Delitto trapano, chiesto il processo per il carrozziere Verduci

Genova. Dopo oltre trent’anni un altro cold case ligure potrebbe arrivare nelle aule di tribunale: la pm Patrizia Petruzziello ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per Fortunato Verduci, carrozziere oggi sessantaseienne, accusato del cosiddetto “delitto del trapano”, l’omicidio di Maria Luigia Borrelli.
Borrelli, ex infermiera residente con i figli a Marassi, è stata uccisa a 42 anni in un basso di vico Indoratori, nel centro storico, il 5 settembre 1995. In quel basso di dedicava alla prostituzione, ed era conosciuta con il nome di Antonella. La donna era stata prima colpita con uno sgabello alla testa e poi trafitta almeno 15 volte con un trapano. Il suo corpo era stato trovato nel basso dalla proprietaria, che non avendo notizie di Maria Luigia aveva deciso di andare a controllare.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il “delitto del trapano” sarebbe avvenuto al culmine di una rapina finita nel sangue. Sino a poco tempo fa il caso era considerato insoluto, ma a dare una svolta alle indagini sono state le moderne analisi del dna applicate a una traccia ematica rinvenuta sulla scena del crimine all’epoca dei fatti.
Delitto del trapano: come si è arrivati a Fortunato Verduci
Il profilo genetico era risultato compatibile con quello di un uomo detenuto nel carcere di Brescia, permettendo così di risalire, per via parentale, proprio a Verduci. Nonostante i giudici abbiano riconosciuto la presenza di indizi definiti “granitici”, l’indagato – assistito dagli avvocati Emanuele Canepa e Andrea Volpe – resta al momento a piede libero: la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla procura è stata respinta in tutti i gradi di giudizio, compresa la Cassazione, a causa del lungo tempo trascorso dal delitto.
Per il delitto di Borrelli era stato inizialmente iscritto nel registro degli indagati un amico della donna, Ottavio Salis, che per Maria Luigia aveva svolto alcuni lavori e riparazioni. Il trapano trovato nel basso era suo, e per questo la pm ai tempi decise di indagarlo, in attesa dei risultati del test del dna. Quando arrivarono i risultati era ormai troppo tardi per l’uomo, che si uccise lanciandosi dalla sopraelevata.
Oltre all’accusa di omicidio pluriaggravato,il quadro probatorio a carico di Verduci si è arricchito di nuovi capi d’imputazione legati a fatti recenti. L’uomo deve infatti rispondere di furto aggravato e impiego di beni di provenienza illecita, per aver sottratto nel 2023 i gioielli della sua attuale compagna e averli impegnati per ottenere denaro contante. A metà gennaio la procura aveva chiuso le indagini, e adesso è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per il carrozziere. L’udienza preliminare dovrebbe tenersi in primavera.
L’altro cold case ligure arrivato in tribunale
Soltanto un mese fa un altro cold case vecchio di quasi trent’anni era stato risolto, quanto meno in primo grado, con una condanna. Annalucia Cecere è stata infatti condannata per l’omicidio di Nada Cella, avvenuto nel 1996 a Chiavari. Anche in questo caso il dna ha avuto una parte rilevantissima nella riapertura delle indagini prima e nel processo poi.




