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L’aquila e l’oca: la sfida Usa-Canada passa anche per l’hockey

La sfida finale di hockey maschile alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si è conclusa con una vittoria degli Stati Uniti sul Canada per 2-1 ai tempi supplementari. Gli Stati Uniti hanno aperto le marcature nel primo tempo con Matt Boldy, il Canada ha pareggiato nella seconda frazione con Cale Makar, e il goal decisivo è arrivato in overtime con Jack Hughes a 1′41″ dal termine, regalando agli americani il titolo olimpico. L’incontro è stato intenso, con un portiere americano autore di molte parate chiave e una finale che resterà nella storia della rivalità nordamericana.

Prima le parole, poi l’immagine. Il fu primo ministro Justin Trudeau aveva scritto ieri: “You can’t take our country — and you can’t take our game”. Oggi, dall’account ufficiale della Casa Bianca viene rilanciata un’immagine: un’aquila calva, simbolo degli Stati Uniti, che domina un’oca canadese sul ghiaccio. Anche nel torneo femminile il team degli Stati Uniti ha battuto il Canada 2-1 ai supplementari per la medaglia d’oro, accentuando la dimensione sportiva della rivalità tra i due Paesi ai Giochi.

I precedenti: le frizioni politiche ed economiche degli ultimi mesi

Negli ultimi mesi le relazioni tra Stati Uniti e Canada hanno vissuto una delle fasi più tese degli ultimi decenni, pur senza arrivare a una rottura formale. Sul piano commerciale, Washington ha adottato una linea più aggressiva, imponendo nuovi dazi su acciaio, alluminio e alcuni comparti industriali canadesi con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la produzione interna americana. Ottawa ha risposto con contromisure mirate, aprendo una stagione di frizioni che ha inciso sui flussi commerciali e riacceso il dibattito canadese sulla dipendenza economica dal mercato statunitense.

Parallelamente, il clima politico si è irrigidito anche sul piano retorico. In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che in più occasioni ha evocato l’idea di un’“integrazione” del Canada negli Stati Uniti, arrivando a suggerire che il Paese potrebbe diventare il “51° Stato”. Affermazioni che hanno avuto un impatto significativo, percepite come un affronto alla sovranità nazionale.

Ottawa ha reagito ribadendo con fermezza l’indipendenza del Canada e sottolineando che la cooperazione nordamericana non implica subordinazione politica. Il tema dell’annessione, anche se privo di qualsiasi percorso istituzionale concreto, ha contribuito ad alimentare un clima di diffidenza e a rafforzare il discorso identitario all’interno del dibattito canadese.

Cosa è successo alle Olimpiadi recenti

La rivalità olimpica tra Stati Uniti e Canada nell’hockey è una delle più intense dei Giochi Invernali. Ogni volta che Stati Uniti e Canada si incontrano, il peso storico si accumula. È una rivalità che si consuma tra alleati politici, ma con una intensità emotiva quasi da derby identitario.

Il primo grande capitolo recente risale a Salt Lake City nel 2002. In casa americana, la finale maschile mise di fronte proprio Usa e Canada. Vinsero i canadesi 5-2, conquistando un oro che mancava da cinquant’anni. Per Washington fu una sconfitta pesante davanti al proprio pubblico; per Ottawa un trionfo dal forte valore identitario. Nello stesso impianto, pochi giorni prima, anche la finale femminile aveva visto il Canada superare gli Stati Uniti, alimentando una doppia ferita sportiva per gli americani.

Otto anni dopo, il teatro si spostò a Vancouver. Qui la tensione fu ancora più alta: la finale maschile si giocò in Canada, davanti a un’intera nazione con il fiato sospeso. Gli Stati Uniti portarono la partita ai supplementari con un pareggio a pochi secondi dalla sirena, ma in overtime arrivò il celebre “golden goal” di Sidney Crosby che consegnò l’oro ai padroni di casa. Quel 3-2, deciso sul ghiaccio di Vancouver, è diventato uno dei momenti più iconici della storia sportiva canadese.

Nel 2014 la rivalità si trasferì a Sochi, in Russia. Nel torneo maschile il Canada eliminò gli Stati Uniti in semifinale prima di conquistare l’oro. Nel femminile, sempre a Sochi, la finale tra le due nazionali fu una delle più drammatiche di sempre: gli USA conducevano 2-0 a pochi minuti dal termine, ma il Canada rimontò e vinse ai supplementari. Anche lontano dal Nord America, il confronto tra le due squadre mantenne intatta la sua intensità emotiva.

Il clima attuale tra Washington e Ottawa

Dopo che Trudeau ha annunciato le sue dimissioni, il rapporto tra Stati Uniti e Canada ha subito uno scossone più profondo di quanto non accadesse da anni. La transizione verso il nuovo primo ministro Mark Carney è avvenuta in un clima già segnato da frizioni. In quella fase, la percezione pubblica in Canada si era fatta più critica nei confronti degli Stati Uniti, tanto da spingere Carney, nel suo discorso inaugurale, a mettere al centro della sua agenda la difesa della sovranità economica.

Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali e lo scontro simbolico nell’hockey sul ghiaccio, il clima politico tra i due Paesi è rimasto complesso. Gli Stati Uniti hanno mantenuto una retorica assertiva sul piano economico e strategico, ribadendo la priorità della produzione nazionale e mettendo in discussione aperture considerate “svantaggiose” dal punto di vista americano. Ottawa, dal canto suo, ha continuato a sottolineare la necessità di rispetto della sua autonomia decisionale.

Un equilibrio precario di dialogo e competizione. Sul piano operativo e istituzionale, la cooperazione in materia di difesa, intelligence e commercio strutturale continua: Canada e Stati Uniti restano partner essenziali in una serie di alleanze multilaterali. un dato però colpisce su tutti: più di un anno dopo che il presidente degli Stati Uniti ha sganciato la bomba sull’annessione del Canada, molti canadesi sono convinti che i loro ex amici attentino all’ordine mondiale.

I nuovi risultati di un sondaggio di Politico suggeriscono che i canadesi non considerano l’America di Trump semplicemente un elemento di fastidio. Ritengono che la superpotenza confinante con loro sia la più grande minaccia mondiale alla pace.

Il sondaggio, condotto in collaborazione con la società di sondaggi britannica Public First, rileva infatti che i canadesi considerano sempre più gli Stati Uniti come una fonte di volatilità globale anziché come un alleato stabilizzatore.




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