MoMA Ready – Body 25: Long Live The Dj :: Le Recensioni di OndaRock
Wyatt Stevens non sta fermo un attimo: mettilo di fronte ai piatti e vedrai che non se ne stacca fino a quando la sicurezza non lo porta via di peso. La sua è una passione che nasce dal profondo e vuole illuminare ogni anfratto della materia elettronica derivata dai pionieri afroamericani dei primi anni Ottanta. I suoi profili in Rete, sotto al moniker MoMA Ready, sono zeppi di mix di ogni genere, incluso un recentissimo omaggio alla propria comunità, dal momento che febbraio, in America, è il black history month.
Ma lungo il corso dell’anno, Wyatt immette sul mercato anche musica autografa sotto forma di 12” ed Ep, un fiume in piena di materiale che poi riordina in compilation riassuntive di quel che più l’ha convinto – “Body 25” è la settima uscita di una tradizione iniziata nel 2018 con “Body 17”. Non si tratta, dunque, di un ascolto particolarmente concettuale, dal momento che la materia in questione raramente si presta al formato del tradizionale long playing, eppure il risultato è curioso e piacevole, perché MoMA frigge agilmente spunzoni e morbidezze dentro venti tracce pronte per il consumo.
Il lavoro segue quindi la sua consueta formula longilinea e mutante, che parte dalle ossa di house e techno per offrire stralci jungle (“RENEWED LOVE”), spiragli indiscreti di un club fighetto (“MEADOWS”), ibridi incastri tra breakbeat e downtempo (“OPEN DOOR”), pestoni acidi (“DON’T BLINK”, “TOUCH SENSITIVE”), drum machine rinsecchite (“HALLOWED GROUND”) e qualche allungo alle mode sample-driven popolari anche su TikTok (“LATE NIGHT LOVE”, ma soprattutto l’irresistibile sculettata “RATTLE”).
Talvolta è la sensualità ad avere la meglio (“VELOUR”), altrove scoviamo ambient e drum’n’bass a braccetto in ricordo ai Bentley Rhythm Ace (“TIME IT”, “STARTING OVER”), poi ancora un parterre di suonini outsider (“CATHEDRALS”), anche se il picco emotivo lo si tocca quando l’atmosfera si fa sacra nel senso più soulful del termine (“SPIRITUAL SUCCESSOR”, quasi un misto tra Gonjasufi e Dedekind Cut). In ogni caso la tavolozza digitale è infinita e i confini sono sempre aperti – un aspetto, questo, ben illustrato anche da un vecchio Ep composto assieme al collega AceMo, chiamato appunto “AceMoMa”.
Certo, il lavoro rimane un affare prettamente di pancia che non cambia le carte in tavola, soprattutto quando la lunghezza complessiva si fa considerevole – solo un anno fa “Body 24” già offriva un’ora abbondante di musica. Manca, insomma, l’effetto sorpresa, o anche solo una presa di posizione unica e particolare, come si trova nei lavori quasi cantautoriali di Galcher Lustwerk, nei ruggenti anfratti jazz di Waajeed o nel più monocromatico muso duro di Theo Parrish.
Ma MoMA Ready è comunque troppo bravo per farsi trovare scoperto, dotato com’è di buon gusto e un innato senso del ritmo, ma soprattuto da anni di esperienza diretta sul campo che gli consente di giocare a piacimento senza mai dimenticare gli ascoltatori congregati sotto la console. Eccolo osservare un cielo coperto da uccelli meccanici (“IMPERIAL”), perdersi dentro una robotica pioggia di tamburi (“SCANNERS”), infine battagliare tra lounge, soul e Idm (“BREAK AWARENESS”), tre tracce che concludono il lavoro con un sorrisetto beffardo e la voglia di ricominciare da capo.
18/02/2026




