Lazio

Il declino delle Monarchie 

Non mi sono mai piaciuti i regimi totalitari, e nemmeno ho mai provato simpatia per le monarchie ereditarie. Se è vero che nasciamo tutti uguali, i dittatori almeno sgomitano e rischiano per accaparrarsi quel potere al quale aspirano, per lo più fin da bambini. I regnanti no. No, perché nascono trovando la pappa scodellata, a detta loro con l’avallo del popolo, in quanto che “unti” dal Signore. Il che, tuttavia, non significa che sia permesso loro qualsiasi schifoso capriccio che frulli nelle teste coronate, in qualunque parte del pianeta. Semmai, proprio in funzione “dell’unzione divina”, sarebbe loro dovere fornire ai sudditi un comportamento di ordine morale, da prendere come esempio di virtuoso governo. Non è purtroppo sempre così fin dall’antichità e la storia ce lo insegna; da Sardanapalo, fino al principe Andrea, molto più vicino al tempo in cui viviamo, avendo sotto i nostri occhi gli scandali che hanno impreziosito la monarchia anglosassone, dove fin dal XVI secolo – sia di esempio Enrico VIII – il Re ha dimostrato di poter fare quel che voleva, dall’annullamento di matrimoni, agli scismi religiosi.  

Comunque, gravi o trascurabili che siano, le colpe dei regnanti, quasi sempre alla fine vengono punite con il consueto “foglio di via, di sola andata: destinazione, un comodo esilio, senza pensione, per gli anni di lavoro non svolto, essendo tutti ormai da considerare “ricchi di famiglia.”  Semmai colpisce l’eccezione, vissuta in Francia alla fine del 1700, dove i regnanti furono costretti, loro malgrado, a perdere la testa, più tardi insieme a qualche altro paese, da noi civili considerato di stampo barbarico, come quelli appartenenti all’Africa o all’Asia orientale. Ma sembra pressoché poco probabile che oggi Paesi governati da falsi re o regine, oppure tiranneggiati da dittatori, possano trasformarsi di nuovo in quella che era un tempo la monarchia nel classico significato della parola. Al contrario, sono le monarchie storiche a temere di essere destituite. Al momento, dovrebbe preoccuparsi la corona inglese, nonostante l’affetto che il popolo ha da sempre manifestato all’istituto monarchico, dopo gli ultimi scandali che turbano la storica fiducia riservata al casato dei Windsor, perché, tirala come ti pare, alla fine a tutto c’è un limite.

Un cammino all’inverso troppo improbabile, che tuttavia farebbe felice qualcuno che ama accentrare qualsiasi forma di potere nella sua persona, con l’ambizione di istituire congreghe delle quali si nomina presidente a vita. Ma il passaggio è troppo stretto e con una via d’accesso controllata a vista dai suoi stessi sostenitori. 

Ad ogni buon conto, ma sono il primo a sottolinearne la casualità, osservando poco fa il ritratto di Enrico VIII, di Hans Holbein il giovane, custodito a Palazzo Barberini, non ho potuto fare a meno di notarne una certa somiglianza con un politico dei nostri giorni, il cui profilo ricorre troppo spesso nei filmati, riproposti a iosa, con le più clownesche espressioni del viso, da ogni mezzo d’informazione.

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