di precaria gestione finanziaria pubblica, che si è giovata anche di coperture politiche (in particolare dal M5S, oggi anche dalla Sinistra Verde e Civica) dettate da incapacità e sottovalutazione a governare i nuovi processi di trasformazione. Finalmente, nel dicembre 2025, è stato promosso un nuovo bando pubblico, per normare l’uso e la gestione di beni immobili comunali in via Balzani, 87.
Il dopo Bando
Dopo il Bando ci sarà una transizione pacifica e condivisa tra vecchio e nuovo? C’è l’incognita di uno scontro sociale e legale dei vecchi inquilini con Roma capitale.
Si è aggiudicato il Bando di assegnazione degli spazi una Associazione “Scuola Popolare di Scacchi, in associazione con gli Scout di CNGEI”, alleata a quella dello scoutismo. Il Municipio Roma V difende la trasparenza democratica del concorso per l’assegnazione degli spazi pubblici, mentre i vecchi inquilini gridano al “golpe”, adducendo motivi, in pratica diritti di prelazione, in nome della storicità della loro presenza, organizzando subito assemblee di protesta e impugnazione legali al TAR.
Già dal 2017 gli occupanti avevano disatteso la delibera commissariale del Capidoglio n. 140, che “invitava l’Associazione in indirizzo a lasciare liberi gli spazi siti in via Romolo Balzani, 87 entro 90 giorni dallo scadere della predetta convenzione”, cioè entro l’11 agosto si doveva liberare il Casale.
Dopo 8 anni arriva la delibera di nomina della Commissione esaminatrice con Determinazione Dirigenziale 3044 del 18 dicembre 2025, composta da tre Direttori Tecnici dei Dipartimenti di Roma Capitale interessati alla valorizzazione del Patrimonio Pubblico.
I vincitori del Bando, di fronte alle denunce che provengono dai vecchi gestori del Casale, hanno pubblicato un appello di apertura al dialogo e alla reciproca collaborazione per il bene del quartiere e dei cittadini.
L’Associazione vincitrice ricorda, in tanti anni passati, le sue numerose attività a sostegno dell’aiuto solidale anche ai bambini autistici e di corsi gratuiti effettuati nelle carceri di Rebibbia e nelle scuole con alta frequenza di bimbi stranieri.
Sperando che lo scontro termini con le volontà di tutti a collaborare, noi ci permettiamo di sottolineare all’attenzione dei lettori e dei soggetti, tutti, della querelle, una semplice profana riflessione.
I perdenti del Bando hanno accettato di partecipare al Concorso, quindi, condivise le regole statutarie previste dalle procedure pubbliche, e, dunque, legittimandole di fatto. Ora, per fare una battuta esemplificativa, ma, crediamo, chiarificatrice: se si gioca una partita e si perde, non te la puoi prendere con l’arbitro.
Il link agli altri articoli precedenti:
https://abitarearoma.it/casilino-23-storia-di-una-comunita-1/
https://abitarearoma.it/casilino-23-storia-di-una-comunita-2-il-palazzo-rosso-dellaic/
https://abitarearoma.it/casilino-23-storia-di-una-comunita-4-la-cooperativa-acli-le-muse/
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