Piemonte

Polittico del Cinquecento torna a risplendere grazie a un mecenate: 60mila euro per il restauro


“È un’iniziativa che mi ha reso felice, invito chi può a fare come me”. L’avvocato Marziano Marzano, già assessore e vicesindaco della Città per oltre dieci anni, il primo incarico con la giunta Novelli, ha esordito così stamane a Palazzo Madama alla presentazione del restauro da lui sostenuto del “Polittico con san Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione” di Defendente Ferrari. Sessantamila euro il costo dell’operazione, a cui ha contribuito in parte Fondazione Torino Musei. “Con l’Art Bonus promosso dal Ministero della cultura per il recupero delle opere d’arte si può ottenere un credito d’imposta al 65%. Un’occasione da non perdere” ha continuato Marzano.

Una risposta all’esigenza di riportare all’onor del mondo altre opere custodite nel museo del pittore piemontese (Chivasso, 1475 ca. – 1540), riscoperto in modo definitivo nel primo ‘900 dal grande storico dell’arte Bernard Berenson e oggi esposto nei musei del mondo.

Il polittico recuperato, dipinto su tavola e conservato con la cornice originale, è centrale nella storia della pittura piemontese del primo Cinquecento. Ha richiesto un restauro articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti.

La tavola centrale inoltre presentava segni di un’antica frattura, che è stata ricomposta, restituendo stabilità all’intera opera.

ll lavoro è stato realizzato dal laboratorio di Leone Algisi a Gorle (Bergamo), con la collaborazione di Carla Grassi. Defendente Ferrari fu allievo di Giovanni Martino Spanzotti, con il quale collaborò in diverse occasioni tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. In seguito la sua bottega diffuse nel ducato di Savoia un linguaggio elegante e raffinato, espressione di una mediazione tra la pittura dell’Italia padana e quella francese e fiamminga, riconoscibile nell’ attenzione ai particolari, dagli elementi naturali ai dettagli degli abiti. Il polittico presenta al centro san Gerolamo eremita, affiancato da due tavole laterali con coppie di santi. Non si conosce la collocazione originaria dell’opera, priva di riferimenti storici o iconografici certi. Un elemento di sicuro interesse è la cornice originale, decorata con candelabre, così come la predella, realizzata con una tecnica di tratteggio a oro. Entrato nelle collezioni civiche nel 1932 grazie al contributo dei privati Giovanni Battista Devalle, Isaia Levi e Silvio Simeom, il polittico ripristinato da un nuovo atto di mecenatismo è tornato nella Sala Acaia, al piano terra del museo, che già lo ospitava prima dell’intervento.


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