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Danny L Harle – Cerulean: Cleptomania eurotrance :: Le Recensioni di OndaRock

Fa piacere imbattersi in una foto di copertina ideata come un quadro rinascimentale versione AI, soprattutto quando, oltre alla studiata orchestrazione dello scenario circostante, s’intravede un filo d’ingessata titubanza sul volto del protagonista. Lungi dall’essere casuale, la composizione è semmai l’apoteosi di un gusto plastico e infingardo, metà ambizione concettuale e metà sfacciataggine postmoderna, perché mescolare le carte è sempre più divertente che prendersi sul serio.
Eccolo, dunque, Daniel Jack Eisner Harle, solito rampollo della Londra (molto) bene, raffigurato nel proprio studio-astronave in qualità di compositore spaziale, tra console digitale e quello strumento appoggiato dietro la sedia che sembra proprio un arpeggione, raro cordofono impiegato nella Vienna ottocentesca. Non è un caso, dacché Danny ha studiato musica classica all’università, ma ha poi preferito dedicarsi all’elettronica assieme all’altrettanto agiato compagno di scuola A. G. Cook per creare l’universo Pc Music, uno dei microcosmi più interessanti degli anni Dieci.
Ma è solo distanziandosi che Danny ha trovato la quadra, se così possiamo definire la scellerata idea di accostare un futuribile melodismo ambient-barocco a dei beat eurotrance talmente ignoranti che sembrano usciti dalla finestra della villa di Andrew Tate in Romania. Inutile negarlo: “Cerulean” cavalca coraggiosamente la linea tra arte e cattivo gusto, risultando urticante per i puristi, eppure vertiginosamente galvanizzante.

Il segreto sta nel condurre l’ascolto tra picchi e vallate senza mai perderlo di mano. La drammatica introduzione “Noctilucence” crea squarci sintetici degni della pioggia battente di “Blade Runner”, ma il nervoso crescendo di “Starlight” affoga la sottile voce di PinkPantheress dietro uno sferzante drop a 170bpm: sono i due lati di un ascolto eternamente diviso tra fantasie del futuro e bieco revival per millenial cresciuti con “Arriva Progressiva”. L’autrice pop Julia Michaels naufraga su “Raft In The Sea” tra lucidi synth marini e cornette medievaleggianti, Kacha dalla Polonia invece con “Te Re Re” s’immagina novella Diva Plavalaguna de “Il quinto elemento”, ma la fascinazione per l’Est Europa continua ancor più marcata con l’appiccicoso motivo di fisarmonica di “Island (Da Da Da)” e poi dentro gli screzi digitali di “Laa”.
Non mancano i pezzi forti, perché se Cook ha Charli XCX, Danny ha Caroline Polachek, amica di lunga data per la quale ha co-prodotto sia “Pang” che “Desire, I Want To Turn Into You”; eccola suadente e drammatica dentro la pulsante “Azymuth”, poi adagiata con malinconia sopra la ballata trance “On & On”. Ma Danny rincara con la superstar Dua Lipa, qui intenta a cavalcare il carro-armato da aerobica anni Ottanta “Two Hearts”, risultando ben più aggressiva (e a fuoco) rispetto al tiepido “Radical Optimism”.

Rimane a “Cerulean” un tocco esoso eppure cantautoriale, come nell’intimità della breve “Fading Away”, intonata da Clairo, o l’intubata confessione strumentale “O Now Am I Truly Lost”. Ma a svettare su tutto è un impasto melodico elettro-medievale che a tratti ricorda, almeno per associazione elettiva, la gestione di “choke enough”, il soprendente debutto della francese Oklou che difatti troviamo ospite su “Crystallise My Tears” accanto al popwriter MNEK che solitamente gestisce FLO e Sugababes – un brano, questo, che più di tutti mostra la sregolata fantasia di un cleptomane seriale dell’elettronica moderna.
Invece Danny riserva un’ultima sopresa con il gran finale “Teardrop In The Ocean”, momento dotato di una produzione maestosa ed emotiva, fatta apposta per gonfiare gli occhi di lacrime – nel momento in cui il brano si acquieta, basta alzare un attimo lo sguardo sopra gli screzi del mouse e le nuvole all’orizzonte per scorgere il volto sorridente della compianta SOPHIE.

Danny L Harle, insomma, ha talento e tanto pelo sullo stomaco, pesca un po’ ovunque, creando improbabili clash tra “Ray Of Light” e “The Starrr Of The Queen Of Life”, tra Accademia e Gigi D’Agostino, divertendosi come un matto prima ancora di pensare all’ascoltatore. Divisivo? Al 100%. Elegante? Manco per il cazzo. Esattamente quel che ci vuole in pista da ballo nell’anno 2026.

20/02/2026




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