Umbria

Probabile addio di Nestlè a Maxibon, Coppa del Nonno e Häagen-Dazs

La possibile uscita di Nestlé dal settore dei gelati apre un nuovo capitolo nella strategia della multinazionale svizzera e riaccende, indirettamente, l’attenzione anche sui suoi asset industriali in Italia e in Umbria. La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera, che ricostruisce il piano del nuovo amministratore delegato Philipp Navratil di concentrare il gruppo su un numero più ristretto di attività considerate a maggiore crescita e redditività.

Secondo quanto riferito dal quotidiano di via Solferino, Nestlé è vicina a cedere la propria partecipazione del 50 per cento in Froneri, la joint venture che produce e commercializza i gelati del gruppo, tra cui Maxibon, Coppa del Nonno e Häagen-Dazs. Froneri, nata nel 2016 dall’alleanza tra Nestlé e il fondo Pai, genera oltre 5 miliardi di euro di ricavi e occupa circa 12 mila persone nel mondo. Nell’ultimo passaggio di quote la società è stata valutata circa 18 miliardi di dollari, una cifra che, se confermata, consentirebbe a Nestlé di incassare intorno ai 9 miliardi dalla vendita della sua quota.

I potenziali acquirenti sarebbero gli attuali soci finanziari, ovvero Pai, il braccio di investimento di Goldman Sachs e il fondo sovrano di Abu Dhabi Adia, anche se non è escluso l’ingresso di nuovi investitori. L’operazione si inserisce in una più ampia revisione del portafoglio del gruppo, che punta a concentrare risorse e investimenti su quattro aree ritenute strategiche: caffè, alimenti e prodotti per animali, food e snack. Divisioni che, secondo i dati citati dal Corriere della Sera, nel 2025 hanno generato ricavi per circa 115 miliardi di dollari e utili prossimi ai 10 miliardi.

Non solo gelati. Sempre in quest’ottica, Nestlé ha avviato anche un processo di valorizzazione della divisione Acque, che comprende marchi come Sanpellegrino, Acqua Panna, Levissima, Evian e Perrier, con ricavi stimati attorno ai 3 miliardi di euro. L’operazione, seguita dai consulenti di Rothschild, dovrebbe portare alla cessione di una quota a uno o più fondi di investimento, con gruppi americani e francesi già indicati come interessati.

Alla base di queste scelte, spiegano gli analisti citati dal quotidiano, non ci sarebbero difficoltà industriali immediate, quanto piuttosto la necessità di rilanciare l’appeal finanziario del titolo. Le grandi multinazionali dei beni di largo consumo, da Unilever a Kraft Heinz, attraversano da tempo una fase di crescita contenuta in Borsa, con investitori sempre più attenti alla capacità di generare nuove prospettive di sviluppo. La reazione del mercato, almeno nell’immediato, sembra premiare la strategia: dopo la pubblicazione dei conti, il titolo Nestlé ha registrato un rialzo di circa il 4 per cento alla Borsa di Zurigo.

In questo scenario globale, resta centrale il ruolo delle attività italiane del gruppo e, in particolare, di quelle umbre. Nestlé è infatti proprietaria della storica Perugina, uno dei marchi simbolo dell’industria alimentare regionale, su cui negli ultimi anni ha concentrato investimenti significativi. Lo stabilimento di San Sisto, a Perugia, è al centro di un piano di rafforzamento che ha riguardato sia le linee produttive sia il posizionamento del marchio sul segmento premium del cioccolato, con un forte orientamento all’export.

La scelta di dismettere il comparto gelati e di riorganizzare la divisione Acque non riguarda direttamente Perugina, che rientra a pieno titolo nel core business alimentare e negli snack su cui Nestlé intende puntare. Anzi, secondo osservatori del settore, la concentrazione su un numero più limitato di attività potrebbe tradursi, nel medio periodo, in una maggiore attenzione e in ulteriori risorse per i marchi considerati strategici, tra cui quello perugino.

Resta tuttavia il segnale di una fase di profondo ripensamento per le grandi multinazionali del food, sempre più orientate a liberare capitale da settori maturi per inseguire nuove traiettorie di crescita.

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