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Placid Angles – Canada: Il ritorno della deep-techno di John Beltran :: Le Recensioni di OndaRock

John Beltran, figura di spicco della scena techno-ambient statunitense, torna nel 2026 a utilizzare dopo diverso tempo uno dei moniker che lo resero celebre, Placid Angles. Nato in Michigan nel 1969, Beltran ha iniziato la propria carriera pubblicando per l’etichetta di Carl Craig negli anni Novanta, per poi diventare in punto di riferimento per molti producer e sound designer della generazione a lui immediatamente successiva. La sua lungimiranza, il fiuto per il talento altrui, ma anche il rispetto che le nuove leve nutrono nei suoi confronti, gli hanno consentito di arricchire “Canada”, l’album che segna il suo ritorno, con una serie di riuscite collaborazioni. Su tutte spicca il featuring di Sophia Stel, emergente cantautrice di Vancouver (Canada, per l’appunto) che abbiamo trattato in occasione dei suoi recenti lavori. Sophia ha scritto il testo e ha messo la sua riconoscibile voce (con inflessioni molto Ethel Cain) su “I Want What I Want”, una delle tracce migliori del disco. Il produttore tech-house di Leeds Tom VR ha dato il proprio contributo per la stesura della vigorosa “Tudes Alternate”, mentre da Bristol è Yushh ad aggiungere il proprio tocco su “Wildfire”.

Il progetto ha trovato la quadratura durante un viaggio compiuto da Beltran in Canada, mentre stava già lavorando su queste canzoni. Gli sconfinati paesaggi del paese nordamericano hanno influenzato la scrittura a tal punto che il producer non ha potuto fare a meno di intitolare l’album proprio col nome dello stato in questione. Il taglio ambient dell’iniziale “Sainte Anne”, che si apre su placidi arpeggi di chitarra, il passo evocativo di “Reminds Me Of The Rain” e la conclusiva “Sweet Morning Dream” evidenziano melodie ipnotiche e rilassanti, beatless, fra lounge e new age. Ma al di là di queste tre composizioni, è il ritmo a dominare le restanti otto tracce, a partire dalla lunga cavalcata che dà il titolo all’album, già diffusa come primo singolo lo scorso novembre.

La sincopata deep house espressa in “Sun” (con i flauti in evidenza), la dubstep rispolverata in “Hero”, i gioiosi breakbeat di “We Cry With You”, che sul finale si trasmuta in sorprendente electro-gaze, il morbido balearic sound di “Hands Of Love” sono altre interessanti sfaccettature di un prisma eterogeneo e multicolor, che guarda in più direzioni pur mantenendo una grande coesione interna.

19/02/2026




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