Friuli Venezia Giulia

Giornata internazionale della Lingua Madre, tra identità e storia

21.02.2026 – 8.30 – “Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo”. Così Zeno Cosini riassume, in un’unica frase, la sottile frustrazione di chi tenta di esprimere la propria interiorità in una lingua che non è “madre”. Da una parte il triestino, idioma dell’anima e della coscienza di Zeno (nonché di Italo Svevo): dall’altra, l’italiano formale, linguaggio artificiale incapace di cogliere le sfumature essenziali dell’esperienza e della psiche. Una discrepanza, quella descritta da Italo Svevo nel suo celebre romanzo, che bilingui e poliglotti sperimentano quotidianamente. La profonda autenticità dell’espressione risiede nella lingua del cuore, la prima che apprendiamo durante l’infanzia, la prima a prendere forma nel nostro cervello, fornendoci una primaria chiave d’interpretazione del mondo. “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”, sosteneva Nelson Mandela. È per non dimenticare il valore del codice materno che, nel 1999, viene istituita la Giornata Internazionale della Lingua Madre: un giorno all’anno per promuovere la diversità linguistica e culturale, ricordando che ogni idioma, dalle lingue ufficiali ai dialetti, dalle lingue minoritarie a quelle creole, gode della stessa dignità.

La scelta del 21 febbraio per celebrare questa ricorrenza non è casuale: la data commemora infatti un tragico episodio avvenuto nel 1952, durante il quale quattro studenti bengalesi dell’Università di Dacca furono uccisi dalla polizia mentre manifestavano per il riconoscimento della loro lingua madre, il bengalese, come una delle due lingue ufficiali dell’allora Pakistan. I quattro studenti, seguiti da numerosi altri, diedero la vita per rivendicare la dignità del proprio idioma. Perché la lingua, prima ancora che un mezzo per comunicare, è un fatto identitario. Non è un caso che la repressione linguistica abbia attraversato i secoli, affermandosi da un continente all’altro come un potente strumento politico di controllo: privare un popolo del proprio idioma significa sopprimerne l’identità, sottomettendolo culturalmente con un giogo mentale che, nel tempo, diventa difficile decostruire. L’imposizione di una lingua dominante, corredata da una limitazione o proibizione dell’uso di lingue “non ufficiali” e percepite come “inferiori” (lingue minoritarie, dialetti o idiomi locali), ha caratterizzato tanto le politiche coloniali, quanto le strategie autoritarie adottate dai governi nazionalisti. Controllare il linguaggio di un popolo significa rubarne il fulcro identitario: solo in questo modo diventa possibile assoggettarlo alla radice.

La storia ha contribuito a creare, un passo alla volta, una consapevolezza cruciale: i diritti linguistici sono parte integrante dei diritti fondamentali delle persone e delle comunità di tutto il pianeta. In Italia, la Costituzione tutela dodici minoranze linguistiche storiche (tra cui sloveno, friulano, tedesco, ladino, occitano, sardo…), vietando atti di intolleranza e promuovendo la salvaguardia del patrimonio linguistico attraverso la L. 482/1999. In Friuli-Venezia Giulia, territorio storicamente plurilingue e solcato da voci friulane, slovene e tedesche, appare naturale accogliere, ascoltare e valorizzare non solo le varietà linguistiche e dialettali del territorio, ma anche le lingue di nuova immigrazione. A livello regionale, nazionale e internazionale, la giornata di celebrazione della lingua madre diventa dunque l’occasione per riconoscere e attribuire eguale importanza a ciascuno degli oltre 7 mila idiomi che costituiscono la sfaccettata voce del mondo.

[b.m.]




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