Dreamlike Places: Ma i producer sognano paesaggi sintetici? :: Le Recensioni di OndaRock
Attivo dal 2020, l’alter ego Sacrobosco, ideato da Giacomo Giunchedi (Torakiki) per le sue esplorazioni elettroniche in solitaria dopo l’avventura Cadori, arriva alla sua quinta prova sulla lunga distanza, la seconda pubblicata per la sua Antinational Noise. Una nuova tappa che vede il suono del musicista abruzzese farsi più essenziale e tendenzialmente crepuscolare per dare forma a personali paesaggi da sogno. Luoghi emozionali definiti dall’alternarsi di pattern downtempo e divagazioni ambient, ispirati dagli angoli di Bologna – sua città d’adozione – e dai fermenti della multiculturale Londra. Intersezioni senza attriti al cui interno trovano collocazione campionamenti di strumenti acustici, estratti di interviste, field recordings e schegge YouTube rielaborate a disegnare derive ipnagogiche immersive.
Il primo assaggio di questo meccanismo compositivo lo offre l’incedere ammaliante di “Subway Surfer” con le parole di Withney Houston e frammenti di “Set Fire To The Rain” di Adele inglobate al suo interno. Un inizio ammiccante a cui segue un altrettanto compiaciuta “All I Long For”, microhouse costruita usando un sample di una versione di “Fly Me To The Moon” trovata in Rete. La voce della capitale inglese fa la sua comparsa nelle trame intricate della title track, tornando a emergere tra i vapori urban di “Day Eleven”.
Da qui in avanti l’anima dancefloor si stempera lasciando spazio a tessiture più crepuscolari, tra frequenze di chitarra sottoposte a processi di sintesi granulare (“Soundtrack4u”) e tentazioni new soul (“Nobody Nobody”) prima di chiudere con l’ipnotica “Darksand”, che scomoda e manipola un tratto di “What It Feels Like For A Girl” di sua maestà Madonna. Il tutto tenuto insieme in modo impeccabile, mantenendo la riconoscibilità di un verbo elettronico sempre più autoriale. Un ambiente sintetico adatto al sogno.
19/02/2026




