Basilicata

Procuratore Guarascio: «A Crotone imprenditori alla dottor Jekyll e mister Hyde»

Il procuratore di Crotone Guarascio traccia il bilancio di un anno e parla di imprenditori mafiosi mimetizzati nell’economia legale.


CROTONE – L’elemento caratterizzante della ‘ndrangheta crotonese? «La capacità di realizzare imprese completamente mimetizzate nell’economia legale». Parola del procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, forte di un decennio di attività antimafia nel territorio, essendo stato uno dei pm di punta della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. A distanza di un anno dall’insediamento del più giovane procuratore d’Italia, proviamo a tracciare un bilancio. Ma balza subito all’attenzione la metafora dell’ambivalenza. «Non di rado noi inquirenti – dice Guarascio al Quotidiano – ci siamo imbattuti in casi di imprenditori collusi che si comportavano come dottor Jekyll e mister Hyde. Denunciavano fatti alle forze dell’ordine tacendo la loro collusione con la ‘ndrangheta. La mimetizzazione passa anche attraverso questo. Di giorno si presentano come soggetto collaborativo con la magistratura, di notte incontrano i boss».

Procuratore Guarascio, proviamo a tracciare un primo bilancio…

«È stato un anno positivo. Si sono poste le basi per il futuro lavoro giudiziario che dovrà tener conto della domanda di giustizia di questa provincia. Un anno di riorganizzazione, anche. Alcuni colleghi più anziani sono andati via. L’organico della magistratura presentava una scopertura superiore al 30 per cento ma a settembre è stato rimpolpato. Anche nel personale amministrativo, per ragioni di età, abbiamo registrato la perdita di qualche unità».

Contrasto al traffico di stupefacenti e tutela dell’ambiente sembrano essere state le priorità finora…

«C’è in città un traffico di stupefacenti organizzato, che si avvale della manovalanza di giovanissimi. Per le organizzazioni criminali più tradizionali del Crotonese la droga resta una delle prime fonti di guadagno. L’impegno della Procura è massimo anche sul fronte ambientale. Dopo un primo censimento delle discariche a cielo aperto, stiamo cercando di contrastare forme più organizzate derivanti da inefficienze di enti pubblici nello smaltimento di rifiuti o incapacità di gestire le acque reflue».

C’è attenzione anche sulla bonifica…

«L’attenzione della Procura sulla bonifica è sempre stata grande. L’Ufficio è destinatario di più istanze da parte di cittadini ed enti coinvolti. L’impegno è quello della verifica delle procedure ai fini della valutazione di eventuali ipotesi d reato. Inoltre, c’è anche un monitoraggio su eventuali dispersioni di elementi inquinanti durante le operazioni di bonifica. Verifichiamo gli incartamenti e le segnalazioni di possibili cause di contaminazione. C’è da dire che non ogni violazione amministrativa confluisce in un reato. La Procura interviene solo se è sufficientemente delineata un’ipotesi di reato. Diversamente, ogni nostra azione sarebbe strumentalizzata».

Portano anche la sua firma richieste di misure cautelari avanzate dalla Dda due anni fa che soltanto ora approdano al risultato operativo. Pensiamo all’inchiesta sul racket sul turismo a Isola Capo Rizzuto o a quella sulla cappa estorsiva sulla movida di Crotone. Perché passa tanto tempo per l’emissione dei provvedimenti dei gip distrettuali?

«Per l’endemica carenza di magistrati che compongono l’Ufficio gip distrettuale e il Tribunale distrettuale. Non certo per lo scarso impegno dei giudici chiamati a valutare le richieste della Dda. Il carico eccessivo di lavoro si associa poi al problema delle piante organiche inadeguate. I gip chiamati a fare quelle valutazioni dovevano anche decidere processi col rito abbreviato con decine di imputati».

Insomma, uno dei problemi della giustizia è la carenza degli organici, anche se la riforma non se ne occupa. Lo dice spesso il procuratore Nicola Gratteri…

«Certo, ma a fronte delle problematiche oggettive che riguardano il mondo della magistratura, si preferisce il terreno dello scontro. Proprio al procuratore Gratteri, il più esposto di tutti per il suo impegno antimafia, vengono rivolte critiche ingenerose. È accaduto anche di recente attraverso una strumentale estrapolazione di frasi che non teneva conto dell’intero ragionamento svolto dal procuratore. Intanto, Gratteri continua ad essere oggetto di minacce da parte di esponenti della criminalità organizzata. Di sicuro, la semplificazione non aiuta».

Perché la giustizia diventa terreno di scontro politico?

«Si enfatizza il fisiologico esito dei procedimenti. Ci possono essere condanne che vengono ribaltate in secondo o terzo grado grado. E lo stesso può accadere con le assoluzioni. Ma è la normale dialettica del processo. Il vero problema è il tempo con cui si arriva alla definizione dei processi. Ma la riforma della giustizia non incide sulla celerità del giudizio. Se poi si vuole dire che l’indagato o la persona destinataria di misure cautelari vive un dramma perché ritenuto già colpevole dai mass media, bisognerebbe interrogarsi sul livello di maturità dell’opinione pubblica. La politica è silente rispetto agli investimenti nel settore giustizia. Delle due l’una. O si smette di indagare e istruire processi, oppure bisogna accontentarsi di una definizione dei procedimenti in tempi lunghi e non accettabili in uno Stato civile. Non faccio il politico ma non vedo alternative».

La Procura da lei guidata ha riaperto il caso dei gemelli di Cutro. Dalle nuove testimonianze l’ipotesi di un traffico di neonati viene rafforzata?

«I fatti denunciati risalgono a oltre 50 anni fa. Stiamo cercando di verificare queste storie per individuare ipotesi di reato che non siano prescritte. Come quelle di sottrazione di minori e falsificazione di documentazione, ma anche eventuali fattispecie associative. Comunque vada, il nostro impegno è quello di offrire una ricostruzione esaustiva. Alcune indagini di tipo conoscitivo servono anche a riannodare dei fili con la cittadinanza, nel senso più profondo della socialità del servizio giustizia. Emerge un quadro di difficile composizione, ma allo stesso tempo allarmante, che riguarda la difficoltà di acquisire documentazione».

Il suo profilo è quello di magistrato antimafia. La sinergia tra Procura e Dda è importante?

«Il rapporto con la Dda guidata dal procuratore Salvatore Curcio è molto stretto e proficuo. Il modulo della Dda è vincente se i fenomeni criminali analizzati dalla Procura ordinaria sono subito trasferiti a quella distrettuale antimafia. Le mafie, del resto, si sono evolute nella commissione di reati cosiddetti semplici. Penso alle false fatture, alla corruzione, alla frode nelle forniture pubbliche. Il livello sinergico è ineludibile nel contrasto alle mafie».

Dalle inchieste sulla ‘ndrangheta crotonese da lei condotte emergono scenari criminali sofisticati. Le cosche erano in grado di reclutare hacker e muovevano fiumi di denaro attraverso le piattaforme del trading clandestino online…

«La ‘ndrangheta crotonese è tradizionale e innovativa al tempo stesso, come un Giano bifronte. Si muove nel settore delle truffe bancarie, della finanza clandestina, dell’intermediazione di manodopera senza garanzie per i lavoratori. La difficoltà è capire anche questo dal punto di vista della prova. Ecco perché è complicato il processo di ‘ndrangheta. Magari si sottovaluta un illecito in campo economico non ritenendolo strettamente di tipo mafioso, mentre funzionalmente lo è».

LEGGI ANCHE:Crotone, è il giorno dell’insediamento di Guarascio

I capi storici delle cosche sono tutti in carcere. La situazione attuale è più fluida?

«Anche se soffrono lunghi periodi di detenzione, i capi storici non vengono sostituiti. Pensiamo al triumvirato al vertice del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò, come emerge da sentenze irrevocabili nel processo Stige. O allo stesso boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, che nonostante il falso tentativo di collaborare con la giustizia resta un riferimento nel territorio e anche in Emilia. Le basi liturgiche sono sempre quelle, dai “battezzi” per le nuove reclute ai riti per i gradi alti. Ma la ‘ndrangheta è tradizionale e innovativa, come dicevamo. C’è un aspetto di facciata, di struttura formale, di ritualità. Il pennacchio, insomma. Poi c’è tutto un mondo di soggetti non tradizionali, senza la coppola ma con la laurea. Sono professionisti e imprenditori che operano per conto della consorteria e spesso si mimetizzano nell’economia legale».


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