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Usa, vescovi contro i centri migranti: sono come i campi di prigionia della II guerra mondiale

I vescovi Usa criticano aspramente il piano che prevede nuovi mega- centri per la detenzione di migranti. «Il pensiero di tenere migliaia di famiglie in enormi magazzini dovrebbe mettere alla prova la coscienza di ogni americano. Qualunque sia il loro status di immigrati, essi sono esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio e questo è un “punto di svolta morale” per il nostro Paese», denuncia il vescovo di Victoria in Texas, Brendan John Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense, commentando i dettagli del nuovo piano dell’amministrazione Trump che intende raddoppiare la capacità di detenzione federale per gli immigrati spendendo circa 38,3 miliardi di dollari del reconciliation bill dell’anno scorso per implementare un altro modello di detenzione entro la fine del 2026.

«Ciò equivale a quasi cinquanta volte il bilancio annuale dell’intero sistema giudiziario per l’immigrazione e a quasi cinque volte i fondi stanziati quest’anno per la gestione del sistema carcerario federale», sottolinea il vescovo nella dichiarazione rilanciata dai media vaticani.

Secondo quanto riferisce monsignor Cahill, il piano prevede l’apertura di almeno otto “mega centri”, ognuno dei quali sarebbe in grado di detenere dalle 7.000 alle 10.000 persone: «A parte i campi di internamento utilizzati per incarcerare i giapponesi negli anni ’40, tali strutture non hanno precedenti nella storia americana -osserva -. Si tratta di misure profondamente preoccupanti: il governo federale non ha precedenti positivi in termini di detenzione di grandi numeri di persone, soprattutto famiglie, e la portata della proposta di queste strutture è difficile da comprendere. L’industria carceraria privata è quella che trarrà i maggiori vantaggi da questo aumento della detenzione di immigrati».


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