sfumata l’ennesima opportunità. L’Ast non rientra nella gara d’appalto
ASCOLI – Sono passati quasi dieci anni da quando, nei corridoi dell’ospedale Mazzoni, si cominciò a parlare di chirurgia robotica come di una svolta imminente. Un decennio di annunci, promesse, sopralluoghi e dichiarazioni solenni. Ma del robot chirurgico, come nel reparto di urologia, non c’è ancora traccia. Il primario Milanese accettò l’incarico ad Ascoli proprio perché gli era stato garantito l’arrivo della tecnologia di cui era diventato esperto. Una condizione chiara, quasi un patto. Eppure, dopo la nomina, nessun macchinario, nessun cronoprogramma, nessuna certezza. Solo silenzi e rinvii.

La speranza
Nel 2022 si riaccende la speranza: nuovi annunci ufficiali, nuove visite tecniche, la sensazione che stavolta si faccia sul serio.
Si parla apertamente di robotica applicata all’urologia e alla chirurgia oncologica. Ma nel 2024 la doccia fredda: la giunta guidata da Francesco Acquaroli decide di destinare il robot chirurgico a Fermo. Al Piceno restano le briciole. Eppure la chirurgia robotica non è un capriccio tecnologico. Significa interventi mini-invasivi, meno complicanze, degenze più brevi, migliore qualità della vita per i pazienti. Significa attrarre professionisti qualificati e fermare la fuga verso altri ospedali.
Mentre a Teramo e Fermo si pianificano o già si eseguono interventi robotici, Ascoli resta al palo, prigioniera delle promesse mancate. Gli annunci, del resto, non sono finiti. Nel maggio 2024 l’allora assessore regionale Filippo Saltamartini parlò apertamente di un recupero del gap grazie al robot Da Vinci. Parole che oggi suonano come l’ennesimo titolo senza seguito. Nel frattempo, a muoversi lontano dai riflettori è stato l’attuale direttore generale dell’Ast, Antonello Maraldo. Un tentativo silenzioso, una gara d’appalto Consip, novecentomila euro di finanziamento, progetto pronto. Sembrava l’occasione giusta per rimettere Ascoli in corsa. Invece qualcosa – o qualcuno – ha fatto deragliare tutto: esclusione dalla procedura e robot assegnato solo a Fermo.
L’ultima carta
L’ultima carta potrebbe essere la Fondazione Carisap. Ma una fondazione bancaria non può trasformarsi nella vacca da mungere di una politica incapace di programmare. Le risorse non sono infinite e non si moltiplicano come nella favola del Gatto e la Volpe. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: molti pazienti affetti da tumore alla prostata sono costretti a rivolgersi altrove, con disagi organizzativi ed economici pesanti per le famiglie. Ogni viaggio è una sconfitta del territorio. Ogni intervento eseguito fuori provincia è un pezzo di credibilità che se ne va. Continuando così, l’Ast rischia di perdere terreno rispetto ad aziende sanitarie più attrezzate e lungimiranti.
La chirurgia robotica rappresenta il presente e il futuro della medicina specialistica. Restarne esclusi significa condannarsi a un ruolo marginale. L’immagine è semplice e amara: mentre altri territori sfrecciano con bolidi di ultima generazione, il Piceno continua a pedalare in bicicletta. E dopo anni di promesse, la pazienza – come la fiducia – non è più una risorsa rinnovabile.



