Economia

Dall’Europa alla Cina: cosa cambia dopo lo stop ai dazi di Trump

MILANO – Dazi sospesi e nuovi dazi introdotti. Il terremoto scatenato dalla decisione della Corte Suprema, che ha sospeso alcune delle tariffe in vigore, ha disorientato gran parte dei partner commerciali di tutto il mondo. Per tutti, la stessa domanda. Cosa succede adesso? Che ne è degli accordi commerciali faticosamente siglati per evitare aliquote troppo alte? Ecco cosa potrebbe cambiare paese per paese.

Europa verso un calo

La scorsa estate l’Unione Europea ha raggiunto un accordo che prevedeva una tariffa unica del 15% su tutti i prodotti, con alcune esenzioni particolari, in cambio di massicci acquisti di energia dalla Ue verso gli Stati Uniti e un impegno ad aumentare gli investimenti di 650 miliari. Accordo che proprio la prossima settimana avrebbe dovuto essere approvato dal Parlamento europeo, con il voto che sarà invece sospeso. Lo stop della Corte Suprema “annullerebbe” questo 15% e la nuova tariffa del 10% andrebbe quindi a rimpiazzarla temporaneamente. Con l’effetto quindi di abbassare il carico complessivo. Su questo punto però Bruxelles attende un chiarimento da parte di Washington. Tecnicamente l’intesa Usa- Ue è un accordo bilaterale al cui base giuridica non si rifà allo IEEPA, la legge sui poteri d’emergenza che la Corte Suprema ha bocciato. Parlando con i media la Casa Bianca ieri ha però confermato la possibile riduzione temporanea, spiegando che i partner commerciali statunitensi che hanno raggiunto accordi tariffari con l’amministrazione dovranno ora pagare un dazio del 10%, nonostante i livelli più elevati concordati in precedenza. “Si tratta, tuttavia, di una misura temporanea, poichè l’amministrazione si rivolgerà ad altre autorità competenti per applicare tariffe più appropriate o pre-negoziate”, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca all’Afp.

Diverso il caso delle tariffe su acciaio e alluminio. Le misure non state imposte attraverso l’IEEPA, ma ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 e quindi resteranno certamente in vigore.

Cina, sospensione a pezzi

Ancora più complessa la questione relativa alla Cina. Nei confronti del Paese gravano infatti alcune tariffe fondate su basi legali differenti. La decisione della Corte Suprema sospende un dazio generale del 10% e uno ulteriore del 10% legato all’esportazione di Fentanyl ma altri rimangono in vigore. Tra questi quello del 100 per cento sui veicoli elettrici cinesi e tariffe pari o superiori al 50 per cento su molti prodotti in acciaio e alluminio.

Canada, poche modifiche

Poco cambia per il Canada, visto che la maggior parte delle esportazioni verso gli Stati Uniti riguarda tariffe settoriali su beni come acciaio e alluminio, che quindi sono escluse. Inoltre, l’accordo commerciale di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada prevede che circa il 90 per cento delle esportazioni canadesi sia già esente da tariffe.

Regno Unito, nessun cambiamento

Nessuno stravolgimento per il Regno Unito, uno dei primi paesi a stringere un accordo con gli Usa. Londra aveva concordato una tariffa unica del 10%, quindi un eventuale rimpiazzo dei nuovi dazi non avrebbe alcun effetto.

Giappone come l’Europa?

Il Giappone si trova in una situazione simile a quella dell’Europa. Con gli Stati Uniti ha siglato un accordo bilaterale per limitare i dazi al 15% in cambio di massicci investimenti. Anche in questo caso la base giuridica di riferimento non è l’IEEPA ma stando alle indicazioni arrivate ieri dalla Casa Bianca anche queste tariffe sarebbero temporanemante livellate al ribasso.


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