Sanremo Story, tutti i calabresi in gara in 76 edizioni di Festival
Di alcuni non si conoscevano le origini, altri ne hanno fatto un vanto: tutti i cantanti calabresi in gara nella storia del Festival di Sanremo
La Calabria, pur non essendo una delle regioni con più partecipanti nella storia del Festival di Sanremo, ha saputo ritagliarsi un posto d’onore nella memoria della kermesse più importante dedicata alla canzone italiana. Dal palco dell’Ariston, grandi artisti nati in Calabria o originari di questa regione hanno portato interpretazioni, personalità e brani diventati leggenda. Ecco un excursus su quelli che, da Mia Martini a Brunori Sas, hanno rappresentato la nostra terra nel Festival più importante d’Italia.
1967 – DALIDÀ
Pur non essendo nata in Calabria la si può considerare la prima artista calabrese a partecipare al Festival di Sanremo, viste le sue origini. Nata al Cairo da genitori di Serrastretta, nel Catanzarese, Dalidà ha sempre dimostrato un forte attaccamento alle sue radici calabresi, tanto da ricevere la cittadinanza onoraria nel paese dei genitori recandosi in visita a Serrastretta nel 1962.
L’anno della sua partecipazione al Festival fu un anno funesto per la kermesse canora e per Dalidà, segnato dalla morte di Luigi Tenco. La cantante, legata sentimentalmente a Tenco con il quale partecipava in duetto al Festival di Sanremo, era in gara con “Ciao amore ciao”.
Era il 17° Festival della Canzone Italiana e questo brano diventò un capolavoro immortale e tra le canzoni italiane oggi di maggior successo, sebbene quell’anno non si classificò neppure.
1967 – MINO REITANO
Il 1967, come appena ricordato, fu un anno particolare. E fu anche l’anno d’esordio al Festival di Sanremo di un giovanissimo Mino Reitano. Originario di Fiumara nel Reggino, ha sempre amato la sua terra di cui ne ha sempre tessuto lodi nonostante le sue asperità. È lui l’autore di “Calabria mia”, brano diventato celebre e nel quale canta l’emigrazione e l’amore per questa terra.
In gara con il brano “Non prego per me”, non classificato, Reitano calca il palco del Festival nel 1967 per la prima volta.
Da lì e per decenni, parteciperà alla kermesse altre 6 volte, senza mai vincere: nel 1969 con “Meglio una sera piangere da solo”, nel 1974 con “Innamorati”, nel 1988 con “Italia”, nel 1990 con “Vorrei”, nel 1992 con “Ma ti sei chiesto mai” e in fine nel 2002 con “La mia canzone”.
Reitano ha portato sul palco melodie pop romantiche e immediatamente riconoscibili, restando uno dei protagonisti storici della musica italiana.
1978 – RINO GAETANO
Calabrese originario di Crotone, pur vivendo a Roma ha sempre cantato il legame con la sua terra. Rino Gaetano è ancora oggi uno dei simboli calabresi della canzone italiana e la sua poetica è stata spesso influenzata dall’amore per le sue origini e dai temi dell’emigrazione a lui vicini. Partecipò al festival un’unica volta ma fu fondamentale e lasciò un segno indelebile.
Era il 1978, Rino Gaetano era in gara con “Gianna” e per la prima volta nella storia del Festival venne cantato un brano con all’interno la parola ‘sesso‘. E nonostante il perbenismo dal quale la kermesse fu sempre invasa, si classificò terzo. Gaetano fu talento ironico, critico e poetico: un artista che trasformò la musica pop in racconto sociale.
1982 – MIA MARTINI
Non ha mai vinto il Festival di Sanremo ma in suo onore venne istituito il Premio della critica. Mia Martini esordì per la prima volta sul palco dell’Ariston nel 1982 con “E non finisce mica il cielo”. La sua interpretazione del brano scritto per lei da Ivano Fossati fu talmente magistrale che mise d’accordo unanimemente la critica, tanto da istituire in quell’anno l’ormai famoso Premio della Critica ora a lei dedicato.
Originaria di Bagnara Calabra in provincia di Reggio Calabria, nel corso della sua carriera Mia Martini ha sempre mostrato un legame profondo con le sue radici. In una intervista si definisce lei stessa la Calabria, descrivendo la sua terra come nutrimento e i calabresi come rocce. E non smetteva mai di raccontare i suoi ricordi sulla Costa Viola.
Mimì partecipò cinque volte al Festival di Sanremo. Dopo l’esordio nel 1982 tornò nel 1989 con “Almeno tu nell’universo”, uno dei brani più iconici della storia della kermesse che però si piazzò al nono posto della classifica, ma vinse ancora una volta il Premio della Critica. Poi tornò l’anno successivo, nel 1990 con “La nevicata del ’56”. Il brano si classificò terzo ma ancora una volta Mia Martini si aggiudicò il Premio della Critica. Dopo una breve pausa, Mimì tornò al Festival nel ’92. Era lei la favorita quell’anno con “Gli uomini non cambiano”, ma arrivò seconda. La sua ultima partecipazione a Sanremo fu nel 1993, in coppia con la sorella, Loredana Bertè, con il brano “Stiamo come stiamo”.
La sua voce profonda e la sua interpretazione appassionata la rendono ancora oggi un simbolo indelebile del Festival e della musica italiana.
1986 – LOREDANA BERTÈ
Sorella minore di Mia Martini e artista a sua volta di straordinaria caratura, Loredana Bertè è stata protagonista del Festival per ben 12 edizioni. Molto spesso facendo parlare di sé.
A differenza di Mimì, per Loredana Bertè la Calabria è spesso legata anche a momenti dolorosi. Ma l’artista si è detta comunque sempre affezionata alle sue origini e ad una terra dove ha vissuto parte della sua infanzia. E i suoi concerti in terra calabra, dove lei torna sempre con piacere, dimostrano quanto la Calabria sia legata a lei.
Quella di Loredana è una carriera sanremese impressionante, sempre caratterizzata da personalità, trasgressione e autenticità. L’esordio nel 1986 fu d’impatto. In gara con il brano “Re”, composto per lei da Mango, si presentò sul palco con un abito da sposa succinto di pelle nera e un finto pancione. Un messaggio provocatorio e di emancipazione femminile, a voler celebrare la forza di una donna. All’epoca fu uno scandalo che la portò anche alla revoca del contratto da parte della sua etichetta discografica.
Loredana tornò a Sanremo nel 1988 con il brano “Io” arrivando sedicesima. Poi nel 1991 con “In questa città” classificandosi diciannovesima. Il 1993 fu l’anno del duetto con la sorella Mimì. Poi tornò per altri due anni successivi: nel ’94 con “Amici non ne ho” (tredicesima) e nel ’95 con “Angeli & Angeli” (diciannovesima). Dopo la scomparsa di Mia Martini a maggio del ’95, Loredana si ripresentò nel ’97 con il brano “Luna”, arrivando ventesima. Poi nel 2002 con “Dimmi che mi ami” (diciassettesima) e nel 2008 con “Musica e parole” ma venne squalificata perché il brano risultava un plagio.
Ritornò a Sanremo nel 2012, in coppia con Gigi D’Alessio con il brano “Respirare” e arrivò quarta. Stessa sorte nel 2019 con la canzone composta (il testo) per lei da Vasco Rossi “Cosa ti aspetti da me” ma quell’esclusione dal podio, non venne ben digerita dal pubblico in sala e della sala stampa. L’ultima sua apparizione sanremese risale al 2024 quando, con il brano “Pazza”, arrivò prima per la classifica della Sala Stampa aggiudicandosi il Premio della Critica e nella top 5 della classifica provvisoria (di cui non si conosce l’ordine).
1998 – LISA
È passata forse in sordina ma uno dei suoi brani è impresso nell’immaginario collettivo sanremese. Annalisa Panetta in arte Lisa, originaria di Siderno in provincia di Regio Calabria è stata un’altra rappresentante calabrese al festival di Sanremo. Ha vissuto a Torino fino all’età di 6 anni per poi tornare in Calabria, a Gioiosa Ionica, città d’origine del padre.
Lisa – dopo il secondo posto l’anno precedente a Sanremo Giovani – esordisce al Festival di Sanremo nella sezione Big nel 1998 con il brano “Sempre”, classificandosi al secondo posto fra i giovani e al terzo fra i campioni. Il brano riscuote tanto successo al punto da far entrare nelle posizioni più alte della classifica anche l’album di debutto “Lisa” nel quale era contenuto.
La cantante tornò a Sanremo solo nel 2003 con il brano “Oceano”, con il quale arrivò sesta.
2000 – FABRIZIO MORO
Pur essendo nato e cresciuto a Roma, a San Basilio, Fabrizio Moro è strettamente collegato alla Calabria per via delle sue radici. La madre infatti è originaria di Vibo Valentia. Nonostante la nascita romana, ha sviluppato negli anni un legame solido con la Calabria, tappa fissa dei suoi concerti e dove, dice, torna sempre con piacere.
La prima partecipazione di Fabrizio Moro al Festival di Sanremo risale al 2000, in gara nella sezione Giovani, con “Un giorno senza fine”. Poi tornò nel 2008, sempre nella sezione Giovani, con “Pensa”, vincitore della categoria. Torna poi nel 2010 e nel 2017, rispettivamente con “Non è una canzone” e “Portami via”. Ma è nel 2018 che arriva la vera vittoria, in coppia con Ermal Meta, con il brano “Non mi avete fatto niente” nella sezione Big.
2003 – SERGIO CAMMARIERE
Jazz e atmosfere musicali raffinate per Sergio Cammariere, musicista, compositore e cantautore originario di Crotone. Cugino in primo grado di Rino Gaetano, parentela scoperta da Cammariere soltanto nel 2006, anche lui ha partecipato al Festival di Sanremo e lo ha fatto per due volte. La prima nel 2003 con il celebre brano “Tutto quello che un uomo” che, quell’anno, vinse il Premio della Critica “Mia Martini” e il premio per la migliore composizione musicale ma si classificò penultimo. La seconda partecipazione invece fu nel 2008 con “L’amore non si spiega”, classificatosi settimo.
Anche per Cammariere il legame con la Calabria è profondo, nonostante non viva più a Crotone da tempo. Ma torna ogni estate e, dice, ogni volta si ritaglia 10 giorni di pace, un’occasione per tornare alle sue radici.
2021 – AIELLO
Tra gli artisti più recenti, Aiello ha portato la sua voce calabrese al Festival. Unica partecipazione nel 2021 con il brano “Ora”, un pop contemporaneo caratterizzato da contaminazioni urban. Pur non avendo raggiunto il podio, la sua presenza ha segnato l’ingresso dei nuovi linguaggi musicali nella manifestazione.
Classe 1985, Antonio Aiello in arte Aiello è nato e cresciuto a Cosenza prima di fare esperienze all’estero e stabilirsi a Roma. Nonostante si possa definire cittadino del mondo, il legame con le sue origini è profondo e anche nelle sue canzoni non smette mai di rimarcarlo. È lui stesso a definire la sua musica “Troppo meridionale”. Alla sua terra ha anche dedicato “Vienimi (a ballare)” che celebra i paesaggi estivi calabresi. Nel 2021, anno della sua partecipazione al Festival, sugella l’amore per le sue radici con un album dal titolo “Meridionale”.
2025 – TORMENTO
La quota rap calabrese al Festival ha avuto massima espressione nel 2025 con la partecipazione di Tormento. Rapper e produttore discografico, è cresciuto trasferendosi con la famiglia in diverse zone d’Italia ma è nato a Reggio Calabria, rimanendo profondamente legato a questa regione anche lontano. Un brano nella sua carriera, “Da dove scrivo”, narra proprio di questo legame, con una chiara descrizione della sua casa d’infanzia e del “parco di via Melacrino”.
Tormento (Massimiliano Cellamaro) raggiunge la notorietà tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000 con i Sottotono, che ritorneranno poi nel 2021. Nel frattempo si dedica alla sua carriera solista.
Nel 2025 arriva la sua prima – e fino ad ora unica – partecipazione al Festival di Sanremo. Lo fa con il collettivo del producer Shablo, assieme a Guè e Joshua con il brano “La mia parola”. A testimonianza che il legame con la sua terra d’origine non si sia mai affievolito, durante quell’edizione del Festival, alla domanda di un giornalista “cosa porti a Sanremo?” lui rispose: “La Calabria”.
2025 – BRUNORI SAS
Artista rivelazione del 2025 al Festival di Sanremo e vero promotore della Calabria sotto ogni sfaccettatura è stato Brunori Sas. Dario Brunori, in arte Brunori SAS, ha partecipato per la prima volta da concorrente al 75º Festival di Sanremo, nel 2025, con il brano “L’albero delle noci”, tratto dall’omonimo album pubblicato proprio in concomitanza col Festival. Già dal brano in gara – una riflessione sulla paternità, sul tempo che passa e sulle sue radici – è arrivato a tutti il legame con la sua terra che, dal Festival (come in tutte le altre sue apparizioni negli anni) non ha mai smesso di ricordare. Il brano ha conquistato il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo e si è classificato terzo.
Se Sanremo è spesso una vetrina, per Brunori è stato soprattutto uno specchio. Nel brano, nell’immaginario evocato, nel racconto familiare, la Calabria non appare mai come folklore o rivendicazione retorica, ma come radice culturale e affettiva. E l’entusiasmo della comunità calabrese, nei giorni della kermesse, si è trasformato in una partecipazione collettiva. La corsa di Brunori è diventata così, simbolicamente, anche la corsa di un territorio che si è riconosciuto in lui.
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