Toscana

Muretti a secco, Prc Cortona: vanno protetti


La crescente frequenza di eventi meteorologici estremi e le criticità idrogeologiche che stanno colpendo molte aree del Paese riportano al centro dell’attenzione i sistemi tradizionali di gestione del territorio. Tra questi, i muretti a secco – sempre più trascurati e a rischio di abbandono – rappresentano non solo testimonianze dell’ingegnosità antica ma anche una risorsa fondamentale per la sicurezza ambientale, la biodiversità e la tutela delle coltivazioni. Il Prc circolo Censi Cortona richiama istituzioni e cittadini al senso di responsabilità e rivolge un appello per la difesa e valorizzazione di queste strutture storiche, richiamando la necessità di politiche concrete e incentivi per la loro manutenzione.

“Le attuali conseguenze delle piogge insistenti — spiegano dal circolo cortonese — ci spingono a riflettere sulle soluzioni ideate dai nostri antenati per gestire le avversità meteorologiche. Soluzioni che non solo miravano alla riduzione delle conseguenze delle piogge, ma insieme davano ulteriore possibilità di utilizzo del terreno per culture diversificate.

L’importanza degli argomenti che seguono, fu messa in rilievo e già oggetto di una mozione presentata direttamente dalle forze di maggioranza del Consiglio Comunale di Cortona. Mozione presentata a fine 2023 e poi discussa a inizio 2024, ma poi nulla seguì di concreto.

I muretti a secco sono molto più che semplici cumuli di pietre; rappresentano una delle più grandi opere di ingegneria naturalistica della storia umana. Nel 2018, l’UNESCO li ha giustamente inseriti nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Nelle zone collinari, queste strutture svolgono funzioni vitali per la sicurezza del territorio e la conservazione dell’ecosistema. Ne consegue l’importanza della loro presenza e manutenzione nel nostro Comune.

Quanto detto deve, o dovrebbe, rimanere molto impresso nei pensieri di chi ha avuto l’incarico di amministrare il territorio. Al contempo, chi vive nel territorio deve prestare attenzione e partecipare attivamente, sia segnalando le criticità, sia adoperandosi attivamente per risolverle.

La funzione principale è la creazione di terrazzamenti. Trasformando un pendio scosceso in una serie di gradoni piani, il muretto a sua volta riduce drasticamente la velocità di scorrimento dell’acqua piovana.

  • Drenaggio naturale: A differenza del cemento, il muretto a secco “respira”. L’acqua filtra attraverso gli fessure tra le pietre, evitando che la velocità dell’acqua accumulata, faccia crollare la struttura (il cosiddetto effetto “diga”).
  • Prevenzione dell’erosione: Trattenendo il terreno, impedisce che le piogge portino via lo strato fertile superficiale verso valle.

La funzione avvolte dimenticata è quella che i muretti a secco fungono da veri e propri accumulatori termici:

  • Di giorno: Assorbono il calore solare.
  • Di notte: Rilasciano lentamente il calore, proteggendo le colture (come viti e ulivi) dagli sbalzi termici e dalle gelate.
  • Umidità: La porosità della struttura favorisce la condensazione del vapore acqueo notturno, fornendo una minima ma preziosa riserva idrica alle radici vicine.

Questi muri sono in effetti “edifici vivi”. Gli spazi vuoti tra le pietre offrono rifugio a una miriade di specie:

  • Per la Flora: Felci, muschi e licheni che aiutano a consolidare ulteriormente la struttura.
  • Per la Fauna: Insetti impollinatori, piccoli rettili (lucertole, gechi) e anfibi, che sono fondamentali per il controllo naturale dei parassiti nelle colture limitrofe.

Ma se sono così importanti, perché sono a rischio?

Nonostante la loro efficacia, i muretti a secco soffrono l’abbandono delle zone rurali. Senza la manutenzione costante dell’uomo, che deve riposizionare le pietre scalzate dalle radici o dal tempo, il muro degrada, portando rapidamente al collasso del terrazzamento e al conseguente dissesto del versante.

Per non dimenticare che: un muretto a secco ben costruito può durare secoli senza una goccia di malta, basandosi esclusivamente sulla forza di gravità e sul perfetto incastro delle pietre.

La questione è stata spesso fonte di accese discussioni tra cittadini e amministrazioni. In Italia, la risposta non la troviamo in una singola opinione o normativa, rimane comunque regolata in modo piuttosto netto dal Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992).

Diciamo che in linea generale, le responsabilità seguono la funzione svolta dal muro e la proprietà del terreno.

La regola generale: l’Articolo 30 del CdS

Secondo l’Articolo 30 del Codice della Strada, la manutenzione spetta quasi sempre al proprietario del terreno privato soprastante.

Proviamo a indicare i criteri specifici per determinare chi deve pagare:

1. Quando spetta al Privato (Il caso più frequente)

Se il muretto serve a contenere il terreno del fondo privato per evitare che questo frani sulla strada, l’onere è a carico del proprietario del terreno.

  • Motivazione: Il muro esiste per proteggere la proprietà privata e per evitare che il terreno rechi danno alla pubblica via.
  • Obbligo: Il proprietario deve garantire che il muro sia in buone condizioni per non mettere a rischio la sicurezza della circolazione.

2. Quando spetta all’Ente Pubblico (Comune o Stato)

La manutenzione spetta all’ente proprietario della strada (Comune, Provincia, ANAS) solo in due casi specifici:

  • Scopo costruttivo stradale: Se il muro è stato costruito dall’ente stesso esclusivamente per sostenere il corpo stradale (ovvero se la strada è “più alta” del terreno o se il muro serve solo come barriera di protezione pubblica).
  • Danni causati dall’ente: Se il degrado del muro è causato direttamente da opere stradali (es. scavi per tubature, vibrazioni pesanti non previste, infiltrazioni d’acqua dovute a cattiva gestione dei canali di scolo della strada).

Ma Cosa succede se il privato non interviene?

Se un muretto a secco privato è pericolante e minaccia la strada:

1. L’Ente interessato può emettere un’ordinanza per la situazione contingente e urgente che obbliga il proprietario a intervenire entro un termine stabilito.

2. In caso di inerzia, l’Ente può eseguire i lavori d’ufficio (per motivi di sicurezza) e poi addebitare tutte le spese al proprietario, oltre a erogare una sanzione amministrativa.

Spesso i muretti a secco lungo le strade storiche hanno una proprietà mista o per meglio dire “incerta”. È evidente che le amministrazioni pubbliche non possono ricostruire tutti questi crolli, ma sicuramente possono ridare attenzione, interesse economico ed ambientale alla cura del cono collinare. Alcune altre amministrazioni hanno previsto incentivi o contributi per il restauro dei muretti a secco, ci permettiamo di riproporlo anche alla nostra Amministrazione di Cortona. Dobbiamo riconoscere il valore paesaggistico, ma soprattutto di prevenzione del rischio idrogeologico, di conseguenza il rispetto dell’ambiente che abbiamo ereditato”.

 

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