Cultura

Singin’ To An Empty Chair: Cantare a una sedia vuota :: Le Recensioni di OndaRock

Il titolo e la cover del nuovo album dei Ratboys rimandano inequivocabilmente alla “Tecnica della sedia vuota” di Gestalt, uno degli strumenti più emblematici della psicoterapia incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza. Nata e sviluppatasi agli inizi del Novecento in Germania, questa tecnica trasforma il dialogo interiore in un’esperienza concreta, utile al processo di guarigione.  E’ come se Julia Steiner avesse usato queste canzoni per rielaborare quelle conversazioni difficili che non era riuscita ad affrontare nella realtà. L’album, infatti, è un dialogo a una sola voce con persone care da cui si è allontanata nel corso della vita. La “sedia vuota” simboleggia lo spazio lasciato da chi non c’è più e la musica è il mezzo usato per riempire quel vuoto e, finalmente, dire quelle parole che prima non si aveva avuto il coraggio di esternare.

Fatta questa doverosa premessa, passiamo agli aspetti puramente musicali, che esplorano territori indie-rock, power pop e alt-country, il tutto con grande disinvoltura. Se il precedente “The Window” del 2023 era stato il disco dell’affermazione, “Singin’ To An Empty Chair” è quello maturità, grazie anche a una maggiore audacia e libertà compositiva. I Ratboys consegnano un’opera che Julia Steiner descrive come una trapunta: ovvero un patchwork di pezzi registrati tra il silenzio rurale del Wisconsin e l’energia degli studi Electrical Audio di Steve Albini. Al suo interno è possibile avvertire echi degli Wilco, ai quali la band sembra guardare con ammirazione nel modo di stratificare il suono e dilatare i tempi della composizione.

Il pezzo d’apertura, “Open Up”, è dominato da arpeggi puliti e riverberati che rimandano direttamente al cosmic country e al folk-rock anni Settanta. È un brano che respira, che non ha fretta di arrivare al ritornello, mettendo subito in chiaro che questo sarà un disco di sperimentazione e non solo di semplici canzoni pop-rock. “Light Night Mountains All That” è un brano di quasi sei minuti che parte con un piglio folk-rock energico per poi collassare in una jam psichedelica e rumorosa, guidata dalle distorsioni di Dave Sagan.
Segue “Anywhere”, un power-pop zuccherino dal ritmo incalzante che nasconde però una tensione sotterranea. È il pezzo più breve e “radiofonico” del disco, in cui è possibile avvertire similitudini con il sound dei Wednesday. Viene raccontata la sensazione di sentirsi persi quando la persona amata si allontana anche solo per un attimo.

“Just Want You To Know The Truth” è il fulcro emotivo dell’album, una ballata di oltre otto minuti che cresce con una pazienza quasi commovente. La pedal steel aggiunge poi uno strato di malinconia country che esplode in un finale catartico. Qui la Steiner affronta direttamente il tema centrale dell’album, ovvero quello di una dolorosa separazione familiare, e lo fa elencando frammenti di vita quotidiana come prove di un legame che si sta sgretolando.
“What’s Right”, dall’incedere trascinante in stile War On Drugs, richiama l’indie-rock più classico. La chitarra qui abbandona i riverberi eterei dell’apertura per farsi più ritmica e quadrata, creando un contrasto efficace con la voce di Julia, che sale di tono con una limpidezza cristallina.
Un cenno lo merita anche “Burn It Down”, un altro dei vertici del disco: qui i Ratboys raggiungono un’intensità e una furia elettrica che sembrano derivare direttamente dal magistero rock di Neil Young insieme ai suoi Crazy Horse. Il brano parte con un riff di chitarra circolare, quasi ipnotico, che cresce lentamente fino a collassare in un finale di feedback e distorsioni. La sezione ritmica non si limita a tenere il tempo ma spinge il brano verso un’estetica slowcore/post-rock che la band non aveva mai esplorato con tale ferocia.

Giunta al sesto album, la band americana sembra aver raggiunto una padronanza e una sicurezza tali da consentirle di muoversi con estrema naturalezza tra le praterie del country-rock più intimo e le travolgenti fiammate del rock più energico e vibrante, riuscendo così a trasformare ogni cicatrice del passato in pura energia creativa.

21/02/2026




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »