“World of Plenty” di Itamar Gilboa, l’installazione che rende visibile la fame nel mondo

Sabato 28 febbraio, alle 17, inaugura nella Project Room del Mic Faenza l’installazione World of Plenty dell’artista Itamar Gilboa che esplora il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo. In occasione dell’inaugurazione, Gilboa presenterà una performance dal vivo unica, realizzata appositamente per la mostra al Mic, in dialogo con Part One, la prima parte del suo nuovo film, qui in anteprima.
Da oltre quindici anni, Itamar Gilboa (NL) indaga i sistemi alimentari, la responsabilità ambientale e le disuguaglianze globali. La sua ricerca, iniziata con il Food Chain Project, un’indagine autobiografica sul consumo personale, si è progressivamente trasformata in una riflessione critica sulla distribuzione globale del cibo, sugli sprechi e sulla scarsità. Questo impegno costante nella ricerca sistemica gli ha valso l’invito a realizzare un’opera significativa per la Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Glasgow, dove il suo lavoro ha contribuito al dibattito internazionale sul rapporto tra cambiamenti climatici e spreco alimentare, raggiungendo milioni di persone e rafforzando il legame tra crisi ambientale e sistemi alimentari.
Curata da Alessandra Laitempergher e concepita specificamente per il Mic Faenza, World of Plenty segna un nuovo capitolo di questa indagine in corso. L’installazione affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo utilizzando tecnologie all’avanguardia e conoscenze neuroscientifiche: Gilboa combina sculture ceramiche e video per esplorare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. L’opera invita i visitatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame, al centro della quale ci sono 260 sculture ceramiche che rappresentano cellule cerebrali, corrispondenti al numero di persone che muoiono di fame ogni 15 minuti, il tempo necessario per mangiare un pasto veloce, fare una pausa tra riunioni o visitare una mostra.
Attraverso la risonanza magnetica funzionale, l’artista analizza la propria attività cerebrale sotto stimolo di fame, sviluppando modelli tridimensionali poi stampati in 3D e trasformati in sculture ceramiche. Le opere poggiano su piastrelle fatte a mano che rappresentano sezioni del cervello dell’artista, evocando al contempo la vulnerabilità biologica e il collasso sociale generato dalla disuguaglianza. Uno schermo mostra un conteggio in tempo reale delle vittime della fame, vite ridotte a numeri, mentre Part One, il primo capitolo del suo nuovo film presentato in anteprima, accompagna lo spettatore con il suono cadenzato di gocce, segnando il passare del tempo. L’installazione fonde esperienza personale e collettiva, spostando lo spettatore dalla percezione individuale verso una consapevolezza condivisa, rendendo impossibile ignorare la crisi globale della fame.
Itamar Gilboa (1973) è un artista con base ad Amsterdam il cui lavoro esplora l’intersezione tra arte, tecnologia, scienza e ambiente. Attraverso una ricerca meticolosa e la raccolta di dati, crea installazioni immersive in cui dati personali e statistici diventano narrazione condivisa, trasformando l’esperienza individuale in riflessione collettiva.
La mostra rimarrà visitabile fino al 27 aprile 2026.
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