Trentino Alto Adige/Suedtirol

Allarme truffe: i risparmi di una vita persi in finti investimenti – Cronaca



BOLZANO. I risparmi di una vita persi tra finti investimenti online e il vano tentativo di recuperare quanto sottratto con raggiri sempre più sofisticati. Sì, perché la nuova frontiera gioca sulla vulnerabilità e la vergogna di chi è stato truffato, promettendo soluzioni in cambio di altro denaro, l’ultimo rimasto su quei conti svuotati.

Non più singoli malfattori, ma un sistema di criminalità organizzata che pesca a strascico e quando trova una vittima la spreme finché riesce, finché può. «Abbiamo casi in Alto Adige di persone che hanno perso 100-300mila euro. Una famiglia ha perso addirittura un milione in una truffa online», spiega la direttrice del Centro tutela consumatori utenti Gunde Bauhofer. Il Ctcu si è unito a un appello congiunto degli istituti di credito locali, Raiffeisen, Volksbank e Cassa di Risparmio che mettono in guardia su una vera e propria «piaga» che non risparmia nessuno.

«Dagli impiegati ai contadini, anche chi ha la laurea, chi ha molta disponibilità economica e chi ne ha poca: da noi è passato chiunque, e i tanti casi ci dimostrano di quanto il problema sia trasversale – prosegue Bauhofer – Di solito a subire truffe sono persone over 50, ma solo per un discorso legato alla quantità di risparmi da parte. Le tecniche sono sempre più sofisticate, sfruttano l’Intelligenza artificiale e la tecnologia “deepfake” per riprodurre voci o immagini di persone di fiducia». Da lì si passa alla richiesta di denaro per finte situazioni di emergenza, o sotto la promessa di investimenti vantaggiosi.

Finti investimenti e finti avvocati

La direttrice del Ctcu ci illustra uno dei casi più comuni. «Girano video sui social di persone conosciute, addirittura uno che raffigura la presidente Giorgia Meloni, modificati tramite l’Ia, in cui viene pubblicizzato un sito di investimenti. Quando un utente mostra interesse viene contattato da criminali in veste di esperti finanziari, funzionari pubblici o collaboratori bancari che lo rimandano a piattaforme online dove investire in titoli o criptovalute». L’investimento inizia da cifre piccole che in poco tempo la vittima vede crescere. In realtà è tutto fasullo, e non è stato investito nemmeno un centesimo dei soldi dati.

«Al momento di recuperare i soldi guadagnati con i finti investimenti viene richiesto ulteriore denaro per ricevere delle password o altri dati di accesso. Poi i truffatori spariscono e le vittime si accorgono di essere state ingannate», spiega Bauhofer.Il raggiro, però, non finisce qui. «Passate settimane, o addirittura mesi, un presunto avvocato o una falsa autorità di vigilanza contatta la vittima con la promessa di recuperare il denaro perso, in cambio di un anticipo pari al 10% dell’importo a titolo di “rimborso spesa”. In molti cedono perché in condizione di vulnerabilità, ma alla fine anche quei soldi spariscono», sottolinea Bauhofer. Quando le vittime si presentano dalle forze dell’ordine per denunciare, spesso è troppo tardi.

Difficile recuperare quei soldi, dispersi nel sistema criminale studiato per essere rapido e sfuggevole. «Il nostro timore è che i casi siano molti di più di quelli che vediamo, ma che la vergogna dell’essere state raggirate porti molte vittime a non denunciare», sottolinea la direttrice del Ctcu.

Il phishing

Le operazioni in criptovaluta comportano un rischio particolarmente elevato, poiché, una volta eseguite, risultano di norma irreversibili. Tra i mezzi sofisticati, gli istituti di credito mettono in guardia sulla tecnica del phishing: i truffatori contattano le potenziali vittime tramite chiamate telefoniche, Sms o e-mail, falsificando numeri ufficiali e creando pagine simili a quelle dell’online banking o dei siti di gestione delle carte (ad esempio Nexi). L’obiettivo è quello di ottenere dati riservati, come Pin, password o codici di autorizzazione da utilizzare per effettuare operazioni fraudolente.

«Ricordiamo che gli istituti di credito non richiedono mai ai propri clienti di comunicare i loro dati di accesso», sottolineano nella nota congiunta. Elemento comune di questi tentativi di frode è la pressione psicologica: facendo leva su presunte urgenze o opportunità irripetibili, le vittime vengono indotte ad agire assecondando inconsapevolmente il piano dei truffatori.




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