venti misure cautelari, sequestrati 30 chili di droga e 100mila euro

Riguarda anche la provincia di Chieti, Vasto in particolare, l’operazione scattata all’alba di lunedì 23 febbraio, che ha assestato un colpo alla rete dello spaccio di stupefacenti in Abruzzo. Come ricostruisce Il Pescara, l’operazione denominata Rondò, coordinata dal sostituto procuratore della procura di Pescara Giuliana Rana, ha portato a venti ordinanze di custodia cautelare, con sette persone finite in carcere, dieci per cui è stato disposto l’obbligo di dimora e di firma e tre con l’obbligo di dimora.
I carabinieri del comando provinciale di Pescara, con l’ausilio di un elicottero del 6° nucleo elicotteri di Bari, hanno sgominato un vasto traffico di eroina e cocaina tra la Puglia, il nord Italia e l’Abruzzo.
Le indagini hanno permesso di scoprire che in Abruzzo arrivavano ingenti quantità di droga: la cocaina dal Nord Italia, l’eroina dal Sud e in particolare dal Foggiano.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 30 chili di droga e di 100mila euro in contanti, oltre a presse e stampi per il confezionamento di “panetti”. La rete di spacciatori utilizzava “criptotelefonini” per evitare di farsi rintracciare, ma gli investigatori sono riusciti a penetrare nel sistema, intercettando le conversazioni e ricostruendo così l’intera filiera della droga.
Secondo gli investigatori, due albanesi da tempo residenti a Montesilvano, dove gestiscono attività commerciali, sarebbero a capo della rete. Proprio l’indagine su una di queste attività commerciali ha permesso di accertare la spartizione della piazza fra i due: uno gestiva la cocaina, l’altro l’eroina. Sostanza, quest’ultima, che veniva venduta a 7 euro al grammo, con prezzi stabiliti anche in base alle sostanze utilizzate per il taglio. Nella cocaina ad esempio, ci sarebbe stato anche il levamisolo, un principio usato nella medicina veterinaria e altamente pericoloso per l’uomo.
I due albanesi, dunque, sarebbero stati il punto di contatto con importanti narcotrafficanti che gravitavano nel Pescarese, che a loro volta alimentavano fiorenti piazze di spaccio. La moglie di uno di loro, originaria del Foggiano, avrebbe avuto contatti diretti con chi procurava i chili di eroina che partivano da San Severo per arrivare in Abruzzo. Veri e propri corrieri incaricati di trasportare le sostanze stupefacenti: tra questi ci sarebbe un altro albanese, uomo di fiducia dei due connazionali, che aveva il compito di consegnare i panetti di eroina e cocaina che venivano poi ordinati da altri trafficanti.
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