è scontro tra Regione e Municipio. FdI attacca: “clima d’odio”. Il PD: “vittimismo”
Quarantasei anni non sono bastati a trasformare il ricordo in eredità condivisa. La commemorazione di Valerio Verbano, il militante dell’autonomia operaia ucciso il 22 febbraio 1980 da un commando neofascista, è scivolata ieri in un violento scontro istituzionale che ha riportato Montesacro al centro di una frattura ideologica mai sanata.
Al centro della polemica, la contestazione subita dalla delegata della Regione Lazio, Marika Rotondi, e la gestione dell’ordine pubblico da parte del III Municipio.
L’affondo del centrodestra: «Una brutta pagina»
Il casus belli esplode quando la corona d’alloro della Regione Lazio, portata per omaggiare il giovane ucciso sotto gli occhi dei genitori in via Monte Bianco, viene accolta da fischi e cori di protesta.
Per il centrodestra si è trattato di un «boicottaggio istituzionale». Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, parla senza mezzi termini di una «brutta pagina per la città», invocando l’intervento del sindaco Gualtieri contro i vertici del Municipio.
Ancora più duro il governatore Francesco Rocca, che denuncia minacce dirette alla propria delegata: «È inaccettabile che una rappresentante delle istituzioni venga ostacolata nel deporre un omaggio floreale. Il clima di ostilità è stato alimentato da chi avrebbe dovuto garantire il rispetto della cerimonia».
La replica del Municipio: «Realtà stravolta»
Dal parlamentino di Piazza Sempione la risposta non si è fatta attendere. Il presidente del III Municipio, Paolo Emilio Marchionne, respinge le accuse con sdegno, parlando di una ricostruzione dei fatti «totalmente stravolta per fini politici».
«Ho ringraziato personalmente la rappresentante della Regione per la sua presenza – spiega Marchionne – e l’avevo avvertita della possibilità di contestazioni da parte della piazza, un evento che in un appuntamento così radicato e passionale rientra nella normale dialettica democratica. Nessuno ha impedito la deposizione della corona».
Il PD fa quadrato: «Propaganda sulla pelle di Valerio»
A sostegno del Municipio interviene tutto lo stato maggiore del Partito Democratico. Dalla segreteria nazionale di Marta Bonafoni a quella romana di Enzo Foschi, la linea è univoca: quello del centrodestra è «vittimismo strumentale».
Secondo i dem, esisterebbero dei video della cerimonia pronti a smentire la narrazione di una delegata “sotto assedio”, mostrando invece una cerimonia che, seppur tesa, si è svolta regolarmente.
«È surreale – dichiarano i dem di Montesacro – che chi rappresenta un’area politica legata a quel passato oggi gridi allo scandalo per una protesta. La memoria di Valerio appartiene alla città e alla lotta antifascista, non può essere oggetto di tentativi di ‘appropriazione’ o pacificazione forzata».
Una ferita che resta aperta
Mentre il dibattito si sposta sui tavoli del Campidoglio e della Pisana, resta l’amarezza per una data che, anziché unire nel rifiuto della violenza politica, continua a essere terreno di scontro.
Da un lato la destra di governo che rivendica il diritto di onorare tutte le vittime degli “anni di piombo” in nome di una pacificazione nazionale; dall’altro la sinistra e i movimenti del territorio che vedono in quel gesto una provocazione storica contro chi fu ucciso proprio per mano fascista.
La memoria di Valerio Verbano, a quasi mezzo secolo di distanza, resta una ferita aperta nel cuore di Roma, ancora troppo sensibile per essere medicata dai protocolli istituzionali.
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