Il Milan cade con il Parma e l’Inter vola verso il titolo
Bye bye Inter. È il tuo anno, non c’è dubbio. Vai tranquilla verso il titolo. Perfino il Milan, in una domenica di campionato che rischiava di essere ancora oscurata dal gran finale delle Olimpiadi, s’inventa una fragoroso capitombolo casalingo con il Parma (0-1) che mette una pietra quasi definitiva sullo scudetto.
L’Inter infatti, dopo il gran colpo degli emiliani, si ritrova lassù, dieci piani più in alto dei cugini nel grande attico con vista sul titolo prossimo venturo. Sotto c’è il Milan, che si lecca le ferite, e poi la grande ammucchiata che lotta per un posto in Champions. Come in un vagone della metropolitana nell’ora di punta a Tokyo.
Dietro al Diavolo (54 punti) ci sono altre cinque che sgomitano. Una è il Napoli (50) battuto a Bergamo dall’Atalanta. Quindi una lanciatissima Roma, vittoriosa sulla Cremonese (3-0) che aggancia i partenopei al terzo posto (50). A seguire la Juventus (46), braccata da Como e Atalanta (45), giovani belle scapestrate che non vedono l’ora di sorpassare questa povera vecchia Signora con il bastone e le articolazioni cigolanti. Insomma, sei squadre si contendono tre posti in Champions. Un campionato nel campionato, visto che l’Inter, salvo ribaltoni incredibili, ha già in tasca la chiave per il Paradiso.
L’unica che poteva strappargliela, questa chiave, era il Milan, ma ormai la frittata è fatta. Dieci punti sono tanti. In più, anche se c’è ancora il derby dell’8 marzo, L’Inter è una squadra solidissima, dove segnano tutti, con una rosa molto più completa e strutturata di quella rossonera. I nerazzurri possono perfino fare a meno di Lautaro, senza soffrirne particolarmente. Non solo perché hanno delle alternative (per esempio Pio Esposito) altrettanto efficaci, ma anche perché quando non riescono a far gol le prime linee, come con il Lecce (0-2) arrivano in soccorso le retrovie come Manuel Akanji e Mkhitaryan. C’è voluto un po’ per piegare i salentini, ma alla fine, storditi dai cross e dai corner di Dimarco, hanno dovuto alzare bandiera bianca. L’esterno sinistro di Chivu è una garanzia. Quest’anno ha già firmato 15 assist decisivi. Un giocatore totale che segna e fa segnare, che copre e propone come un centrocampista.
Al di là dei singoli, questa Inter gioca con la consapevolezza dei più forti. Ventun successi in ventisei giornata dicono tutto.Può mancare qualche titolare, ma il prodotto non cambia. Ora bisognerà vedere se l’Inter riuscirà a raddrizzare il 3-1 subìto con il Bodo, ma le speranze non mancano. L’impressione è che a domani San Siro ce la possa fare. In ballo ci sono 20 milioni, soldi che sono preziosi e fanno gola. Resta però un’impressione rispetto all’anno scorso: che la Champions non sia più un’ossessione. Chivu sembra che abbia imparato la lezione: prima viene lo scudetto, poi si vedrà. Dopo il Bodo, sabato ci sarà il Genoa. Avversario difficile ma non certo impossibile come avrebbe detto il grande Nils Liedholm, la cui mitologica immagine campeggia nella copertina del primo album delle figurine Panini (stagione 1961’62) che si può ammirare al museo di Modena che festeggia quest’anno i 20 anni della sua fondazione.
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