Economia

La strategia Edison: servizi e clienti green


Crescono produzione elettrica, volumi venduti e ricavi, ma si assottigliano margini e utile netto in un anno segnato dalla volatilità dei mercati energetici e da una minore produzione rinnovabile. I conti 2025 di Edison, presentati mercoledì 18 febbraio dal ceo Nicola Monti e dal cfo Ronan Lory, raccontano un gruppo in espansione industriale dentro un sistema energetico in rapido cambiamento. I ricavi salgono a 17,7 miliardi di euro, rispetto ai 15,3 del 2024, sostenuti dall’aumento dei volumi venduti di energia (più 26,2%) e gas (più 13,3%), mentre l’Ebitda scende a 1,305 miliardi e l’utile netto a 240 milioni. “Il risultato è in linea con la guidance”, ha spiegato Nicola Monti, “ma riflette tre fattori: minori opportunità di ottimizzazione del portafoglio gas, riduzione della produzione idroelettrica dopo un 2024 eccezionale e compressione dei margini retail legata agli investimenti per la crescita”.

I numeri dicono anche che il gruppo chiude l’anno con una posizione netta di cassa positiva per 219 milioni grazie al cash flow operativo e alle dismissioni di asset non strategici. Gli investimenti crescono di circa il 20% a oltre 700 milioni, con l’86% dei capex allineato agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. “La solidità finanziaria ci consente di sostenere un piano di investimenti tra 1 e 1,5 miliardi l’anno”, ha dichiarato Ronan Lory. La fotografia dei conti serve soprattutto a leggere la direzione industriale di Edison. “Oggi il 53% della nostra Ebitda viene dalle rinnovabili e dall’area clienti e servizi”, ha detto Lory, “l’obiettivo è arrivare al 70% entro il 2030”.

Sul fronte rinnovabili Edison dispone di circa 2,2 GW installati, con 250 MW in costruzione e altri 500 pronti a partire verso l’obiettivo di 4 GW al 2030. “La crescita passerà da repowering eolico, nuovi impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo”, ha spiegato Monti. “Più capacità installata non significa però automaticamente più produzione”. Tra i progetti chiave rientrano gli impianti idroelettrici di pompaggio in Basilicata e Sicilia, che hanno già ottenuto la Valutazione d’impatto ambientale. “Sono tecnologie essenziali per la stabilità del sistema, ma serve un quadro regolatorio adeguato” ha ricordato l’ad, sottolineando che “oggi manca visibilità su tempi e condizioni delle aste, in più il meccanismo ipotizzato di collegare il prezzo dei pompaggi a quello delle batterie non riflette le differenze tra tecnologie con profili operativi diversi”.

Accanto alle rinnovabili resta centrale la sicurezza energetica. Edison continuerà a mantenere un portafoglio gas diversificato tra pipeline e Gnl, con forniture da Azerbaijan, Libia, Algeria, Qatar e Stati Uniti. “Vogliamo diversificare ancora di più con nuove forniture di Gnl per maggiore flessibilità e sviluppare il biometano come gas verde”, ha confermato l’ad. Il mercato retail è l’altro motore di crescita. Edison ha superato i 3 milioni di contratti e punta a 4,5 milioni entro il 2030. “Stiamo rafforzando canali digitali e presenza territoriale”, ha spiegato Monti. “La compressione dei margini retail – ha aggiunto Lory – è legata proprio agli investimenti per ampliare la base clienti”.

Il contesto regolatorio resta però un’incognita. “Servono regole stabili per permettere gli investimenti”, ha avvertito Monti. “Le curve forward indicano prezzi elettrici al 2028 scesi sotto gli 80 euro per megawattora alle prime indiscrezioni sul decreto energia. Cambiamenti di questo tipo rischiano di distorcere il mercato e avere un impatto materiale sulle performance dell’azienda e la capacità di investire”. Il prezzo dell’elettricità in Italia è determinato dal meccanismo europeo del prezzo marginale, dove spesso è il gas a fissare il prezzo. “Per ridurlo strutturalmente occorre aumentare rinnovabili e accumuli”, ha ribadito l’ad. Il confronto europeo è evidente: “Francia e Spagna registrano prezzi più bassi per ragioni diverse: nucleare nel primo caso, rinnovabili e grande disponibilità di terreno per costruirne altre nel secondo. L’Italia deve invece puntare su un mix più diversificato”.

E in una prospettiva più lunga entra il tema nucleare. “Le rinnovabili possono arrivare a coprire circa l’80% della produzione”, ha detto Monti, “ma resterà una quota programmabile necessaria per la sicurezza e stabilità del sistema che potrà essere coperta dal nuovo nucleare o dal termoelettrico a gas decarbonizzato con cattura e stoccaggio della CO2”.

Per Edison il nucleare potrebbe coprire una quota intorno al 10% della produzione elettrica, fornendo energia programmabile e stabile per l’industria e sostituendosi nel tempo alla generazione a gas in un portafoglio di produzione interamente decarbonizzato.


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