Casilino 23. Storia di una Comunità – 4
Come nei film tratti dai racconti di Guareschi: quelli leggendari degli eterni scontri tra Peppone e don Camillo, incarnati dagli attori Gino Cervi e Fernandel, è ora di parlare, dopo quelle “rosse”, della Cooperativa “bianca”: Acli Le Muse. D’altronde, è noto, la concorrenza è concorrenza.
Un primato della presenza delle Acli (Associazione cattolici lavoratori italiani), nata nel 1944, va riconosciuto: la costituzione del Circolo Culturale Acli-Le Muse, nel 1977 e quello della prima “stecca G” di abitazioni realizzata, nel 1975, dalla Cooperativa edilizia Le Muse a Casilino 23 (ora Villa de Sanctis).
Una cooperativa di Milano con l’allora Presidente Tamagnini, che era anche amministratore nazionale di Confcooperative.

Un tuffo all’indietro di un quarto di secolo, fine anni ’50 e primi anni ’60
Queste realizzazioni non cadono dal cielo, la legge 167 del 1962 con il PEEP (Piano per l’Edilizia Economica e Popolare) è stato il frutto di lunghe lotte sociali e politiche delle Consulte popolari per la casa che hanno origine da quella primaria: per il Diritto alla Residenza.
Cioè, un diritto negato per la esistenza di una legge fascista del 1939, ancora in vigore allora, che negava il diritto alla residenza a migliaia di lavoratori disoccupati lontani dai loro paesi di origine: per lo Stato e per il Comune di Roma, non esistevano, non erano iscritti agli elenchi anagrafici ben 500 mila circa di abitanti, che pure lavoravano (in nero, appunto) nei cantieri.
Solo nel 1961, dopo lotte dure, sociali e politiche del dopo guerra, il Senato cancellò le norme del regime fascista concedendo la visibilità amministrativa ai lavoratori immigrati.
Contemporaneamente iniziarono le lotte dei baraccati per la casa, organizzate dalle Consulte popolari promosse dalla sinistra per la casa.






In tutto si edificarono 7 “stecche” di edifici, dalla G, appunto, alla N, gestite oggi nelle parti comuni (eccetto la N), da un super condominio di oltre 600 nuclei familiari e numerosi negozi.
La “stecca” N, infatti, in seguito, fu venduta al Comune di Roma per alloggiare gli abitanti di via Isola Liri, grazie ad un progetto per l’assegnazione di case popolari del 1939. Tuttora gli abitanti della N pagano un canone al Comune di Roma Capitale.

Nei meandri dei piani piloty e dei vicoli interni ci si orienta così, e si tratta di una specie di caccia al tesoro per chi non è di zona.
L’incontro con Pino Bendandi, storico rappresentante del “pianeta” Acli-Le Muse
Il rappresentante del “pianeta” Acli-Le Muse nel Casilino 23 è, storicamente, Pino Bendandi, in collaborazione di altri residenti, tra cui Alberto Nobili.
Lo incontriamo ai primi di febbraio nella sede dell’Associazione Consumatori e famiglie (Assoconfam, riconosciuta dalla Regione Lazio), a Centocelle, in via dei Gladioli n.5, dove, all’età di over Ottanta, è attivo per gli aiuti a sbrogliare i problemi burocratici e disguidi ai danni dei consumatori (bollette di utenze, servizi postali e bancari, pratiche Inps, truffe on-line, ecc..).
La sua storia è, praticamente, quella della vita del Quartiere: non è una esagerazione.
«Io sono venuto ad abitare nel Quartiere Casilino 23 (ora Villa de Sanctis) – ci dice – nel giugno del 1976 nella stecca H, la prima ad essere abitata nella mia Cooperativa di case alla fine del 1975.
Le prime case sono state quelle della “stecca” G, la H e la M, poi soprattutto la N perché bisognava dare casa a quelli che abitavano nel vecchio quartiere o villaggio che era “ l’Isola Liri“, case che erano state costruite nel 1939 e di cui è rimasto un esempio la casetta in fondo a viale della Primavera abitata da abusivi.
Quando noi siamo venuti ad abitare nel Quartiere, lo chiamavamo l’isola del fango perché mancava di tutto, soprattutto le strade. Noi primi “residenti” la mattina mettevamo le scarpe dentro una busta e per andare in via Casilina, passavamo attraverso l’orto e il pollaio della casa del contadino che si affacciava sulla strada, ci cambiavamo le scarpe e poi al ritorno facevamo la stessa operazione.
Ci sono state una serie di altre vicende, ma queste non ci interessano, la parte interessante comincia quando si costituì subito il Comitato di Quartiere perché non avevamo niente e il presidente del comitato di quartiere era un consigliere del PD, allora Partito Comunista Italiano, che abitava nella Cooperativa case dell’AIC, era l’anno 1978.
Le riunioni si facevano nel Casale Garibaldi che allora era ridotto male, anzi prima del casale si facevano in una stanza dove adesso c’è il “parchetto” accanto alla scuola, era l’infermeria e la mensa per gli operai».
La prima sede del Circolo Acli-Le Muse è stato un locale acquistato nel T8, nella “stecca” H. Il locale conteneva pure la presenza del Patronato Acli (occupandosi di pensioni, Isee).
I primi Presidenti che si sono succeduti nel Circolo sono stati: Paternò, Laurito, Bucci, Bastianelli, Sabatini (quest’ultimo animò pure l’Associazione Casale Garibaldi, dando vita alla Università della Terza Età): come vediamo, si realizza, anche con la Cooperativa “bianca”, quell’intreccio virtuoso tra impresa-casa-ambiente-socialità.
Bendandi ci ricorda che, all’inizio della presenza in zona del Circolo, trasformarono anche un terreno incolto in un campetto di calcio, proprio nel posto oggi occupato dalla scuola di via Ferraironi.
Col medesimo modus operandi, si attivarono, di concerto con la sottosezione del Dopolavoro Ferroviario del Casilino 23 (altro intreccio comunitario), per chiedere al Comune di Roma di trasformare un pezzo di terreno pubblico abbandonato di via Oberdan Petrini in un impianto polivalente sportivo (basket, tennis, area giochi per bimbi), gestito poi direttamente dai ferrovieri dalla fine anni ’80; alcuni nomi storici, tra i numerosi di quest’ultimi: Loreto Tatti, Giuseppe Angeleri, Pasquale Cairo.
Pino Bendandi è stato anche Presidente dell’Associazione culturale Casale Garibaldi, di cui parleremo in un altro articolo.
Un’ultima precisazione, in fatto di divisione dei compiti e delle funzioni tra i vari soggetti che costituivano il mondo dell’impegno cattolico nella società, cui Pino tiene a rammentarci:
“La Cisl era ed è il Sindacato classico dei lavoratori, di livello anche nazionale; le Acli si occupavano invece, e si occupano, della Formazione dei lavoratori e il Circolo Acli-le Muse del Casilino 23, infine, si interessa degli aspetti associativi, culturali e sportivi dei residenti (per quest’ultimi, utilizzando anche le palestre delle scuole).
Il link agli altri articoli precedenti:
https://abitarearoma.it/casilino-23-storia-di-una-comunita-1/
https://abitarearoma.it/casilino-23-storia-di-una-comunita-2-il-palazzo-rosso-dellaic/
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